di Pietro Francesco Maria De Sarlo

Sono sconcertato dalle ultime uscite di Enrico Letta sul Foglio e a Mezz’ora in più, prima che dal merito dal metodo. Mai visto nella storia del Pd che la linea politica, e su questioni epocali, fosse determinata in solitudine e in modo così estemporaneo dal suo segretario, invece di passare tramite infiniti dibattiti, spesso tormentati, a sostegno di mozioni contrapposte. Nel merito le questioni sollevate sono tante per trovare tutte trattazione in questo breve spazio. Mi limiterò a due sole tesi del segretario: istituzione di un gruppo guida di quattro paesi (Germania, Francia, Italia e Spagna) in Europa e la difesa comune.

Il “Trattato che adotta una Costituzione Comune” – questa è la formulazione corretta, poiché l’Europa non ha una costituzione votata a suffragio universale – prevede “un futuro di pace fondato su valori comuni” e “… è vietata qualsiasi discriminazione in base alla nazionalità”. Il rimanente afferma la parità di diritti e doveri e l’uguaglianza di tutti i cittadini. Né potrebbe essere diversamente in una costituzione che abbia un briciolo di dignità.

Perché quindi gli altri 23 Paesi europei dovrebbero accettare questo “quadrumvirato” rinunciano anche al diritto di veto e all’unanimità decisionale? Quale idea di democrazia c’è dietro questa ipotesi? Perché i rappresentanti di questi quattro paesi, eletti in competizioni locali, devono contare di più degli altri nelle decisioni comuni? Vero è che la proposta di Letta è già un miglioramento rispetto all’attuale traino a “uno e mezzo”. Il mezzo, all’uno tedesco, è stato aggiunto da Macron che abilmente è entrato nei giochi che contano strombazzando il suo europeismo, ma nei fatti tirando l’acqua al mulino della grandeur e degli interessi francesi. Insomma quello che ci avevano raccontato avrebbe fatto Draghi, sigh!

Ma è proprio l’idea di alcune nazioni più uguali delle altre, filone su cui si inserisce Letta, che sta minando alla base il concetto stesso di unica comunità politica ed economica. Figlio di questa visione è l’Eurogruppo, responsabile della drammatica vicenda greca condotta più con lo spirito di comminare sanzioni verso uno stato nemico, che non vuole allinearsi alla potenza dominante, che con lo spirito di un piano di aiuti per sollevare l’economia di un paese fratello e della stessa comunità umana prima che politica.

A mio modo di vedere l’identità europea non è compatibile con la prosecuzione degli Stati Nazionali. Meglio sarebbe abolirli e creare l’Unione delle Macro Regioni, dove al vertice di tutte le istituzioni ci sia un parlamento eletto a suffragio universale.

Riguardo all’esercito comune chi stabilisce le regole di ingaggio e di intervento? Quale la collocazione istituzionale del suo Alto Comando? Letta non penserà alla stessa collocazione del Mes o della Bce, fuori dalla giurisdizione del Parlamento Europeo, ma frutto di trattati autonomi che nei fatti rispondono ai Paesi più potenti dell’Eurogruppo? La pace è alla base della Costituzione italiana ed europea. Quale dovrebbe essere la politica estera dell’Europa? Di potenza, come quella perseguita da Usa e Russia, o di pace? Letta dice che devono vincere i valori europei. Quali? L’affermazione suona molto simile a “esportare la democrazia”. Cosa che di guai ne ha già prodotti abbastanza.

La questione quindi non è da poco perché gli interessi geopolitici dei Paesi europei non sono omogenei. Che garanzie ci sono che per gli interessi di geopolitica del Nord Europa non si sacrifichi la Grecia o Malta o Cipro o l’Italia? Ho solo dato una grattata superficiale ai nodi da sciogliere prima di andare nella direzione proposta. Il punto è che Letta, come il gaffeur planetario Draghi, non è un leader eletto ma “nominato” dal sistema e in ogni proposta e in ogni atto si legge in controluce la difesa degli interessi di casta e del consolidamento del “sistema” che li protegge. Con buona pace per i pilastri fondanti della democrazia.

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