Suonare il tamburo avrebbe effetti positivi negli adolescenti con autismo. L’uso di questo strumento permetterebbe di migliorare le capacità di controllo degli individui affetti da questo disturbo, migliorandone potenzialmente anche le abilità sociali. Questo è quello che ha avuto modo di verificare un team di ricerca guidato da Marie-Stephanie Cahart del Neuroimaging Department, Kings College London. I risultati del loro lavoro sono stati pubblicati sulla rivista Pnas. I ricercatori si erano posto come obiettivo quello di indagare gli effetti dell’addestramento all’uso del tamburo in adolescenti autistici senza precedenti esperienze relative a questo strumento.

Il disturbo dello spettro autistico (ASD) è un disturbo dello sviluppo neurologico caratterizzato per tutta la vita da deficit nella comunicazione sociale e nelle interazioni sociali, nonché da una serie di interessi, attività e comportamenti limitati e ripetitivi. Un numero crescente di ricerche suggerisce che i domini sociali chiave della sintomatologia dell’ASD possano essere correlati a un funzionamento esecutivo – uno dei nostri processi cognitivi – atipico. Nello specifico sarebbe colpito il controllo inibitorio, una delle principali funzioni esecutive (EF), che corrisponde alla capacità di ritardare l’insorgenza di risposte comportamentali o trattenere determinati comportamenti che in quel momento e in quel contesto risultano inappropriati. Il controllo inibitorio funziona di concerto con altre EF, come flessibilità cognitiva e memoria di lavoro, per esercitare un controllo sulle risposte comportamentali, consentire l’autoregolazione, e aiutare a gestire le relazioni sociali, supportando quindi la transizione verso l’età adulta e una vita indipendente. Sfortunatamente, come si diceva, proprio questa area così essenziale del nostro sviluppo viene colpita dall’ASD. Prestazioni ridotte sui compiti di controllo inibitorio sono frequenti negli individui autistici, spiegano gli autori dello studio. In particolare l’ASD è stato associato con comportamenti limitati e ripetitivi, come così come a un deficit nella capacità di rallentare l’inizio di una risposta comportamentale in condizioni di incertezza sulla sua opportunità.

A livello di neuroimaging, studi precedenti hanno rivelato atipicità a livello delle regioni frontali negli adolescenti autistici e una connettività funzionale (FC) alterata della giunzione frontale inferiore, regioni chiave per il controllo inibitorio. La musica è nota da tempo per promuovere le capacità cognitive ed emotive. In particolare, è stato dimostrato che la formazione musicale basata sul ritmo migliora le funzioni cognitive di ordine superiore e il controllo motorio. In effetti, i deficit di EF sono stati collegati al manifestarsi di una scarsa percezione del ritmo nei bambini, aggiungono i ricercatori nel loro paper. Da qui la loro idea di puntare sui tamburi. Apprendere a suonare questi strumenti richiede il monitoraggio continuo dei propri errori e accuratezza temporale, comportamenti legati tanto all’ attenzione che al controllo inibitorio. Par il loro esperimento, gli studiosi guidati dalla Cahart hanno selezionato trentasei adolescenti autistici che sono stati assegnati in modo casuale a un gruppo che avrebbe preso lezioni di tamburo e a un gruppo di controllo.

Il primo gruppo ha ricevuto lezioni individuali di tamburo (due lezioni a settimana per un periodo di 8 settimane), mentre il gruppo di controllo no. Tutti i partecipanti hanno partecipato a una sessione di test prima e dopo il periodo di 8 settimane. Ogni sessione includeva una prova sull’uso del tamburo, una scansione MRI (imaging a risonanza magnetica) e un questionario compilato da un genitore relativo alle difficoltà comportamentali incontrate da suo figlio. I risultati hanno mostrato che i miglioramenti nelle prestazioni nell’uso del tamburo erano associati ad una significativa riduzione dell’iperattività e delle difficoltà di disattenzione di coloro che avevano ricevuto le lezioni rispetto agli individui del gruppo di controllo. I risultati MRI hanno dimostrato un aumento della connettività funzionale nelle aree cerebrali responsabili del controllo inibitorio, del monitoraggio dei risultati dell’azione, e dell’autoregolamentazione. Gli autori ritengono che i loro risultati siano tali da suggerire la necessità di proseguire e ampliare questo tipo di ricerca, anche indagando il potenziale utilizzo degli interventi basati sul tamburo a beneficio di popolazioni cliniche con altri disturbi legati alla capacità di auto-inibizione e a difficoltà comportamentali ed emotive.

Gianmarco Pondrano Altavilla

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