A pochi giorni dal flop del referendum sulla Giustizia e dalla tornata elettorale amministrativa, cala di 2,6 punti percentuali il gradimento del presidente del Consiglio Mario Draghi, che scende sotto la quota del 50% (49,3 per l’esattezza). In discesa del 3,1% anche il gradimento dell’intero governo, che si attesta al 41,6%. E’ quanto emerge dal sondaggio Euromedia research per La Stampa che fa il quadro sulle intenzioni di voto degli italiani dopo la tornata elettorale di domenica. Calo di gradimento dell’esecutivo che si registra nonostante il 65,2% degli intervistati abbia dichiarato che il voto di domenica non ha messo in difficoltà il governo.

Testa a testa FdI-Pd – Sul fronte dei partiti, Fratelli d’Italia è primo con il 22,5% e una crescita dello 0,3, seguito a ruota dal Partito Democratico (22,3%) che rispetto all’ultima rilevazione del 25 maggio cresce dello 0,8%. Distaccata la Lega che, perdendo lo 0,4%, si attesta al 15,3%. A registrare il calo più rilevante (-1,1%) è il Movimento 5 Stelle, fermo all’11,4%. Un punto percentuale in meno anche per Forza Italia, con il 7,5%. Chiudono il quadro Azione di Calenda al 3,1%, Italexit di Paragone 3,1% e Italia Viva con il 2,6%.

Affluenza referendum – Dall’analisi di Euromedia research viene anche fuori un altro dato: se nel resto d’Italia è stato registrato il record negativo di affluenza al referendum, nei comuni chiamati a eleggere sindaco e consiglio comunale, quasi il 5% degli elettori presenti alle urne ha rifiutato le 5 schede dei quesiti referendari. Affluenza inferiore di 8 punti percentuali rispetto alle amministrative, ad esempio, a Cuneo e Catanzaro.

I motivi del fallimento – Per il campione interpellato i motivi del fallimento del referendum vanno ricercati nella complessità dei quesiti (per il 18%) o perché questi erano poco intriganti (per il 13,2%); qualcuno non ne ha apprezzato politicamente i promotori (13,6%). In merito a come i cittadini considerano lo strumento del referendum il 37% ritiene che può trasformarsi in uno spreco di denaro se i quesiti risultano complicati. Il 20,5% lo ritiene ancora uno strumento utile di democrazia mentre per il 21,7% potrebbe essere utile eliminare il quorum per favorire una maggiore partecipazione.

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