Guardava video porno sul suo telefonino mentre si trovava nella Camera dei Comuni inglese e anche durante i lavori di una commissione parlamentare, incurante del fatto che altri potessero notare quell’insolita attività. È il caso di un deputato conservatore, accusato da una sottosegretaria del governo, che sedeva proprio accanto al collega. L’ennesimo scandalo a Westminster, per cui lo stesso partito dei Tory ha avviato un’indagine interna. La vicenda aumenta la tensione nelle stanze del governo, già travolto dalla serie di episodi relativi a molestie e sessismo.

Attualmente non si conosce il nome del deputato su cui si indaga e nemmeno se occupi le prime file, riservate ai membri dell’esecutivo, o quelle dietro dei ‘backbenchers’. In ogni caso, se fosse confermata la violazione del codice di condotta, rischierebbe di perdere il suo seggio all’interno dell’istituzione.

Su questa vicenda è intervenuto anche il primo ministro, Boris Johnson, che ha definito «del tutto inaccettabile» guardare video porno in aula. Lo scorso 27 aprile, il premier Tory aveva affrontato un altro tema spinoso: rispondendo durante il question time a una domanda del leader dell’opposizione laburista, Keir Starmer, sul caso della sua vice, Angela Rayner, accusata sulle pagine del Mail on Sunday da alcuni anonimi deputati conservatori di ricorrere a pose provocanti per distrarre i banchi del governo, Johnson aveva precisato che “non c’è spazio per il sessismo e le molestie in Parlamento“.

In merito all’episodio dei video porno, lo stesso giudizio è stato espresso in una nota dell’ufficio di Chris Heaton-Harris, il Chief Whip, ossia ministro-capogruppo responsabile della disciplina interna alla compagine di maggioranza: “Questo comportamento è del tutto inaccettabile e verranno presi provvedimenti“.

La misoginia e gli abusi rimangono comunque al centro del dibattito politico inglese: secondo i media ci sarebbero indagini in corso sulla condotta di ben 56 deputati, tra cui tre esponenti dell’esecutivo conservatore e due del governo ombra laburista accusati di una serie di abusi anche storici. Su simili comportamenti, Johnson ha promesso tolleranza zero.

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