Un’edizione che, nel bene o nel male, passerà alla storia. È il torneo di Wimbledon 2022, al via dal 27 giugno fino al 10 luglio. Un appuntamento condizionato dalla guerra russo-ucraina e in cui la diatriba tra Championships e la coppia ATP/WTA ha escluso russi, bielorussi e punti del torneo. Novak Djokovic va alla caccia del suo settimo trionfo, mentre Rafael Nadal prova ad alimentare il sogno Grande Slam. Per la prima volta dal 1999 mancherà Roger Federer. Un Wimbledon anomalo insomma, ma pur sempre Wimbledon. Con la sua storia, un montepremi di 46 milioni di euro (aumentato del 15% rispetto al 2021) e solo sei italiani al via.

La querelle tra Wimbledon e ATP – “[..] Dato il profilo nel Regno Unito e nel mondo, è nostra responsabilità svolgere la nostra parte negli sforzi diffusi del governo, dell’industria, delle istituzioni sportive e creative per limitare l’influenza globale della Russia con i mezzi più forti possibili. Nelle circostanze di tale aggressione militare ingiustificata e senza precedenti, sarebbe inaccettabile per il regime russo trarre vantaggio dal coinvolgimento di giocatori russi o bielorussi nel torneo. È quindi nostra intenzione, con profondo rammarico, rifiutare le iscrizioni di giocatori russi e bielorussi al torneo 2022″. Tutto è cominciato con questa forte presa di posizione del torneo più antico e prestigioso del tennis. Un divieto assoluto che priva Londra di alcuni tra i maggiori protagonisti del tennis maschile e femminile. Tra gli uomini sono cinque i top 100 assenti: Andrej Rublev, Karen Khachanov, Aslan Karatsev, il bielorusso Ilya Ivashka e, soprattutto, il numero 1 del mondo Daniil Medvedev. In campo femminile invece non saranno a Londra in undici, tra cui la semifinalista della scorsa stagione Aryna Sabalenka (n. 6 del ranking), Anastasia Pavlyuchenkova, Victoria Azarenka e Daria Kasatkina.

Djokovic ha definito la decisione una “follia”, mentre per Adriano Panatta “l’esclusione dei russi da Wimbledon è razzismo”. Contrario anche Nadal, che l’ha bollata come “ingiusta”. La risposta dell’ATP e della WTA non si è fatta attendere ed è stata tanto pesante quanto controversa: niente punti del ranking nel 2022. “La decisione di escludere russi e bielorussi dalla competizione della prossima estate mina questo principio e l’integrità del ranking ATP, e disobbedisce al nostro accordo sul meccanismo che regola le classifiche. È con grande dispiacere che, date le circostanze, annunciamo che non vediamo altre opzioni se non rimuovere i punti ATP da Wimbledon 2022”.

Una replica estrema e “sproporzionata”, come l’hanno chiamata gli organizzatori del torneo. Un modo per alzare ancora di più il polverone sul terzo Slam della stagione. Denis Shapovalov, semifinalista nel 2021, ha parlato di “penalizzazione inaccettabile”. Matteo Berrettini invece si è lamentato del fatto che “i giocatori non sono stati in nessun modo consultati”. Ed è proprio Matteo Berrettini uno dei giocatori a pagare maggiormente la scelta dell’ATP (dopo Djokovic, che ha dovuto cedere la vetta della classifica al russo Medvedev scivolando addirittura in terza posizione). Il tennista italiano infatti perderà i 1200 punti conquistati con la finale raggiunta un anno fa, rendendo più complicata la caccia a un posto per le prossime Atp Finals di Torino.

Matteo Berrettini tra i favoriti – Il numero 1 azzurro arriva a questo appuntamento dopo l’operazione alla mano destra che l’ha tenuto fuori per la stagione sulla terra rossa e dopo aver vinto due tornei consecutivi dal suo rientro, il 250 di Stoccarda e il 500 del Queen’s. Due titoli che hanno prodotto ben 750 punti in classifica (fondamentali per la sua rincorsa verso le Finals) e la conferma di aver ritrovato la condizione fisica migliore. Dopo la consapevolezza di essere uno dei giocatori più forti sull’erba e dopo la finale della passata stagione, l’obiettivo non può più essere “fare bene a Wimbledon” ma proprio “Wimbledon”. Provare a vincere il titolo. Nel tabellone Berrettini è stato sorteggiato nella parte bassa, quella opposta a Djokovic. Esordirà contro il terraiolo Christian Garin e potrebbe trovarsi di fronte Stefanos Tsitsipas nei quarti e Rafael Nadal in semifinale. Proprio lo spagnolo è uno dei più attesi dopo i successi agli Australian Open e al Roland Garros. La parola Grande Slam è cominciata ad aleggiare nell’ambiente e così il maiorchino ha deciso di provarci, andando oltre i problemi al piede. Nadal e Berrettini saranno i grandi rivali del campione in carica Djokovic, posto nella parte alta insieme a Carlos Alcaraz.

E gli altri italiani? Jannik Sinner apre con un match delicato contro Stan Wawrinka. Fabio Fognini se la vedrà contro l’olandese Tallon Griekspoor, mentre l’esordiente Andrea Vavassori avrà un duro banco di prova contro Francis Tiafoe. Brutto anche il sorteggio per Lorenzo Musetti e Lorenzo Sonego. Il primo ha trovato Taylor Fritz, il secondo Denis Kudla. Grande curiosità invece nel tabellone femminile, dopo gli ottimi risultati conseguiti al Roland Garros da Camila Giorgi e Martina Trevisan. La prima pesca Magdalena Frech, la seconda avrà il derby contro Elisabetta Cocciaretto. Lucia Bronzetti se la vedrà con Ann Lin. Sfortunato invece il sorteggio di Jasmine Paolini, opposta alla due volte campionessa dei Championships Petra Kvitova.

Il precedente – Quella di quest’anno non è però l’unica edizione anomala nella storia di Wimbledon. Nel 1973 i Championships vissero un’altra strana situazione, che mise in contrasto giocatori e federazioni. Ottantuno tennisti boicottano il torneo più importante del mondo, in segno di protesta contro l’esclusione del tennista jugoslavo Niki Pilic, fresco finalista del Roland Garros e ex-numero 6 nel 1968. L’apice di una tensione cominciata mesi prima.

Per il tennis sono anni di grandi cambiamenti. Cinque anni prima gli Slam hanno deciso di aprire i loro cancelli anche ai tennisti professionisti, mentre l’anno prima, nel 1972, Jack Kramer, Donald Dell e Cliff Drysdale fondano l’Association of Tennis Professional (ATP). Una nuova organizzata creata per difendere gli interessi dei giocatori. Una minaccia per l’International Lawn Tennis Federation (ILTF), che ha in mano il tennis dal lontano 1913. A quel tempo la Coppa Davis è ancora una faccenda molto seria. Talmente seria che la rinuncia di un giocatore a disputare un match della sua Nazionale può portare all’esclusione dello stesso non solo dal team, ma dall’intero circuito mondiale. Ed è proprio quello che succede a Niki Pilic. Il suo “no” alla Jugoslavia per giocare un ricco torneo di doppio in Canada viene visto dalla Federazione come un atto di sfida. Un affronto che anche Wimbledon decide di non tollerare. Il “caso Pilic” diventa il detonatore che mette a nudo i contrasti tra la neonata ATP e l’ITLF. Tra i giocatori che abbracciano la causa dello jugoslavo ci sono alcuni dei massimi rappresentanti del tennis dell’epoca: Rod Laver, Ken Rosewall, Arthur Ashe e il campione in carica Stan Smith. A vincere quell’edizione è il cecoslovacco Jan Kodes, già due volte trionfatore a Parigi. Pochi mesi dopo l’ATP introduce anche la classifica computerizzata che ancora oggi guida il tennis.

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