Si celebra oggi la Giornata mondiale della Terra a trent’anni da quel giugno 1992, in cui a Rio De Janeiro si tenne un vertice storico, la prima conferenza mondiale dei capi di Stato sull’ambiente. Un evento senza precedenti passato alla storia proprio come ‘Il Summit della Terra’ e che fu padre delle ‘responsabilità comuni ma differenziate’ e dei ‘target non vincolanti’ per ridurre le concentrazioni di gas serra, stabilizzandole entro il 2000. La gravità della situazione non era ancora così evidente a tutti, ma fu chiaro che sarebbe stato difficile mettere la salvezza del Pianeta davanti alle ragioni economiche. E così è ora, che queste ragioni sono anche (ma non solo) conseguenza della guerra in Ucraina. La Terra, ancora una volta, è in balìa degli eventi, schiacciata dagli interessi che hanno portato a 11 milioni di dollari i sussidi che ogni minuto alimentano il settore fossile. Ma anche da emergenze ed esigenze diverse. In queste ore, il Wwf ricorda che a livello globale il più importante fattore diretto alla base della perdita di biodiversità negli ultimi decenni “è stato il cambiamento dell’uso dei suoli e, principalmente, la conversione di habitat primari incontaminati in sistemi agricoli”. Riferendosi proprio agli effetti della guerra in Ucraina, invece, Confagricoltura sottolinea “la necessità di incrementare le produzioni agricole interne, preservando e recuperando le materie prime e garantendo produttività e fertilità dei suoli”.

La Terra, in mezzo – Conseguenze dirette della guerra sulla ‘terra’ sono stati, di fatto, i quattro milioni di ettari di aree ecologiche continentali liberati da Bruxelles “per fare fronte al deficit di approvvigionamento causato da molti fattori, tra cui i cambiamenti climatici, e oggi accelerato dal conflitto in Ucraina” e che fanno parte di una serie di misure per far fronte all’aumento dei prezzi di energia, mangimi e fertilizzanti in Ue. Confagricoltura ricorda anche il piano di riforestazione previsto dal Green Deal europeo e che prevede la piantumazione di tre miliardi di alberi entro il 2030. In queste stesse ore, però, il Wwf descrive un’altra immagine della ‘terra’: “Il 75% della superficie terrestre non coperta da ghiaccio è già stata significativamente alterata, la maggior parte degli oceani è inquinata e più dell’85% delle zone umide è andata perduta” ricorda in un documento. E anche in un’Italia che in assoluto presenta il più alto numero di specie “ospitando circa la metà di quelle vegetali e circa un terzo di tutte le specie animali attualmente presenti in Europa”, questa ricchezza di biodiversità “è seriamente minacciata” e, dalla metà del secolo scorso, “ha subìto una fortissima riduzione”. Tra i fattori di pressione “il consumo di suolo per nuovi insediamenti civili e industriali e l’inquinamento del suolo e delle acque”.

Un pianeta in bilico – A livello globale, Il Wwf parla di un pianeta in bilico. “I dati dell’ultimo Living Planet Report – scrive l’associazione – certificano il drammatico calo della biodiversità”. Negli ultimi 50 anni, il calo medio medio delle popolazioni di vertebrati è del 68%, mentre circa il 25% delle oltre 93mila specie per le quali è valutato lo status di conservazione (inserite nella Lista rossa IUCN) è attualmente minacciato di estinzione. “L’agricoltura consuma oggi il 40% della superficie terrestre ed è responsabile del 23% delle emissioni di gas serra” spiega il Wwf, secondo cui “questa conversione dei suoli avviene a danno soprattutto degli ecosistemi forestali, che ospitano l’80% della biodiversità terrestre”. Nel XXI secolo è stato perso il 10% della superficie forestale globale (circa 10 milioni di ettari l’anno), mentre da luglio 2020 a luglio 2021 la deforestazione in Amazzonia è aumentata del 22% rispetto all’anno precedente. Sebbene sia stata per decenni cruciale nell’assorbire anidride carbonica dall’atmosfera, però, uno studio pubblicato nel 2021 su Nature ha evidenziato come parte della foresta amazzonica stia ora emettendo più carbonio di quanto ne catturi. Due i principali fattori: aumento della deforestazione e cambiamento climatico, con intensificazione della stagione secca e degli incendi “che provocano da un lato la riduzione della capacità di fotosintesi e dall’altro un aumento della mortalità degli alberi e, quindi, delle emissioni”.

A trent’anni da Rio – Nel frattempo, mentre si decide il passo da tenere, le decisioni da rinviare, le politiche energetiche da adottare e che utilizzo fare della ‘terra’, il tempo non si ferma. A che punto è il Pianeta Terra lo può dire solo la scienza, che deve fare i conti con i tentativi di ingerenza di diversi Paesi e lobby. Nell’ultimo report del Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici (Ipcc) delle Nazioni Unite, gli scienziati dicono che “se al 2030 le emissioni si saranno ridotte di un quarto, resteremo sotto la soglia di 2°. Altrimenti salirà oltre i 3°C, con conseguenze catastrofiche”. Per ora gli investimenti nel passaggio a un mondo a basse emissioni di carbonio “sono circa sei volte inferiori a quanto dovrebbero essere”. Le conseguenze già si pagano, anche in Italia. E non è un caso se la fondazione Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici ha scelto di celebrare la Giornata della Terra pubblicando online un nuovo servizio climatico, una classificazione interattiva degli eventi estremi in Italia. Giorno per giorno informazioni, mappe, bollettini, analisi climatiche ad alta risoluzione e testimonianze degli impatti generati. La siccità di questa primavera in tutta Italia, il ciclone mediterraneo abbattutosi sulla Sicilia lo scorso ottobre, l’alluvione in Liguria qualche settimana prima. Sono alcuni degli eventi meteorologici intensi che hanno interessato di recente la penisola, causando rilevanti impatti socioeconomici. E, tornando a una prospettiva globale, è impossibile non pensare al futuro. Save the Children sottolinea come già oggi un miliardo di bambine e bambini siano a rischio a causa della crisi climatica, ma anche che “i piccoli nati nel 2020 saranno esposti ad ondate di calore eccessivo in media sette volte di più rispetto ai loro nonni e saranno colpiti 2,6 volte in più dalla siccità, 2,8 volte in più dalle inondazioni dei fiumi, quasi 3 volte in più dalla perdita dei raccolti agricoli e dal doppio degli incendi devastanti”.

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