Daniele, 28 anni, ha lavorato per anni nel turismo, ma a un certo punto della sua carriera ha deciso di abbandonare il settore. “All’inizio ho lavorato in nero o addirittura non pagato con la scusa che ero giovane e dovevo imparare. Poi sono stato assunto da un importante villaggio turistico della Costa Smeralda, ma nonostante avessi un contratto in regola le condizioni erano tutto fuorché corrette”, racconta a ilfattoquotidiano.it. Formalmente era assunto con un contratto da 6 ore al giorno per sei giorni alla settimana per un compenso mensile di 1.100 euro al mese, circa 7,50 centesimi all’ora. “In realtà lavoravo 13 o anche 14 ore al giorno e non avevo nessun giorno di riposo settimanale, ma quelle ore in più nessuno me le ha mai pagate. Erano dovute”. A conti fatti, Daniele ha lavorato per circa 3 euro scarsi all’ora. “Ci credo che non trovano personale, le condizioni fanno scappare anche i più volonterosi”, commenta, aggiungendo: “Ora lavoro da casa mia come operatore di call center e con un contratto part time da 5 ore giornaliere guadagno la stessa cifra di prima. Perché dovrei spaccarmi la schiena 14 ore al giorno per percepire ugualmente 1.100 euro al mese?”.

Da settimane prosegue incessante la saga degli imprenditori del settore turistico che si lamentano di non riuscire a trovare lavoratori per la stagione estiva. Con l’arrivo della primavera, puntuali come un orologio svizzero, le testate nazionali e locali vengono invase da articoli che raccontano le difficoltà di ristoratori, albergatori e proprietari di stabilimenti balneari nel trovare cuochi, camerieri, bagnini disponibili a lavorare presso le loro strutture. Tutti privi del dettaglio fondamentale: le condizioni offerte.

Alberto lavora come bagnino in Liguria da dieci anni e di pessime esperienze ne ha collezionate purtroppo molte: “Negli stabilimenti ho sempre avuto contratti da 4 ore al giorno, ma in realtà lavoravo almeno 6-7 ore e non avevo alcun giorno di riposo. Gli straordinari? Non esistono. Le ore lavorate in più non vengono retribuite”. Le testimonianze dei lavoratori del settore descrivono un quadro allarmante e il filo conduttore appare sempre identico. Anche nel caso in cui la struttura offra un contratto in regola, il salario mensile che il dipendente percepisce non rispecchia mai il reale monte orario lavorato. In sostanza, a fronte di 80/90 ore settimanali, il lavoratore se ne vede retribuire solamente 36 o 40, a seconda del tipo di contratto. Il resto delle ore? I più “fortunati” percepiscono parte del compenso in nero, moltissimi lavoratori però devono accontentarsi della cifra pattuita da contratto, lavorando di fatto gratuitamente il resto delle ore.

Gabriella è sarda, ha 50 anni e lavora nel mondo della ristorazione e del turismo da 35. Nonostante la lunga esperienza, le offerte per la stagione che sta ricevendo prevedono condizioni contrattuali assurde: “Ho risposto a due annunci da aiuto cuoca. Una struttura mi ha offerto 600 euro per sei ore al giorno sette giorni a settimana e l’altra, invece, 800 euro per dieci ore di lavoro al giorno – racconta a ilfattoquotidiano.it – Recentemente mi hanno chiamata da Olbia per offrirmi un lavoro come cuoca, aiuto cuoca e lavapiatti tutto in uno a 1.300 euro al mese con orario spezzato dalle 9.30 del mattino alle 2-3 di notte. Senza né vitto né alloggio. Con quello che costano gli affitti a Olbia durante la stagione, chi riesce a campare con uno stipendio del genere? Ho fatto tantissime stagioni, una volta pagavano davvero bene e si riusciva a vivere per il resto dell’anno. Se offrono queste retribuzioni a chi ha decenni di esperienza, figuriamoci quanto daranno ai giovani che tanto criticano. E quanti ne conosco, io, che purtroppo lavorano per 2 o 3 euro all’ora, sfruttati”.

Anna ha lavorato per 30 anni nel mondo dell’hotellerie, principalmente in Veneto, gestendo anche staff di 180 persone in alta stagione. “Mi sono licenziata perché mi vergognavo a proporre certe condizioni di lavoro ai miei colleghi”. La tipologia di proposta contrattuale più diffusa è il forfettario omnicomprensivo di tfr, ferie, rol, 13esima, 14esima. In pratica, il lavoratore percepisce un salario mensile che ingloba tutti gli istituti contrattuali previsti dalla normativa, un modo per “gonfiare” la cifra erogata mensilmente. “Tipicamente in alta stagione viene richiesto un impegno 7 giorni su 7 per due turni lavorativi spezzati 6.00 -15.00 e 18.00-22.00 per un compenso che si aggira intorno ai 50 euro al giorno. Alcune strutture non offrono nemmeno l’alloggio e lo stipendio proposto non arriva a coprire l’affitto che mediamente viene richiesto nel periodo estivo”, spiega Anna.

Non esiste solo la tipologia del forfettario omnicomprensivo. Se il candidato con esperienza non supera i 30 anni di età, viene immediatamente proposta un’assunzione tramite Garanzia Giovani, che permette di erogare un rimborso spese mensile e risparmiare su tasse e contributi. “In ogni struttura il capo reparto ha l’obbligo di istruire i suoi sottoposti sugli orari e riposi, in modo da concordare una versione dei fatti univoca in caso di controlli”, spiega Anna. E se qualche dipendente volesse fare causa? Il deterrente è presto trovato: alla fine del rapporto di lavoro viene imposto a ogni collaboratore un accordo tombale in modo da evitare eventuali azioni giudiziarie contro l’irregolarità del rapporto di lavoro. E molti, infatti, rinunciano a far valere i propri diritti.

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