I morti nel mondo per il coronavirus Sars Cov 2, secondo i dati del portale Our world in data che raccoglie le informazioni dalle autorità sanitarie, sono oltre 6 milioni e 240mila. Un numero enorme a fronte però di quasi i 517 milioni di persone contagiate dall’inizio della pandemia di Covid. Ma, come più volte ipotizzato dagli epidemiologi e virologi, quel numero potrebbe essere molto più basso della realtà. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità infatti la malattia, sconosciuta fino alla fine del 2019 quando è apparsa per la prima volta in Cina, ha ucciso tra i 13,3 e i 16,6 milioni di persone tra il 2020 e il 2021.

Una stima che quindi raddoppia, ma con lo scenario peggiora quasi triplica, il numero delle vittime attribuite direttamente al Covid. “Nuove stime dell’Organizzazione mondiale della sanità mostrano che l’intero bilancio delle vittime associato direttamente o indirettamente alla pandemia di Covid-19 tra il 1 gennaio 2020 e il 31 dicembre 2021 è stato di circa 14,9 milioni (da 13,3 milioni a 16,6 milioni)” la nota dell’Oms. Solo negli Usa – secondo i dati raccolti da Nbc News – sarebbe stata superata la quota di un milione di morti per Covid-19, Il numero – equivalente alla popolazione di San Jose, in California, la decima città più grande degli Usa – è stato raggiunto a una velocità sorprendente: 27 mesi dopo che il paese ha confermato il suo primo caso del virus.

Intanto però continua la frenata della pandemia in alcuni zone del mondo: nella settimana tra il 25 aprile e il primo maggio sono stati registrati 3,8 milioni di casi e poco più di 15mila morti, con un calo rispettivamente del 17% e del 3% rispetto alla settimana precedente. Preoccupa la situazione dell’Africa e delle Americhe dove si assiste a una forte ripresa dei contagi, in aumento rispettivamente del 31% e del 13%. “A livello globale, i casi segnalati e i decessi per Covif-19 continuano a diminuire, con i decessi settimanali segnalati ai minimi da marzo 2020. Ma queste tendenze, sebbene benvenute, non raccontano l’intera storia”, ha detto il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus. “Spinti dalle sottovarianti di Omicron, stiamo assistendo ad un aumento dei casi segnalati nelle Americhe e in Africa. È troppo presto per sapere se queste nuove sottovarianti possono causare malattie più gravi rispetto ad altre sotto-varianti di Omicron, ma i primi dati suggeriscono che la vaccinazione rimane protettiva contro la malattia grave e la morte”.

Anche se non si ravvisano per il momento segnali di allarme, l’attenzione dell’Oms è focalizzata soprattutto su tre sottovarianti: BA.4 e BA.5 diffuse prevalentemente in Africa e BA.2.12.1 nelle Americhe che “hanno acquisito ulteriori mutazioni che potrebbero avere un impatto sulle loro caratteristiche”. Da questo punto di vista, ha detto Tedros, “il test e il sequenziamento rimangono assolutamente critici. Le sottovarianti BA.4 e BA.5 sono state identificate perché il Sud Africa sta ancora eseguendo il vitale sequenziamento genetico che molti altri Paesi hanno smesso di fare”.

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