I cinghiali a spasso per le strade cittadine, e che grufolano attorno ai cumuli di immondizia, sono diventati immagine comune nella Roma negli ultimi anni. Filmati dai residenti, virali sui social network, gli ungulati adesso nella Capitale, iniziano a far paura, perché hanno preso a spostarsi in branchi sempre più grossi e ad avvicinare l’uomo. Sono sempre più frequenti gli episodi di cittadini spaventati: un’adolescente al quartiere Bufalotta, una 44enne a Prati, per citare i più recenti. A complicare una situazione già difficile è arrivata anche la peste suina. I casi accertati nel Lazio per ora sono quattro, ma l’annuncio di 16 carcasse rinvenute nel parco dell’Insugherata a Roma qualche giorno fa ha destato non poche preoccupazioni. All’esito dei controlli, soltanto due dei 16 campioni sono risultati infetti. Tanto però è bastato perché le istituzioni locali, a partire dalla Regione Lazio e dal Campidoglio, prendessero provvedimenti stringenti.

La Regione, infatti, ha dato il via libera agli abbattimenti selettivi richiesti anche dal Sottosegretario alla salute Andrea Costa come deterrente per “contenere la diffusione del virus”. Il governatore Nicola Zingaretti ha anche firmato un’ordinanza per istituire “una zona rossa nella capitale per contenere la peste suina“. Il provvedimento individua “zona infetta provvisoria” e una “zona di attenzione”: nella prima sono vietati assembramenti e picnic ed è raccomandato disinfettare scarpe e abiti all’uscita. L’obiettivo, oltre che contenere e circoscrivere l’infezione, è quello di scongiurare un eventuale rischio di salto di specie. La zona di attenzione, invece, è più ampia, arriva fino a ovest del Tevere e prevede il campionamento dei cinghiali, la ricerca di eventuali carcasse e la sorveglianza sanitaria. Recinzioni circoscriveranno la zona rossa, mentre i Municipi interessati dal fenomeno, il XIV e il XV, stanno ipotizzando la schermatura dei cassonetti: gabbie attorno ai bidoni per bloccare il contatto tra gli ungulati e rifiuti urbani. Una misura che al momento risulta complessa da attuare.

Tuttavia, per ora, il provvedimento più imponente tra quelli regionali è l’abbattimento selettivo per depopolare le aree verdi, e di conseguenza quelle urbane, dagli ungulati, ma anche per frenare la diffusione della malattia. “Una volta che avremo una casistica si determineranno le azioni successive, tra cui anche il contenimento del numero dei casi. Attualmente il numero di capi è al di fuori dell’equilibrio normale. Ci saranno anche abbattimenti”, ha spiegato oggi l’assessore alla Sanità, Alessio D’Amato. La misura dovrà essere confermata nei prossimi giorni, alla presenza del commissario straordinario all’emergenza per la Peste suina africana, Angelo Ferrari. In merito all’origine del virus, riferisce Ferrari, i dati epidemiologici finora raccolti “depongono a favore di una’ipotesi diversa dai casi di Liguria e Piemonte“, con i quali non sembrerebbero legati, “come quella alimentare dovuta ai rifiuti“. Per i casi di Roma sembrerebbe dunque lontana dunque l’ipotesi di un’origine dovuta “al trasporto umano” del virus attraverso il calpestamento di terreno, ovvero che l’uomo sia stato vettore della malattia.

Intanto la Regione accelera sulle procedure di diagnosi dell’infezione: il ministero della Salute ha autorizzato l’istituto zooprofilattico del Lazio a procedere con le analisi di secondo livello, cioè i test che richiedono prelievi di sangue o plasma. “Non saranno più necessari i trasferimenti a Perugia, così accorceremo i tempi”, ha spiegato D’Amato. E sul piano nazionale ministro della Salute Roberto Speranza ha nominato il sottosegretario Andrea Costa delegato “all’emergenza peste suina”: per Costa c’è una vera e propria “emergenza” ed è necessario “ridurre la popolazione dei cinghiali per evitare che il virus possa espandersi”. “Questa settimana” ha aggiunto parlando oggi a Radio24, “si procederà ad una posa di recinzioni per contenere il virus. C’è preoccupazione, ciò che rischia di più è il settore suinicolo, dobbiamo fare il possibile affinché il virus sia contenuto e non ci sia trasmissione ai suini altrimenti è un problema per la filiera. Bisogna anche dire con chiarezza che il virus non è trasmissibile da animale a uomo“.

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