La 45enne italiana Francesca Scalfari è stata arrestata e incarcerata insieme al marito britannico Simon Woods a Zanzibar con l’accusa di riciclaggio. La coppia vive da più di quindici anni nel Paese dove gestisce un resort e il 6 giugno scorso, a sorpresa, è arrivata la polizia che li ha portati in un penitenziario locale dove tutt’ora sono rinchiusi in condizioni che il fratello della donna, Marco, definisce “disumane”. Secondo quanto ricostruito, l’arresto è arrivato in seguito alla denuncia presentata alle autorità locali dai loro ex soci, una coppia di italiani, dopo una lite per la distribuzione degli utili. Della vicenda si stanno occupando Stefano Totisco, vice console onorario a Zanzibar, e l’ambasciatore Marco Lombardi, che ha chiesto una visita consolare alla coppia: richiesta che è stata, però, rifiutata. La famiglia Scalfari non ha dubbi: “Li hanno incastrati”.

E per questo il fratello della 45enne ha aperto una pagina Facebook apposita, “Support for Francesca and Simon”, in cui ha lanciato un appello: “Ora più che mai necessito del vostro aiuto. Un semplice gesto: quello di far sapere a tutta Italia ciò che stanno passando mia sorella Francesca Scalfari e mio cognato Simon Wood in Zanzibar. Da più di 10 giorni si trovano rinchiusi in carcere con accuse infondate, accuse cui avrebbero opposto una difesa leale, certa. Imprigionandoli, hanno negato loro questa possibilità e tutto questo per volere di qualcuno che inspiegabilmente non concede neanche la possibilità di fare loro visita per un supporto morale e accertarsi del loro stato fisico e mentale, neanche a me suo fratello! Un carcere con criminali veri, un carcere dove il rischio di malattie virali è altissimo, tutto questo contro ogni legge governativa e contro ogni diritto umano”, ha scritto. E ancora: “Il mio è un appello a condividere per far sì che aumenti il numero di persone iscritte a questa pagina creata con l’intento di far capire alle ‘autorità locali’ che non sono soli e che i metodi e le regole che inspiegabilmente hanno attuato sono disumane”, ha concluso l’uomo.

Quindi, ai microfoni del Corriere della Sera, Marco Scalfari ha raccontato ulteriori dettagli: “Lei si trova in cella con altre sei donne, lui in uno stanzone con 200 uomini, molti sono criminali, gli hanno pure rasato i capelli e tolto il cellulare”, ha detto. “Per questo capo d’accusa a Zanzibar non è previsto il rilascio su cauzione. Non ci permettono di vederli, ho potuto incontrarli soltanto una volta per pochi minuti al mio arrivo. Soprattutto Simon è in una situazione igienico-sanitaria preoccupante”, ha aggiunto. Secondo quanto riferito, Francesca e Simon hanno conosciuto i due ex soci, una coppia italiana originaria di Bassano del Grappa, proprio a Zanzibar: “Una volta appreso del sogno di Francesca di trasformare la loro casa in un resort si sono proposti come finanziatori del progetto. Solo che dopo qualche anno hanno iniziato a fare manovre strane, per estromettere Simon e mia sorella dalla società. Hanno intentato tre cause civili contro di loro, tutte perse. E ora sono tornati all’attacco passando al penale”.

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