“Il guasto di Leclerc? Il motore arriva lunedì a Maranello, poi cercheremo di capire se avremo conseguenze. Tutto molto strano, dato che Charles ci ha detto che fino a prima della rottura l’auto si stava comportando bene, e che tutti i valori era a posto. Ce lo ha confermato con la sua rabbia”. In Ferrari la delusione dopo Barcellona è tanta, e nelle due ore seguenti alla bandiera a scacchi il team principal Mattia Binotto ha incontrato la stampa per parlare della gara. Al Montmeló è stato un vero peccato, perché la F1-75 del Cavallino si era mostrata meglio della Red Bull, facendo giusto in tempo a fare il cambio-gomma — per passare dalle soft alle gialle — prima di rientrare ai box al 28esimo giro: “Abbiamo fatto un lungo stint sulle morbide, e con i nostri avversari che si erano già fermati — ha detto ancora Binotto, rammaricato — Segno che le gomme erano vive e non le abbiamo degradate. Sulle medie pure i tempi erano buoni, poi è arrivato il guasto”.

Ferrari, occhio al cambio-motore – Al di là della rottura, comunque, la questione del graning sembra migliorata eccome. Dallo spavento legato al passo-gara venerdì (inferiore rispetto ai crono di Red Bull e Mercedes), nelle FP3 di sabato il Cavallino ha trovato il giusto bilanciamento che ha permesso alla F1-75 di non usurare le gomme. Intanto, però, c’è il problema del motore da non trascurare. Dai controlli di Maranello si capirà di più, con la sensazione che alcuni elementi della power unit dovranno essere cambiati. E ricordiamo anche che Leclerc ne ha già cambiata una prima della gara in Florida. Il limite massimo previsto dal regolamento Fia per le sostituzione è di tre, e la Ferrari è già arrivata a quota due (è toccato anche a Sainz prima del GP di Imola) contro lo zero in casella di Verstappen. Altrimenti scattano le sanzioni, ovvero posizioni di penalità in griglia. Per l’olandese, la Red Bull procederà al cambio di propulsore dopo la gara nel Principato: fatta soprattutto di curve e tanta trazione, dunque non in grado di spremerlo al massimo. Per Baku o il Canada, adatte alle caratteristiche della RB18 per i diversi dritti, il momento dovrebbe essere quello opportuno.

Sainz, è ora di reagire – Per la Ferrari, intanto, c’è un Carlos Sainz che andrà ritrovato. L’anno scorso, per una manciata di punti, aveva chiuso quinto in classifica Piloti sopra a Leclerc, quest’anno è al terzo grave errore in sei GP: le uscite di Melbourne (in gara) e nelle qualifiche di Imola (oltre al contatto con Ricciardo nella domenica del Santerno), poi il lungo in curva 4 al Montmeló dopo una partenza da dimenticare — scattava terzo, si è ritrovato sesto — che lo ha fatto scendere fino all’11esimo posto. Alla fine, l’ex McLaren è riuscito ad avere la meglio nel duello finale contro la Mercedes di Hamilton, per così chiudere quarto. Ma quella di casa sua è una gara incolore. La sensazione è che stia soffrendo nel confronto (finora perso nettamente) contro Leclerc, bloccato anche dalla pressione alta di dover lottare al vertice. A Montecarlo è chiamato a una gara convincente, di riscatto, e intanto dopo la Spagna Binotto non ha parlato di ordini di scuderia: “Non è ancora momento, lasciamo che sia la pista a decidere. Quando ci sarà occasione di vincere con Carlos, lo faremo sicuramente”.

Mercedes, meglio pensare al 2023 – E poi ci sono gli altri. C’è un ottimo George Russell (terzo) che ha saputo difendersi fino a quando ha potuto con la Mercedes, ed è stato protagonista di un bel duello in difesa su Verstappen (graziato però dal Drs difettoso dell’olandese). Poi c’è Lewis Hamilton, quinto dopo essersi ritrovato in fondo per un contatto al via con la Haas di Magnussen, e non ascoltato dai suoi ingegneri quando voleva ritirarsi e conservare il motore. Al di là del fatto che Russell è finito di nuovo davanti a Hamilton, la sensazione è che il team di Brackley si butterà presto a capofitto sulla vettura 2023. Il pacchetto aggiornamenti portato a Barcellona, infatti, ha sì risolto il problema del porpoising (il tanto chiacchierato saltellamento sul dritto, ndr), ma lo svantaggio nei tempi rispetto a Ferrari e Red Bull è troppo evidente: Russell è finito a quasi 33 secondi da Verstappen (per una parte di gara, ripetiamo, senza Drs), a quasi un minuto il sette volte campione. Troppo per pensare a una risalita in classifica. Bravi anche Valtteri Bottas, sesto sull’Alfa e un pelo sotto l’ex compagno in Mercedes, Lando Norris — ottavo nonostante la tonsillite che lo ha bloccato per tutto il weekend (complici anche le alte temperature) — e l’altro idolo di casa, Fernando Alonso, nono. ‘Nando’ scattava dal fondo per il cambio del motore della sua Alpine prima del via, poi è finito nella top-10 lottando come un leone. Quando la classe non è acqua, anche a 40 anni.

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