Gli Stati Uniti hanno confermato che lasceranno scadere l’esenzione temporanea che termina oggi e che ha consentito a Mosca di muovere sui conti esteri il denaro necessario per il pagamento di rimborsi e interessi relativi ai bond russi denominati in dollari e in possesso di investitori americani. La decisione spinge la Russia verso un default artificiale, il primo dalla rivoluzione bolscevica del 1917. Mosca ha già annunciato la sua intenzione di portare la questione davanti ai tribunali internazionali. Il Cremlino afferma infatti voler rispettare i suoi obblighi debitori e di disporre delle risorse per farlo ma di essere materialmente impossibilitata ad effettuare i pagamenti.

Nel frattempo la Russia ha annunciato che effettuerà il pagamento sulle cedole da 100 milioni di dollari di un bond 2026 in scadenza dopodomani in rubli anziché nella valuta statunitense. La Russia deve affrontare una “situazione artificiale creata da una nazione ostile”, ha affermato il ministro delle finanze Anton Siluanov in una nota. “Abbiamo i soldi e la volontà di pagare”. I versamenti in rubli saranno effettuati su conti di tipo “C” di investitori stranieri, a cui potranno accedere dopo aver presentato domanda al National Settlement Depository della Russia, ha affermato il ministero. Le agenzie di rating statunitensi Standard & Poor’s, Moody’s e Fitch hanno però chiarito nelle scorse settimane che un pagamento in rubli per titoli denominati in dollari concretizzerebbe le condizioni per una dichiarazione del default. I pagamenti in programma a maggio sono relativamente modesti (100 milioni di dollari), più consistenti quelli in agenda per giugno (394 milioni) e settembre (372 milioni)

“Gli sviluppi (sull’ipotesi di default della Russia, ndr) sono quotidiani e non voglio anticipare i tempi, ma se si guarda ai prezzi di mercato, questi scontano un’alta probabilità di default”. Lo ha detto oggi la numero due del Fondo monetario internazionale Gita Gopinath al Forum economico mondiale di Davos, spiegando che l’esposizione diretta del mondo verso la Russia “è gestibile” e citando Italia e Austria come i Paesi più esposti. Tuttavia “non conosciamo l’esposizione indiretta e nel caso di un’ulteriore escalation, come un default se e quando accadrà, potremmo vedere tensioni sui mercati”. La questione è controversa. Consiglieri del governo statunitense hanno contestato l’opportunità di spingere la Russia verso l’insolvenza perché permetterebbe a Mosca di destinare ancora più risorse alla guerra con l’Ucraina.

Nel frattempo la Russia si trova alle prese con una valuta nazionale che continua a rafforzarsi. Nonostante la frenata odierna il rublo è di gran lunga la moneta che ha guadagnato di più nei confronti del dollaro da inizio anno (+ 30%). Mosca continua infatti a ricevere enormi flussi di denaro dalla vendita di idrocarburi mentre ha visto ridursi sensibilmente le sue importazioni a causa delle sanzioni con un’avanzo commerciale che ormai sfiora i 100 miliardi di dollari. Una moneta troppo forte rischia di penalizzare le esportazione russe anche verso paesi che non adottano sanzioni. Domani si terrà una riunione della banca centrale russa per esaminare le contromisure, sul tavolo anche un nuovo taglio del costo del denaro. La borsa di Mosca ha chiusa in rialzo del 2% con i titoli energetici in deciso rialzo: Gazprom +2,1%, Rosneft +5,2% così come Lukoil.

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