Ho questo calcolo incastrato nel rene sinistro che mi fa soffrire ogni santo giorno, la soluzione è bombardarlo attraverso una sonda che entrerà nel mio pisello, ma i tempi di attesa sono lunghi, almeno due mesi. Ancora due mesi di antidolorifici e gastroprotettori: un delirio. La moglie del mio amico panettiere mi ha suggerito un decotto di prezzemolo la mattina a digiuno, deve essere un rimedio egiziano perché il mio panettiere è nato al Cairo. Sarà quel che sarà, come direbbe Dickens nel suo romanzo Tempi difficili.

Questo per dirvi che anche il 25 aprile sono stato sotto attacco di un calcolo pulsante e bastardo, atrocemente sintomatico, e nonostante ciò il mio spirito cinefilo da missionario mi ha portato a inforcare la bicicletta per raggiungere piazza Duomo e raccontare il 25 aprile a modo mio. Ogni urto che prendevo sul pavé era una scossa lancinante, i cubetti di pietra sono in diretto contatto con i calcoli: si danno del tu. Eppure Ricky l’eroe ha continuato a pedalare verso la meta. Avere 53 anni e soffrire ti porta a provare empatia per la bellezza delle fanciulle in manifestazione, quindi le mie inquadrature si sono posate dolcemente sui loro jeans e sui loro ombelichi scoperti. Vero balsamo per i miei dolori.

Ma non ci sono solo le fanciulle, c’è anche la tragedia di un paese bombardato ogni giorno, l’Ucraina è come il mio rene, un nido di sofferenze, ecco perché sono stato vicino alla bandiera ucraina, a chi la sosteneva, alla dignità di quei volti, e ho voluto raccontare col mio sguardo il silenzio tragico di quei volti. Le immagini più belle sono quelle dei bambini che giocano e si rincorrono sotto i colori della bandiera ucraina, perché è quello che devono fare i bambini: giocare. Mentre gli adulti giocano alla morte, i bambini giocano alla vita. E viene da pensare che la più grande disgrazia dell’esistenza sia quella di crescere e diventare adulti. Il piccolo film che ho girato si chiude proprio sul volto di una bambina preoccupata per qualcosa che scorge davanti a sé, in un punto imprecisato della piazza. Quella preoccupazione è come un monito che chiama in causa ognuno di noi.

Si tratta del film di un poeta e non di un giornalista, non vedrete mai queste immagini in un telegiornale. Sono fermamente convinto che ogni sguardo abbia la sua dignità, e lo sguardo di un poeta ha la dignità della propria libertà, non deve rispondere a nessuna logica, ma solo alla propria emozione. Ogni tg dovrebbe avere il suo poeta di riferimento. Nietzsche scriveva che non esistono fatti ma solo interpretazioni di fatti, e questa è la mia interpretazione di un 25 aprile tutto ucraino, perché il cuore dei poeti pulsa per l’Ucraina e su questo non ci sono dubbi, i poeti stanno sempre dalla parte degli aggrediti, dalla parte dei più deboli, questa è la forza della poesia.

Così vi lascio alla visione del mio piccolo film, per chi avrà il desiderio e la voglia di spendere sette minuti della propria vita. La mia speranza è che quando bombarderanno il mio calcolo, l’Ucraina potrà tornare ad alzare gli occhi al cielo per contemplare le nuvole e non le bombe, in un paese libero dove i bambini possano tornare a fare il proprio mestiere: giocare, giocare e giocare. Liberi e felici. La prima ricostruzione dovrà essere quella delle altalene che fanno oscillare i bambini nei giardini pubblici.

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