Una giornalista della rete televisiva in lingua araba al-Jazeera, Shireen Abu Aqleh, è stata uccisa nel mezzo di uno scontro tra soldati israeliani e palestinesi, avvenuto nella città di Jenin, a nord della Cisgiordania. La giornalista 51enne è stata raggiunta da un colpo di arma da fuoco alla testa ed è deceduta sul colpo: indossava un giubbotto con scritto “press”, che la indicava chiaramente come membro della stampa. Secondo al-Jazeera, la cronista – che aveva doppia nazionalità americana e palestinese – è stata uccisa ” a sangue freddo dalle forze israeliane”. Una versione confermata dai palestinesi e smentita dal premier israeliano Naftali Bennett. L’uccisione della giornalista, però, sta diventando un caso internazionale: da Washington a Parigi fino alla Commissione europea, si moltiplicano le richiesta di un’indagine indipendente per accertare dinamiche e responsabilità su quanto è accaduto.

“Le circostanze della morte della Abu Aqleh non sono chiare”, ha fatto sapere una collega di al-Jazeera, Nida Ibrahim, ma “video dell’incidente mostrano che è stata colpita alla testa mentre stava seguendo gli eventi a Jenin, in particolare un blitz israeliano“. L’emittente televisiva ha invece sottolineato che Abu Aqleh (con al-Jazeera dal 1997) “è stata uccisa a sangue freddo dalle forze israeliane” che “hanno commesso un crimine atroce” per “impedire ai media di svolgere il loro lavoro”. La vice ministra degli Esteri del Qatar, Lolwah Alkhater, ha dichiarato che “gli occupanti israeliani hanno ucciso la giornalista di Al Jazeera Shireen Abu Akleh sparandole in faccia, mentre indossava il giubbotto della stampa e un elmetto. Questo terrorismo israeliano sponsorizzato dallo stato deve fermarsi, il sostegno incondizionato a Israele deve finire”. Sempre a Jenin, un altro giornalista, che lavora per la testata palestinese Al-Kuds, ha riportato ferite di arma da fuoco ma si troverebbe in condizioni stabili.

Le forze di difesa israeliane (IDF) hanno a loro volta dichiarato via Twitter che stavano conducendo “un’attività di antiterrorismo per arrestare sospetti terroristi nel campo profughi di Jenin”: durante questa “attività”, hanno continuato le fonti israeliane, decine di uomini armati palestinesi “hanno aperto il fuoco e lanciato esplosivi contro i soldati e i militari hanno risposto al fuoco in direzione degli uomini armati”. Le Idf aggiungono di star indagando e valutando la possibilità che alcuni giornalisti “siano stati colpiti dagli uomini palestinesi“.

La presidenza palestinese di Abu Mazen ha condannato “il crimine di esecuzione da parte delle forze di occupazione israeliane, della giornalista Shireen Abu Akleh” e ha dichiarato di ritenere “il governo israeliano pienamente responsabile di questo atroce crimine”, sottolineando che fa parte “della politica quotidiana perseguita dall’occupazione contro il nostro popolo, la sua terra ei suoi luoghi santi”. “Il presidente palestinese accusa Israele senza prove solide”, ha ribattuto il premier israeliano Naftali Bennett: “Sulla base dei dati a nostra disposizione, c’è una probabilità da non scartare che palestinesi armati che sparavano in modo selvaggio abbiano provocato la dolorosa morte della giornalista”. Anche il ministro israeliano della Difesa, Benny Gantz, ha sostenuto che stando alle prime indagini sulla morte “nessun fuoco israeliano” è stato diretto verso Abu Aqleh, mentre vi era “un fuoco indiscriminato di terroristi palestinesi, che probabilmente ha colpito la giornalista”.

L’ambasciatrice Usa all’Onu, Linda Thomas-Greenfield, chiede un’inchiesta trasparente sulla reporter di Al-Jazeera uccisa in Cisgiordania. “Incoraggiamo entrambe le parti a partecipare a questa indagine in modo da poter capire perché è successo“, ha detto l’ambasciatrice americana. “La priorità assoluta” degli Stati Uniti è “la protezione dei cittadini e dei giornalisti americani”. Anche l’Unione europea “condanna fermamente l’uccisione della giornalista palestinese-americana di Al-Jazeera, Shireen Abu Akleh, avvenuta nella Cisgiordania occupata. Un altro giornalista, Ali Al Samoud, è stato ferito”, si legge in una nota di un portavoce della Commissione europea. “È essenziale – prosegue – che un’indagine approfondita e indipendente chiarisca al più presto tutte le circostanze di questi incidenti e che i responsabili siano assicurati alla giustizia”. Di più, Parigiesige” un’inchiesta sulla giornalista uccisa, come ha fatto sapere il governo francese. Una richiesta sostenuta anche da Berlino: il portavoce del ministero degli Esteri tedesco ha definito “sconcertante” quanto accaduto.

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