Una denuncia e altre in arrivo, cinquecento segnalazioni e 160 racconti di molestie sessuali. Ma secondo Gianni Varesi, Presidente provinciale dell’associazione alpini di Pavia, a Rimini è andata in scena “Una trovata pubblicitaria di un’associazione di donne”. Lo dice sulle Pagine de La Provincia Pavese. “Se hanno ricevuto molestie che le denuncino”, prosegue, perché “i social non sono gli strumenti adatti”. Varesi, 73 anni, era a Rimini con tutta la sezione pavese. Giustifica quanto dice sostenendo che “A cantare con noi c’erano molte amiche, fidanzate e mogli degli alpini. Nessuna si è lamentata di qualcuno che ha fatto lo stupido”. E poi “Comportamenti di questo tipo sono distanti dallo spirito degli alpini, che nel cuore hanno il sentimento patriottico, il legame con la montagna e la voglia di rivedere i compagni di servizio”. E rilancia la teoria degli infiltrati con i ‘cappelli tarocchi’, già avanzata nei giorni scorsi dalla stessa Ana, l’Associazione nazionale alpini. La pensa in modo analogo il capogruppo di Vigevano Giuseppe Abrardi, secondo il quale le presunte molestie sono “Una novità. Supposizioni che lasciano il tempo che trovano” e “voci di corridoio“. Eppure è stato proprio il presidente dell’Ana Sebastiano Favero a chiedere scusa alle vittime per quanto hanno subito, riconoscendole perciò come tali. Lo ha fatto dalle pagine de Il Corriere della Sera: “Faremo di tutto, insieme alle forze dell’ordine, per individuare i responsabili. E se sono appartenenti alla nostra associazione, prenderemo provvedimenti molto forti”. Un mea culpa che fa seguito a un comunicato stampa con toni molto diversi, diffuso lunedì 9 maggio dall’Ana, nel quale le molestie venivano definite come episodi di “maleducazione fisiologici” in adunate così numerose. Inoltre, c’è un precedente: l’associazione che rappresenta gli alpini era stata colpita da critiche simili nel 2018, durante la manifestazione di Trento.

Ilfattoquotidiano.it ha riportato le testimonianze di tre fra le vittime di quanto accaduto a Rimini. Tre, fra le tante che hanno chiesto aiuto all’associazione Non una di meno: così tante che quest’ultima ha deciso di aprire un canale su Telegram per fornire assistenza. Le segnalazioni sono di questo tenore: “Sono stata subito accerchiata da tre alpini, erano ubriachi. Mi hanno seguita tirandomi per la giacca. Mi hanno toccato la pancia chiedendomi se ero incinta. Mi sono divincolata e ho dovuto farmi spazio con i gomiti per riuscire a liberarmi”. E poi: “Un alpino ha provato a leccarmi sulla bocca mentre prendevo un ordine al tavolo”. E ancora: “Un altro mi ha spinto in modo da farmi sedere sulle sue ginocchia”. Marco Di Pietro, capogruppo di Voghera, sempre sulle pagine del La Provincia Pavese incolpa l’alcol e parla di mele marce: “Non si può escludere che ci possa essere qualche alpino che si è macchiato di fatti simili. Se fosse vero, si tratterebbe di pochi esemplari che andrebbero cacciati dalla nostra associazione”.

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