“L’Europa è l’alleato degli Stati Uniti, quindi le visioni europee non sono in contrasto con gli Usa. Sono però in fase di cambiamento ed è per questo che occorre affrontare questa diversità che si manifesterà tra poco. E’ una riflessione preventiva, bisogna riflettere sugli obiettivi di questa guerra e poi decidere”. Il presidente del Consiglio Mario Draghi sta per concludere la conferenza stampa a Washington, dopo la visita alla Casa Bianca, quando manifesta apertamente quello che il suo discorso aveva già fatto intuire: gli obiettivi di Ue e Usa sulla guerra in Ucraina non sono in contrasto, ma divergono sempre più man mano che il conflitto si prolunga. Infatti, come già aveva fatto ieri durante la parte di colloquio con il presidente americano Joe Biden aperta alle telecamere, Draghi insiste sulla necessità di “cominciare a chiedersi come costruire la pace“. Una pace, specifica, che non deve essere imposta “da un certo tipo di alleati o da altri“. Il premier ammette che la guerra “ha cambiato fisionomia, inizialmente era una guerra in cui si pensava ci fosse un Golia e un Davide“, mentre adesso la Russia “non è più Golia”. È il momento, però, che “tutte le parti facciano uno sforzo per arrivare sedersi intorno ad un tavolo, anche gli Usa“.

Così parla Draghi, che riesce a non sbilanciarsi troppo per non scontentare Biden – “l’ho ringraziato per il ruolo di leadership in questa crisi” – ma allo stesso tempo a farsi portavoce delle nuove richieste europee di un maggiore impegno per la ripresa dei negoziati. Il premier guarda anche alle istanze che arrivano dai partiti che compongono la sua maggioranza, spazia tra i vari argomenti per soddisfare tutti: insiste sulla necessità di un tetto al prezzo del gas, chiede una razionalizzazione delle spese militari in Ue prima di aumentarle. E interpreta i timori dell’Italia e dell’Europa di una guerra prolungata. Da un lato per il rischio che sfoci in un conflitto più ampio: “Non bisogna cercare di vincere, bisogna cercare la pace”. Dall’altro per le conseguenze economiche e sociali. Draghi parla anche della lotta all’inflazione e rassicura per quanto riguarda la crescita italiana: “Mi pare molto difficile che quest’anno ci possa essere una recessione“.

Pace e negoziati – “L’incontro è andato molto bene, Biden ha ringraziato l’Italia come partner forte, alleato affidabile, interlocutore credibile e io l’ho ringraziato per il ruolo di leadership in questa crisi e la grande collaborazione che c’è stata con tutti gli alleati”, esordisce Draghi in conferenza stampa. “Abbiamo concordato che occorre continuare a sostenere l’Ucraina e a fare pressione su Mosca ma anche cominciare a chiedersi come si costruisce la pace“, sottolinea poi il premier. “Il percorso negoziale è molto difficile ma il primo punto è come costruire questo percorso negoziale, deve essere una pace che che vuole l’Ucraina, non una pace imposta da un certo tipo di alleati o da altri“, aggiunge Draghi, facendo quindi implicitamente riferimento alla Russia ma anche alla Nato.

Poi Draghi ammette quello che è stato sostenuto da chi ha contestato il nuovo invio di armi all’Ucraina, ovvero che “la guerra ha cambiato fisionomia“. Spiega il premier: “Inizialmente era una guerra in cui si pensava ci fosse un Golia e un Davide, essenzialmente di difesa disperata che sembrava anche non riuscire, oggi il panorama si è completamente capovolto, certamente non c’è più un Golia, certamente quella che sembrava una potenza invincibile sul campo e con armi convenzionale si è dimostrata non invincibile“. È una vittoria per gli Stati Uniti, ma poi Draghi aggiunge: “Tutte le parti devono fare uno sforzo per arrivare sedersi intorno ad un tavolo, anche gli Usa”. E ancora: “All’inizio della guerra in parlamento si diceva in l’Italia che dovevamo avere un ruolo, io risposi che non bisogna cercare un ruolo, bisogna cercare la pace, chiunque siano le persone coinvolte l’importante è che cerchino la pace, non affermazioni di parte. Non bisogna cercare di vincere, la vittoria poi non è definita”.

“Con Joe Biden abbiamo parlato della crisi alimentare provocata dal blocco di grani vari dall’Ucraina perché i porti sono bloccati. Lavrov ha detto che sono bloccati perché i porti sono minati. Questo può essere un primo esempio di dialogo che si costruisce tra le due parti per salvare decine di milioni di persone”, prosegue Draghi nella sua conferenza da Washington. “Con Biden abbiamo condiviso l’esigenza di sbloccare i porti ma occorrerà la collaborazione di tutte le parti. Insistere perché si crei questo tavolo di pace significa che i contatti devono essere riavviati a tutti i livelli, bisogna essere capaci non di dimenticare, perché ciò è impossibile, ma di guardare al futuro“, insiste il presidente del Consiglio.

Tetto al prezzo del gas – “Ho anche ricordato a Biden il tema della possibilità di mettere un tetto al prezzo del gas, ipotesi accolta con favore, anche se l’amministrazione Usa sta riflettendo più su un tetto al prezzo del petrolio che su gas, si è deciso che ne riparleremo presto insieme”, prosegue Draghi. Che sul mercato dell’energia aggiunge: “Le distorsioni sono molto forti in Ue, ora i provvedimenti se si riusciranno a prendere sono in corso di programmazione” ma “in Ue dobbiamo essere d’accordo e come sapete i pareri non sono unanimi ma su questo noi continueremo ad andare avanti“. Un tetto al prezzo del gas è la richiesta avanzata da Draghi fin dall’inizio del conflitto, senza tuttavia riuscire a ricevere il via libera dell’Ue, a causa del no dei Paesi del Nord. “Il motivo per cui ci è venuto in mente di mettere un tetto al prezzo del gas è che il potere la Ue ha come compratore di gas a livello mondiale ma certamente a livello di importazioni dalla Russia è tale che va esercitato e nel caso specifico ridurrebbe anche gli aiuti finanziari a Putin per continuare la guerra”, spiega Draghi. Sottolineando poi che gli Usa stanno facendo “la stessa riflessione sul petrolio: l’idea è creare un cartello di compratori o di persuadere, forse la strada preferibile, l’Opec in particolare ad aumentare la produzione. Su entrambe le strade bisogna lavorare molto”.

L’aumento delle spese militari – Draghi affronta anche il tema dell’autonomia strategica europea, di una difesa comune e dell’aumento delle spese militari. Il presidente del Consiglio spiega: “L’Ue spende più di tre volte in spesa militare rispetto alla Russia, c’è molta duplicazione. La prima cosa da fare è quella di organizzare una conferenza di tutti gli stati membri per razionalizzare la spesa militare prima di cominciare a pensare ad aumentarla“. Nel corso della conferenza stampa all’Ambasciata d’Italia tocca anche altri argomenti. Rimanendo in ambito energetico, sottolinea ad esempio che servono investimenti “molto più forti” sulle rinnovabili per mantenere gli obiettivi di transizione. E aggiunge: “Il governo italiano ha preso numerosi provvedimenti di semplificazione e non avremo esitazione a prenderne altri se non vediamo un aumento degli investimenti nelle rinnovabili che significa anche effettive installazioni”. Poi risponde a una domanda sulla lotta all’inflazione: “Le banche centrali devono aumentare i tassi ma se li aumentano troppo fanno cadere il paese in recessione, di questa difficoltà Lagarde è pienamente consapevole. La situazione è molto diversa tra Usa e Ue, in Usa il mercato del lavoro è a pieno impiego, in Europa no, quindi il passo di normalizzazione della politica monetaria sarà necessariamente diverso. Noi come governo possiamo cercare di attenuare la perdita di potere d’acquisto sulle categorie più deboli”, spiega Draghi. Che invece sull’ipotesi di recessione è ottimista: “A oggi non vedo una recessione quest’anno: il motivo è che abbiamo chiuso l’anno scorso molto molto bene e ci portiamo dietro una crescita acquisita. Mi pare molto difficile che quest’anno ci possa essere una recessione”.

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