Quale Francia emergerà da questo voto se verrà rieletto stasera Macron? Sarà una Francia molto divisa, con una estrema destra molto diffusa, un tasso di astensionismo enorme, una grandissima diffidenza verso la politica e un odio trasversale nei confronti di Macron da parte della sinistra, dell’estrema destra e di tanti ceti popolari. C’è un grande rischio per Macron, anche con la sua vittoria: potrebbe pensare che ha vinto, mentre, secondo me, in realtà non ha convinto. E questo è un grande problema per lui, perché dovrà convincere i francesi e cercare di riunire questo Paese molto fratturato. “. Sono le parole pronunciate ai microfoni della trasmissione “Il caffè della domenica”, su Radio24, dal politologo francese Marc Lazar, docente della Luiss e dell’Istituto di studi politici di Parigi, Sciences Po, a proposito del voto che oggi riguarderà 15 milioni di francesi.

Lazar descrive la complicata situazione politica e sociale in Francia: “Dai sondaggi sappiamo che quasi un elettore su due di Jean-Luc Mélenchon non andrà a votare o voterà scheda bianca, quindi il 18% dei voti degli elettori del partito di sinistra La France Insoumise dovrebbe andare per la Le Pen e il resto per Macron. La guerra Russia-Ucraina non ha avuto alcuna influenza, se non all’inizio, quando ha causato il declino molto rapido del candidato di estrema destra Eric Zemmour, talmente legato a Putin che è davvero crollato. Ma successivamente i francesi non si sono interessati alla guerra al punto da esserne influenzati nel voto. La motivazione principale del voto francese è la situazione sociale. È stata indubbiamente una campagna elettorale non entusiasmante e priva di grande passione, tanto che quasi l’80% dei francesi non voleva scegliere tra Macron e Le Pen. Tuttavia, è sbagliato accusare i due candidati di non aver presentato un progetto”.

Il politologo spiega: “Marine Le Pen ha un progetto molto chiaro di società, di politica, di economia e lo ha presentato in questa campagna molto intensa: si è presentata con un volto normale, ma c’è da dire che in Francia l’estrema destra ha un aspetto umano. Anche se dice che non vuole uscire dall’Europa, in realtà vuole uscire dalla Ue, vuole cambiare le istituzioni politiche francesi, vuole separare i francesi e gli stranieri, vuole rimettere in discussione tutti i principali elementi della cultura politica francese. Dal canto suo – continua – Macron è entrato tardi nella campagna elettorale: quando ha cominciato a vedere il pericolo della Le Pen, ha cercato di difendere il suo bilancio governativo, ha ammesso l’esistenza dei problemi in Francia e soprattutto ha insistito sulla preoccupazione sociale francese e sull’ecologia. La verità è che ci sono sicuramente due progetti di Paese nel programma di Le Pen e di Macron, ma anche due rigetti che oggi si confrontano nel voto francese: il rigetto di Le Pen e il rigetto di Macron“.

Lazar, infine, individua alcune analogie tra lo stato attuale della politica in Francia e in Italia: “Ovviamente c’è una enorme differenza tra i due Paesi per la legge elettorale e per il fatto che noi eleggiamo un presidente della Repubblica con poteri enormi, mentre in Italia c’è un sistema parlamentare. Ci sono però cose abbastanza simili, come ad esempio un’estrema destra forte, ma divisa. Fratelli d’Italia, infatti, non ha sostenuto Marine Le Pen, la stessa Giorgia Meloni ha detto che non si riconosce in lei. Salvini, invece, ha subito sostenuto fortemente la Le Pen. Anche in Italia – conclude – c’è il problema di costituire una forza di centro che riunisca Pd, alcuni raggruppamenti, una parte di Forza Italia, con una linea direttrice: l’Europa. Anche questa è la grande lezione del voto francese: chi è con l’Europa e chi è contro l’Europa. In più, in Italia, c’è il grosso problema di sapere che fine farà il M5s: farà un’alleanza col Pd o cercherà di correre da solo? In questo caso forse c’è una certa somiglianza con La France Insoumise di Mélenchon, anche se ci sono molte differenze“.

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