di Sara Gandini, epidemiologa e biostatistica, e Francesca Capelli, sociologa e scrittrice

Dai primi mesi del 2020, l’informazione e la politica italiane non hanno perdonato alla Svezia di aver affrontato la pandemia seguendo una strategia diversa dalla stragrande maggioranza dei paesi. Così, periodicamente, sullo Stato scandinavo vengono diffuse notizie travisate o totalmente false rispetto alla situazione epidemiologica.

In questi giorni, la commissione istituita dal governo svedese sotto la pressione del parlamento ha confermato che le scelte sanitarie della Svezia per la gestione della pandemia sono state “fondamentalmente corrette”. Più di 17 mila persone sono morte “per” o “con” Covid-19 in Svezia, più decessi pro capite che nei vicini paesi nordici, ma meno che nella maggior parte dei paesi europei che hanno optato per i lockdown. Se consideriamo l’eccesso di mortalità rispetto al passato, l’unico dato che ci permette di fare confronti affidabili, i dati dell’agenzia statistica Eurostat hanno mostrato che la Svezia ha avuto il 7,7% di morti in più nel 2020 rispetto alla sua media dei quattro anni precedenti e questo eccesso di mortalità è tra i più bassi in Europa.

Alla luce delle conoscenze attuali la commissione ha dichiarato che i lockdown e le chiusure introdotte in altri paesi non fossero necessari. Sono stati fatti degli errori all’inizio del 2020 ma il “giusto equilibrio” è stato raggiunto soprattutto per quanto riguarda il settore educativo. Le scuole materne, elementari/medie sono state tenute aperte, mentre le università e le scuole superiori in alcuni periodi sono passati alla didattica a distanza.

In Italia questo report è stato ovviamente ignorato, mentre i più importanti quotidiani italiani hanno dedicato uno spazio enorme a un discutibile articolo su una rivista senza impact factor ma spacciata come Nature. Si tratta di un articolo pubblicato su Humanities and Social Sciences Communications e la rivista non viene nemmeno elencata tra le riviste del gruppo Nature, infatti non è un articolo su uno studio medico-scientifico bensì rimane nell’ambito delle scienze sociali e della comunicazione della scienza. In questo articolo sociologico vengono presentate opinioni e nessuna analisi scientifica ulteriore se non un attacco politico alla Svezia e a Tegnell. L’articolo accusa pesantemente la Svezia di avere permesso che i pazienti Covid-19 più fragili e anziani fossero lasciati morire e trattati con terapie palliative come la morfina, anziché con l’ossigeno, e di un generale negazionismo mescolato a disinformazione pubblica riguardo alla diffusione del contagio e alle precauzioni necessarie.

I titoli dei nostri quotidiani sono particolarmente impressionanti. Repubblica: “Gestione pandemia, la Svezia diventa un caso: ‘Anziani lasciati morire e bimbi usati per diffondere il contagio’”. Corriere della Sera: “La strategia della Svezia contro il Covid è stata un fallimento, ora ci sono le prove: morfina invece di ossigeno, bimbi usati per diffondere il virus e manipolazioni”. Il Sole 24 ore: “Studio Nature: la Svezia ha lasciato morire gli anziani di Covid. Sulla prestigiosa rivista scientifica un atto di accusa che coinvolge autorità sanitarie, amministrative e politiche del Paese scandinavo”.

L’articolo, insomma, è stato letto da oltre 200 mila persone, eppure non si è ancora guadagnato nemmeno una citazione da altri lavori scientifici. Era già successo nel 2020 che la Svezia dovesse riprendere il modo con cui i giornalisti italiani trattavano le scelte svedesi: “Abbiamo notato che negli ultimi giorni si è generata una spirale di disinformazione su media autorevoli in Italia. Ad esempio, un’intervista del primo ministro Stefan Löfven alla televisione svedese è stata estrapolata dal suo contesto e citata in maniera non corretta”, si legge in un lungo post pubblicato mercoledì sulla pagina Facebook dell’Ambasciata di Svezia in Italia. La frase a cui ci si riferisce è quel “Non abbiamo fatto abbastanza” finito sui giornali di tutto il mondo.

Intanto la Svezia ha creato una commissione per valutare le proprie scelte sanitarie, qualcosa che in Italia difficilmente vedremo. Ma non è l’unico aspetto sui cui ci sarebbe da imparare. Lì hanno puntato tutto sulla fiducia tra cittadini e istituzioni, mentre da noi la gestione autoritaria della pandemia, dai lockdown agli obblighi vaccinali per età, ha creato solo scontro sociale. E se anche la giustificazione per le scelte del nostro governo fosse che gli italiani sono analfabeti funzionali – scusa usata per tutte le misure autoritarie e paternaliste durante tutta la pandemia – anche questa supposizione può essere rispedita al mittente. Secondo lo studio L’impatto della pandemia Covid-19 nell’opinione pubblica europea dell’Istituto Cattaneo di Bologna, che riassume i risultati di 12 mila interviste in Italia, Francia, Spagna, Germania, Spagna, Polonia e Svezia condotte nel 2020 e 2021, siamo molto poco complottisti e per nulla “novax”.

Non c’era alcun bisogno quindi di introdurre obblighi vaccinali. Come dichiara lo stesso Donato Greco, membro del Cts, al Corriere della sera, il fallimento dell’obbligo è storico: “È stato applicato tante volte e non ha mai portato risultati migliori delle strategie di offerta attiva e gentile. Significa cercare le persone, parlarci, convincerle, tornare a incontrarle. Tuttavia l’obbligo è stata una scelta necessaria per garantire la ripresa delle attività lavorative e sociali”. E’ quindi evidente che queste scelte sono tutte politiche e ben poco hanno a che fare con le evidenze scientifiche anche nell’ultimo anno, diversamente da quello che è successo in Svezia, in cui non hanno bisogno di appellare i cittadini come furbi o stupidi.

Cosa dovrebbero pensare allora i cittadini quando gli scienziati impongono misure che creano scontro sociale, pur sapendo che non hanno mai funzionato? Questa politica che ha portato all’obbligo vaccinale è la lineare prosecuzione della strategia dei lockdown, delle misure draconiane, delle mascherine all’aperto…. misure che non si basano sulle evidenze scientifiche, come Greco stesso dichiara, ma sul moralismo e un approccio autoritario che continua a trattare i cittadini come analfabeti funzionali. Per convincerci che le chiusure indiscriminate sono buone “in sé”, perché suggeriscono l’idea di un governo forte, competente, che ha in mano la situazione e che “fa quello che si deve fare”, per quanto doloroso. E se i risultati sono modesti, si può sempre dire che, se non si fosse fatto nulla, sarebbe andata ancor peggio. È una sconfitta per tutti, in primo luogo per la scienza e la politica, sempre meno credibili.

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