Da idea radicale di un gruppo di accademici a progetto concreto per il budget 2023 dell’amministrazione Usa. È la tassazione delle plusvalenze non realizzate, ovvero delle variazioni di valore dei beni detenuti nel proprio portafoglio. Attività finanziarie e non finanziarie, come gli immobili, possono aumentare di valore nel tempo, e la Casa Bianca ha deciso di non aspettare che questi beni siano venduti per tassarne le rivalutazioni, ma di effettuare i prelievi fiscali direttamente sugli incrementi di valore anno per anno, considerandoli come reddito ordinario. Una proposta lanciata qualche mese fa dagli economisti Emmanuel Saez e Gabriel Zucman, e che il presidente americano Joe Biden ha fatto sua con l’obiettivo di raccogliere 360 miliardi di dollari in un decennio tra le famiglie più facoltose del Paese. Le quali negli ultimi due anni sono aumentate e hanno visto crescere i propri patrimoni, nonostante il cigno nero della pandemia, o forse proprio grazie ad essa.

Un sistema iniquo – “Per troppo tempo, il nostro sistema fiscale ha premiato la ricchezza e non il lavoro – ha dichiarato la Casa Bianca in una nota – e ha contribuito alla crescita della disuguaglianza in America. Secondo la legge attuale, quando un lavoratore americano guadagna un dollaro di salario, quel dollaro viene tassato mentre lo guadagna. Ma quando un miliardario ottiene un guadagno perché i suoi investimenti aumentano di valore, troppo spesso quel guadagno non viene mai tassato”. In virtù di questo sistema molti miliardari sono riusciti a pagare aliquote fiscali inferiori rispetto ai lavoratori della classe media. Solo nel 2021, oltre 700 miliardari americani hanno visto aumentare la loro ricchezza di 1 trilione di dollari, riconoscendo in tassazione solo l’8% dei loro guadagni (realizzati e non realizzati), secondo le stime della stessa amministrazione Usa.

La crescita della disuguaglianza – Secondo il rapporto Taxing Extreme Wealth di gennaio 2022, a firma Oxfam, Fight Inequality Alliance, Institute for Policy Studies e Patriotic Millionaires, su dati Forbes e Wealth-X, gli americani con un patrimonio di almeno 50 milioni di dollari sarebbero 63.505, per complessivi 12,8 trilioni di dollari. Tra il 2016 e il 2021 questo gruppo è quasi raddoppiato, passando da 37.140 a oltre 63.505, con un patrimonio complessivo incrementato del 51,84% in valori reali, da 8,4 a 12,8 trilioni di dollari. Dall’inizio della pandemia, cioè da metà marzo 2020, il patrimonio dei miliardari americani è cresciuto di 2 trilioni dollari: il miliardario più ricco detiene un patrimonio maggiore del complessivo 40% dei cittadini Usa meno facoltoso. Il patrimonio dei miliardari americani supera quello del 60% della società americana meno abbiente.

L’avvento dei “super miliardari” – Parliamo del Paese al mondo che vede di gran lunga la presenza del maggior numero di miliardari. Il Billionaire Census 2021 di Wealth-X evidenzia negli Stati Uniti un totale di 927 miliardari (seguono Cina con 410, Germania con 174 e Russia con 120), in crescita nell’ultimo periodo di analisi del 17,6 per cento. L’incremento, secondo gli analisti, è stato sostenuto dai mercati azionari, che hanno registrato importanti rialzi grazie in particolare alle immissioni di liquidità da parte dell’amministrazione Usa, come il Cares Act del 2020, e all’intensificarsi delle attività online. I guadagni dei titoli tecnologici a maggiore capitalizzazione hanno infatti spinto i listini a livelli record, favorendo perfino la nascita di un gruppo che la stessa Wealth-X definisce di “super miliardari”, che ha iniziato a distinguersi dai miliardari semplici.

Gli obiettivi di budget – All’interno del suo progetto di budget per l’anno fiscale 2023, Biden ha chiesto al Congresso di approvare una legislazione che richieda alle famiglie americane più ricche di pagare un minimo del 20% su tutto il loro reddito. La Billionaire Minimum Income Tax, che mira a rendere il sistema fiscale americano più equo, dovrebbe ridurre il deficit di circa 360 miliardi di dollari nel prossimo decennio. La tassa dovrebbe applicarsi allo 0,01% delle famiglie americane, quelle con un patrimonio superiore a 100 milioni di dollari. Oltre la metà delle entrate proverrà da famiglie che detengono attività per un valore superiore a 1 miliardo di dollari.

Il concetto di reddito – Il progetto di Biden mira a tassare le plusvalenze come reddito ordinario e a eliminare la possibilità agli incrementi patrimoniali, se non realizzati attraverso una vendita, di non essere tassati. Le plusvalenze non realizzate sono quelle che si concretizzano su beni che non sono stati venduti ma che hanno modificato la loro valutazione economica dall’acquisto. Si considera qualunque proprietà che abbia un valore di mercato, con diversi livelli di liquidità: azioni e obbligazioni, naturalmente, ma anche un’opera d’arte oppure un terreno o un immobile. Ma se per i primi casi i listini azionari offrono una valutazione immediata, e la crescita di valore concorre agli incrementi patrimoniali evidenziati dagli analisti, per i beni illiquidi i nuovi redditi potrebbero esistere solo sulla carta, in assenza di una nuova proposta di acquisto da parte di un altro soggetto disposto riconoscerne un certo valore. Questo significa che se una casa, comprata a un certo prezzo alcuni anni addietro, oggi ricevesse una valutazione di mercato più alta, la differenza di valore sarebbe considerata un reddito soggetto a tassazione – in questo caso fino a pareggiare il 20% complessivo di imposte -, anche se non ci fosse alcuna intenzione di vendere la casa stessa.

I limiti della proposta – Il piano prevede comunque un tetto e la possibilità di differire i pagamenti. Se una famiglia, specifica la Casa Bianca, pagasse già il 20 per cento del proprio reddito “pieno”, cioè imponibile standard più reddito non realizzato, allora non pagherà alcuna imposta aggiuntiva. Solo se le plusvalenze non realizzate che al momento sono esentasse consentissero di pagare meno del 20% del proprio reddito completo, allora sarà necessario un versamento supplementare per soddisfare il minimo del 20 per cento. La proposta prevede inoltre la possibilità di ripartire i pagamenti integrativi sul reddito non realizzato su nove anni, e in futuro su cinque anni, per le integrazioni sul nuovo reddito. Ma soprattutto sarebbe comunque permessa la possibilità di differire ulteriormente i pagamenti negli anni a venire, riconoscendo all’amministrazione degli interessi su quanto non (ancora) versato.

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