Che la Conca di Cortina sia una zona altamente franosa lo sanno tutti. Ma adesso si scopre che il Villaggio e il centro stampa che verranno realizzati a Cortina per le Olimpiadi invernali 2026 sorgeranno su un territorio a rischio idrogeologico. La denuncia è contenuta in una lettera indirizzata a Thomas Bach, presidente del Comitato Internazionale Olimpico. Porta la firma di Carmine Abate, presidente veneto di Italia Nostra, Giovanna Deppi portavoce di Peraltrestrade Dolomiti, Marina Menardi portavoce del Comitato Civico Cortina e Mirta Da Pra del Gruppo Parco del Cadore. Queste associazioni ambientaliste hanno avuto un incontro con i rappresentanti della Regione Veneto per l’illustrazione del progetto. Già in quella sede avevano espresso le loro preoccupazioni legate alla conformazione del territorio. I tecnici regionali non le avevano smentite, anzi avevano ammesso che il rischio c’è.

Per questo le associazioni hanno scritto al Cio, mettendolo sull’avviso dei rischi. Per conoscenza la lettera è stata inviata alla Regione, ai ministeri interessati, alla Fondazione Milano Cortina 2026 e alle principali associazioni ambientaliste nazionali (Cai, Italia Nostra, Legambiente, Lipu, Mountain Wilderness, Pro Natura e Wwf). Il Villaggio dovrà sorgere a Fiames, una località pianeggiante a nord dell’abitato di Cortina. Come è previsto dal Piano di candidatura che venne approvato nel 2019, si tratta di una realizzazione temporanea, da rimuovere entro il maggio 2026, tre mesi dopo la conclusione di Olimpiadi e Paralimpiadi.

Dapprima un preambolo: “Egregio Presidente del Cio, desideriamo farla partecipe delle forti preoccupazioni dei cittadini per la mancata trasparenza e per l’approssimazione con la quale vengono portate avanti le attività di organizzazione dei Giochi. Abbiamo incontrato una rappresentanza della Regione Veneto e l’incontro ha confermato le nostre più pessimistiche previsioni: sono stati confermati sia i gravissimi ritardi, sia le vistose difformità da quanto indicato nel Dossier di candidatura olimpico, con le conseguenze sociali, economiche e ambientali che ne derivano”.

Cominciamo dal villaggio: “E’ previsto in una zona compresa fra un corso d’acqua a rischio idraulico e un pendio con rischio geologico in località Fiames, non risponde ai criteri di sicurezza e tradisce la natura speculativa del progetto, evidenziando nel contempo la scarsa attendibilità del Dossier olimpico, tenuto anche conto dell’incertezza sul numero dei possibili utilizzatori della struttura. Ad oggi non si conosce ancora il numero dei posti letto necessari per atleti e preparatori”. Poco lontano sarà realizzato il Centro stampa, in un luogo “soggetto a rischio geologico in modo ancora più marcato”.

Si prosegue con la contestatissima pista da bob, ancora un oggetto misterioso. “La progettazione preliminare del rifacimento della pista (non di ‘riqualificazione’, come è scritto nel Dossier di candidatura, dal momento che l’attuale struttura andrà completamente demolita), è già stata portata a termine dallo studio Planungsburo Deyle di Stoccarda, ma nulla è stato reso pubblico su costi, tracciato, opere connesse, disboscamento, volumi di scavo e movimenti di terra”. Italia Nostra e le altre associazioni insistono con il Cio perché rivaluti la possibilità di utilizzare la pista di Innsbruck, che è già sede di competizioni internazionali, e che “avrebbe potuto essere eventualmente adeguata con una spesa di gran lunga inferiore a quella per la realizzazione di una nuova struttura e con zero consumo di suolo”. La tedesca Planungsburo Deyle (la spesa deliberata dalla Regione Veneto è pari a 167mila euro) è la stessa società che progettò l’impianto di Cesana Pariol, nel Torinese, utilizzato per le Olimpiadi 2006 e diventato nel giro di pochi anni una cattedrale nel deserto, troppo costoso e poco utilizzato. Così è finito in un pietoso stato di abbandono. È la stessa sorte che gli ambientalisti temono possa fare l’impianto di Cortina, con una perdita annua di gestione già preventivata pari a 400 mila euro.

Un’altra critica riguarda la “medal plaza”, che è prevista alla base del vecchio trampolino olimpico di Zuel (1956): risulta poco funzionale, in quanto ubicata in zona fuori Cortina, in località priva di parcheggi e di ogni altro servizio.

Per finire, gli aspetti ambientali. “Le perplessità maggiori si incentrano sulle Valutazioni di Impatto Ambientale e sulla Valutazione Ambientale Strategica nazionale, previste dalle norme e inserite nel Dossier fra le disposizioni da attuarsi: sono in forse o saranno parcellizzate così da depotenziare la loro efficacia”. Siccome le Olimpiadi porteranno altre opere infrastrutturali, c’è un altro rischio: “Un lungo elenco di opere, dall’alta velocità, alle autostrade, agli aeroporti, andranno a interessare un vasto territorio già ampiamente compromesso. È un concentrato di modifiche che prevede cantieri aperti per diversi anni (un milione di metri cubi di scavi per la sola Cortina!) e con lavori che si protrarranno necessariamente ben oltre il 2026. È certo che Cortina e la valle del Boite si presenteranno all’appuntamento delle Olimpiadi come un grande cantiere aperto”.

L’appetito vien mangiando. Basti pensare che un Comitato di albergatori e commercianti ha proposto di trasformare il Villaggio Olimpico in un “durevole servizio a disposizione della comunità e con riqualificazione urbana a beneficio della valle”, senza smantellare le strutture costruite.

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