Se Cortina è sotto i riflettori per gli impatti ambientali dei lavori in vista delle Olimpiadi 2026, rischia di passare in secondo piano la situazione di Bormio, dove sono in programma le gare di sci alpino maschile.

Bormio ha già ospitato i mondiali di sci alpino nel 1985 e nel 2005. Mario Cotelli, indimenticato commissario tecnico della nazionale maschile di sci scomparso nel 2019, ebbe a scrivere: “La storia è maestra di vita per tutti, salvo che per i valtellinesi. Nell’approccio ai Mondiali di sci 2005 si sono compiuti gli stessi errori del 1985. Manifestazione sportiva impeccabile, ampio risalto mediatico, ma nessun ritorno positivo di immagine, nessuna ricaduta economica sul territorio”. A distanza di altri vent’anni, la storia si ripete?

Nel 2005 i progetti sono stati realizzati in fretta, senza trasparenza e coinvolgimento della comunità valtellinese, ignorando numerose prescrizioni ambientali. La nuova pista “Deborah Compagnoni” ha richiesto l’abbattimento di oltre tremila alberi contro gli 800 prescritti dal Decreto Regionale di Valutazione di Impatto Ambientale, per una pista larga 20 metri invece dei quasi 60 di quella realizzata; per questo intervento l’Unione Europea ha deferito alla Corte di Giustizia l’Italia per mancato rispetto della normativa comunitaria. L’allora sindaco di Santa Caterina disse: “Siamo venuti a conoscenza tardi di questa zona di protezione speciale”.

Per la stessa opera è stato necessario realizzare demolizioni “non previste” di cinquemila metri cubi di roccia, usando esplosivi nel parco nazionale e a poca distanza dalle case. Il ponte sul torrente Frodolfo, all’arrivo della pista da sci, è stato costruito in violazione della legge con sentenza del Consiglio di Stato. L’impianto funiviario che da Santa Caterina Valfurva sale lungo la Valle dell’Alpe ha insediato la stazione intermedia su una torbiera che secondo il Parco andava “assolutamente rispettata”, mentre la cresta del Monte Sobretta è stata letteralmente devastata per realizzare la stazione di arrivo della funivia.

Poco più in basso la Regione Lombardia, il Comune di Valfurva e i vertici del Parco hanno dato il permesso di costruire un rifugio: prevista una struttura di “dimensioni ridotte al fine di minimizzare l’impatto visivo e ottimizzarne l’inserimento nella configurazione morfologica del contesto”, inaugurato nel 2007 un vero e proprio albergo, il Sunny Valley, costruito su quattro livelli e capace di offrire ristorante, servizi congressuali, centro fitness e attività sportive. Sulla sua realizzazione sono state avviate indagini di Polizia Giudiziaria, stroncate con il trasferimento degli agenti del Corpo Forestale disposto il giorno successivo all’emanazione dei primi avvisi di garanzia. La stessa Forestale ha erogato oltre 700 mila euro di multe per violazione del vincolo idrogeologico. Il parcheggio multipiano di Santa Caterina, previsto per i mondiali 2005, è stato aperto nel 2019. Il tutto a fronte di un impegno di spesa di circa 180 milioni di euro, dei quali solo 40 da privati e il restante in carico a Stato ed Enti locali. Qualcuno questi soldi li ha intascati, i residenti non ne hanno tratto beneficio.

E oggi? Ebbene sì, la storia si ripete: i lavori sono in ritardo, occorre fare presto, commissariamo e scavalchiamo le procedure. Siamo o non siamo italiani?

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