“Le enormi aspettative e le notizie premature sull’avanzata delle forze ucraine danneggiano l’operazione di liberazione della regione di Kherson dai russi: non mettete fretta agli alti vertici militari”: parole di Natalia Humeniuk, capo del centro stampa di coordinamento congiunto delle forze di difesa dell’Ucraina meridionale. Dal 14 maggio, quando proprio gli alti comandi delle forze armate ucraine annunciarono il ritiro delle forze russe dalle vicinanze di Kharkiv, la seconda città del Paese, e soprattutto dall’8 giugno, quando liberarono un villaggio a soli 15 chilometri da Kherson, il racconto della preparazione di una massiccia controffensiva ucraina passa di bocca in bocca in Ucraina. Ma ogni avanzata – a volte consolidata prontamente, altre volte seguita da una ritirata tattica – somiglia più a tentativi di saggiare la capacità di reazione dei Russi e di mettersi in posizioni più favorevoli, non i primi passi di una “campagna di liberazione”. Ma la così detta “controffensiva di agosto” ci sarà davvero o è solo marketing? Ci sarà eccome: ci hanno messo la faccia sia lo Stato Maggiore sia l’intelligence di Kiev, ma l’hanno data per certa anche i leader militari e politici di USA e Regno Unito. Come sarà? Beh, per cominciare è probabile che cominci fra la fine di luglio e la prima metà di agosto e sarà un tentativo di “spallata” alla presenza russa nel Sud del Paese che solo in determinate circostanze -come vedremo- potrà trasformarsi in una vera e propria “guerra di liberazione”.

Partiamo da una premessa importante: l’Ucraina non sta ammassando uomini e mezzi in un unico luogo perché, se così fosse, sarebbe il bersaglio di centinaia di missili russi nel giro di poche ore. Se è vero che Mosca non ha mai acquisito la superiorità aerea, cioè non si è mai messa al sicuro dalla contraerea e dai velivoli militari di Kiev, è altrettanto vero che la difesa aerea dell’Ucraina fa acqua da tutte le parti e non può coprire una concentrazione di forze se non per un tempo limitato. Quindi, lo stato maggiore ucraino -mentre riceve dall’Occidente sistemi d’arma sempre più sofisticati – deve disperdere le nuove risorse che sono anche umane: i Paesi della NATO stanno addestrando migliaia di militari, per non rischiarle ora. Assistiamo così a sempre più “micro attacchi” – spesso devastanti – contro basi e depositi russi nel Sud ma anche a Zaporizia, a Donetsk e nell’oblast di Luhansk dove il Cremlino sta spingendo al massimo la macchina bellica russa. Da una settimana gli Ucraini hanno colpito ogni giorno la capitale del Donbass, Donetsk appunto, distruggendo munizioni, mezzi, soldati e… ufficiali. Lo hanno fatto letteralmente passando sopra le teste degli attaccanti russi e colpendo in profondità per oltre 50 chilometri.

Ciò premesso, dobbiamo toglierci dalla testa l’immagine – che tutti noi abbiamo – di migliaia di truppe ucraine ben armate e addestrate dagli Occidentali, schierate davanti a Kherson e pronte a lanciare un enorme attacco decisivo. Sarebbe un suicidio di massa, per i motivi che abbiamo detto. Al contrario, devono disperdersi su un ampio territorio – come fanno già adesso, del resto – a Nord e a Ovest della prima città occupata dai Russi e verso cui Kiev ha un debito morale e politico enorme, colpendo in modo efficace e cercando di non costituire un facile bersaglio. Il punto è che finché saranno così enormemente sbilanciati nell’oblast di Luhansk, ci saranno solo la forte artiglieria e le magre forze di occupazione da tartassare, appunto, con obici semoventi, missili, droni e altre diavolerie della guerra del XXI secolo. A quel punto, starà ai Russi ritirare le truppe per non farle insaccare o, peggio ancora, annientare come nemesi di quanto è successo agli Ucraini a Mariupol e a Severodonetsk. La differenza è che in questi ultimi due casi gli stessi Ucraini, pur soffrendo, hanno potuto infliggere perdite colossali ai Russi. Non aspettatevi dai Russi la stessa cosa: è tipica di chi difende il proprio Paese e non ha niente da perdere, non di chi impiega mercenari. Che l’attacco a Kherson sia nelle corde di Kiev lo dicono anche gli appelli di molte autorità ucraine agli abitanti perché al più presto lascino la città, per non diventare scudi umani dei Russi. Che la controffensiva avverrà solo a Kherson è dubitabile. Qualcuno sa quante truppe russe sono rimaste a guardia di Mariupol e di Donetsk? Diciamo che sono meno di quante potreste immaginare. Molto meno.

Quello che è certo è che a Kiev hanno ancora in mente quanto successo a fine marzo fra Kiev, Chernihiv e Sumy, cioè come i vertici politici e militari russi, di fronte a ingentissime perdite e al morale a terra dei loro uomini, decisero di attuare una ritirata completa, per non rischiare di perdere decine di battaglioni. Lo stato maggiore ucraino si aspetta una reazione analoga, nell’ipotesi che un attacco mettesse in croce allo stesso modo i pochi battaglioni schierati nel Sud. In tal caso, se Mosca prendesse a fare ancora più terrorismo con lanci indiscriminati di missili sui civili, se riuscisse a lanciare i Bielorussi contro l’Ucraina, aprendo un nuovo fronte a Nord, e soprattutto se la smettesse di concentrarsi solo sull’Est dell’Ucraina per rispondere robustamente alla controffensiva, non avremmo una forte spallata. I tempi potrebbero allungarsi, trasformando un contrattacco possibilmente di successo, anche se solo nel Sud, in una guerra di liberazione, cioè in un conflitto lungo.

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