Ha lasciato il vertice della Nato a Madrid, dove a rappresentare l’Italia sarà il ministro della Difesa Lorenzo Guerini. Il presidente del consiglio, Mario Draghi, è rientrato in anticipo in Italia. Un ritorno a Roma che fonti di governo motivano con la riunione del consiglio dei ministri di giovedì: sul tavolo c’è, tra le altre cose, la questione bollette. Ma il Cdm non è una novità dell’ultima ora, così come già previsto era che il vertice dell’Alleanza atlantica sarebbe continuato anche domani. È evidente dunque che la decisione di Draghi di fare ritorno nella Capitale è, in un certo senso, precipitata nelle ultime ore. Certo c’è il fronte aperto in seno ai 5 stelle, ma non solo: anche la Lega e in parte Forza Italia sembrano trasformarsi in una fonte di preoccupazione per il premier. Per tacere di Fratelli d’Italia che sullo ius scholae ha compattato il centrodestra. Ma andiamo con ordine.

Il fronte M5s – La giornata di Draghi è stata terremotata dalle rivelazioni di Domenico De Masi al Fatto Quotidiano: secondo il sociologo il premier ha chiesto a Beppe Grillo – che glielo ha raccontato in un incontro di due giorni fa – di rimuovere Giuseppe Conte dal vertice del M5s. L’ex premier si è detto sconcertato ma ha confermato, per il momento, il sostegno dei 5 stelle al governo. Interpellato a Madrid sulla questione, a domanda diretta Draghi non ha smentito e anzi ha spiegato di avere cercato Conte in mattinata e di averlo poi sentito: “Abbiamo cominciato a chiarirci, ci risentiamo domani per vederci al più presto”. In serata però è arrivata una velina di Palazzo Chigi a smentire richieste da parte del premier a Grillo per rimuovere Conte dal vertice dei 5 stelle. La tensione dunque tra il premier e il M5s resta altissima. Fonti del Movimento hanno fatto sapere che nel pomeriggio Conte è salito al Quirinale per un incontro con Sergio Mattarella durato più di un’ora. Il Quirinale non ha confermato né smentito e d’altra parte non è noto l’oggetto del colloquio ma è sintomatico che l’incontro sia arrivati proprio oggi.

Il fronte Lega – Il rientro anticipato di Draghi, però, non è legato probabilmente solo al fronte 5 stelle. Ad agitare la stabilità del governo c’è anche la legge sulla cittadinanza – lo ius scholae – ed il disegno di legge sulla cannabis, due temi affidati al dibattito parlamentare, che sono diventati occasione per un nuovo scontro nella maggioranza, A salire sulle barricate è la Lega, particolarmente sensibile alle dinamiche interne alla maggioranza. Una parte del Carroccio, infatti, soffre di non poter fare opposizione e quindi continuare a perdere consensi a favore di Fratelli d’Italia. L’ultimo caso esploso sulle pressioni di Draghi per far fuori Conte, però, potrebbe a un certo punto portare all’uscita dal governo del Movimento. Fino a questo momento Conte ha sempre smentito di voler togliere sostegno all’esecutivo, ma se davvero alla fine i 5 stelle dovessero andare all’opposizione, la Lega si troverebbe praticamente incastrata in maggioranza: sarà per questo che oggi Matteo Salvini ha riunito i deputati e ha consegnato al capogruppo Riccardo Molinari un messaggio di avviso al premier: “Il governo si occupi del rincaro del gasolio o è difficile restare“. Parallelamente la Lega al Senato ha deciso di marcare il territorio appoggiando un emendamento di Fdi (bocciato in Aula) che di fatto chiede di escludere dalla direttiva Bolkestein i balneari. Un provvedimento in contraddizione con quanto prevede la legge sulla concorrenza. A Montecitorio invece la battaglia si preannuncia molto più dura e dall’esito incerto. L’occasione è l’approdo nell’Aula della Camera della riforma che garantisce la cittadinanza dopo un ciclo scolastico di cinque anni. Il segretario della Lega attacca: “Incredibile, vergognoso e irrispettoso per gli italiani. In un momento di crisi drammatica come questo, la sinistra mette in difficoltà maggioranza e governo insistendo su cittadinanza agli immigrati e cannabis anziché occuparsi di lavoro, tasse e stipendi”. Una sfida soprattutto al Pd, che preme per fare in fretta e provare a portare a casa una legge prima della scadenza della legislatura.

Fdi e Forza Italia: la destra si ricompatta – Ad alzare la voce però non è solo la Lega. Il disegno di legge sulla cittadinanza e quello sulla cannabis hanno l’effetto di ricompattare il centrodestra. A fare eco a Salvini è infatti Giorgia Meloni che annuncia la richiesta del suo partito a stralciare dall’esame di Montecitorio provvedimenti che definisce “ideologici e fuori dal mondo, portati avanti da una sinistra Pd-Cinquestelle ormai lontana anni luce dal mondo reale e dai problemi concreti dei cittadini. La volontà della maggioranza Draghi di impegnare il Parlamento su questi temi – attacca la leader Fdi – è un’offesa agli italiani alle prese con una crisi economica senza precedenti”. Persino Forza Italia ha toni di sfida. Pure il partito di Silvio Berlusconi, infatti, è contrario ai due disegni di legge e chiede con il capogruppo alla Camera Paolo Barelli che “non ci siano forzature d’Aula”. Ma il fronte berlusconiano non sarebbe totalmente compatto, anzi, nel corso di una riunione del gruppo sarebbero emersi diversi distinguo. La battaglia sarà ora in Aula dove dalla prossima settimana si inizieranno a votare i testi. Difficile che si arrivi ad una mediazione vista la distanza tra i partiti e le barricate alzate dalla Lega. E’ con questo clima che domani il Cdm si occuperà di bollette: Draghi, evidentemente, ha preferito essere presente.

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Il leader M5s Giuseppe Conte per oltre un’ora al Quirinale per un colloquio con il presidente Mattarella

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