Nel confronto legale e giudiziario tra Matteo Brigandì, storico avvocato della Lega (allora) Nord, e il partito guidato da Matteo Salvini, si aggiunge un nuovo capitolo. La Procura di Milano ha chiesto l’archiviazione di un’inchiesta per estorsione e infedele patrocinio che era stata aperta su denuncia del Carorccio a carico del legale che in passato aveva tutelato l’ex leader Umberto Bossi. L’indagine era relativa a delle sue richieste di pagamento di parcelle per attività di consulenza legale, dal 2000 al 2014, alla Lega per un importo totale di 3 milioni e 750mila euro.

Brigandì nell’ottobre del 2019 era stato condannato in primo grado a 2 anni e 2 mesi per patrocinio infedele e autoriciclaggio in un processo a Milano che vedeva sempre contrapposti l’ex parlamentare ed ex legale del Carroccio e la Lega di Matteo Salvini (parte civile e che ha ottenuto un risarcimento di oltre un milione e 870mila euro). Dopo quel verdetto l’ex avvocato di Bossi, però, ha inoltrato alla Lega nuove richieste di pagamento di parcelle per attività che avrebbe prestato, così ha sostenuto, nell’arco di 15 anni a favore del movimento politico per quasi 4 milioni di euro. La Lega allora ha sporto denuncia per estorsione e infedele patrocinio, facendo presente che proprio dopo la sentenza del Tribunale milanese quelle istanze erano non solo infondate, ma anche illecite.

La Procura ha deciso di chiedere l’archiviazione perché quelle richieste di liquidazione di compensi, formalizzate con una lettera di diffida ad adempiere in cui si prospettava di passare semmai alle vie legali, non possono ritenersi illecite. E non si può, per i pm, contestare nemmeno l’infedele patrocinio (già oggetto fino al 2012 della sentenza) dato che Brigandì non ha più alcun incarico per il Carroccio.Da qui l’istanza di archiviazione, a cui si è opposta la Lega, e su cui, dopo un’udienza di discussione nei giorni scorsi, dovrà decidere un gip.

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