A Udine si organizza da anni una manifestazione di grande valore che in qualche modo si rifà alla collocazione geografica della città e al desiderio di avvicinare le persone ad argomenti che attraversano la nostra società: siamo in una terra di confine che ama percorrere territori della mente con uno spirito d’avanguardia. Vicino/lontano è il titolo della manifestazione, che giunta alla diciottesima edizione ha conferito il premio Tiziano Terzani a Colum McCann, per il suo Apeirogon.

A dire il vero non ci sono andato per interessi letterari, bensì per seguire un tema che carsicamente si è presentato in tutta la manifestazione, quello della violenza sulle donne, in particolare la vittimizzazione secondaria, quella subita nelle aule di tribunale, nei commissariati oppure quando si trovano alle prese con operatori del sociale o psicosociosanitari, come i CTU (Consulente tecnico d’ufficio), psicologi o psichiatri che affiancano i giudici nelle loro decisioni e che in alcuni casi evidenziano vistose lacune di formazione. Operatori e figure istituzionali che detengono un enorme e solenne potere, in grado di incidere anche pesantemente sulla vita delle persone, in particolare donne e bambini.

Figure che in un rilevante numero di casi non riconoscono che la vittima in questione ha avuto a che fare con un uomo violento con il quale dovrà regolare i rapporti di educazione e gestione dei figli. Una violenza omessa, minimizzata, sacrificata sull’altare del riconoscimento della genitorialità paterna, che trasforma un principio astratto in un dovere per figli minori spesso inascoltati, anche quando esprimono la volontà di non trascorrere del tempo con il padre violento. “Meglio avere un padre violento che non avere un padre” sembra essere il pensiero guida di costoro. Sono ormai sempre più frequenti i casi di cronaca, purtroppo nera, che in omaggio a questa regola hanno visto bambini uccisi dal padre/partner a cui erano affidati in nome del principio dell’affido condiviso.

Casi per fortuna estremi, ma che rappresentano la punta di un fenomeno ampio, che mi ha portato a seguire in questa bella ma poco conosciuta città il convegno #hodettono – organizzato e diretto da Maddalena Bosio, avvocata che da anni difende i diritti delle persone fragili di fronte alla legge – nel quale Simona Rossitto, giornalista, con Veronica Rocco ha presentato il terzo ebook de Il Sole 24ore edito per l’occasione in collaborazione con Never Again, che analizza questa forma di violenza sotterranea: il nostro paese detiene il tristissimo primato nella non applicazione della Convenzione di Istanbul, sulla messa in sicurezza delle madri violentate e per quanto riguarda le decisioni sull’affidamento di figlie e figli. Il rapporto sottolinea uno strisciante affermarsi del modello dell’alienazione parentale, attraverso la quale la donna vittima viene descritta come madre malevola, rea di non voler consentire la bigenitorialità ai figli, anche di fronte a padri condannati per violenze pregresse.

Anche a oriente del nostro Paese si muove dunque da molti anni un gruppo di ricerca e formazione, soprattutto nell’ambito dell’Università di Trieste ma parallelamente anche di alcune professioniste esterne – tra cui anche Maddalena Bosio – fortunatamente non isolate, visto che Giuliano Amato, presidente della Consulta, si è domandato in situazioni ufficiali: “Perché quando un bambino ha paura del padre e non lo vuole vedere lo si continua a spingere nelle braccia di quel genitore?”. Si tratta di professioniste preparate, che in sintonia con altre di Milano e con Fabio Roia, magistrato Presidente Vicario del Tribunale, stanno facendo cultura e fortunatamente anche dottrina e giurisprudenza di fronte a un arcaico modo di imporre i rapporti all’interno della famiglia.

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