Come è noto, la politica energetica italiana seguirà principalmente le indicazioni inserite nel Piano nazionale integrato per l’energia e il clima (Pniec) e nel Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), che nelle loro versioni finali – ci auguriamo – saranno un po’ diverse da quelle attuali, ove non spiccano certamente quei “cambi di passo” che in molti attendevano. E con la crisi ucraina – ormai guerra – in atto, nulla di buono si prospetta all’orizzonte. Anzi si ha l’impressione, ormai certezza, che purtroppo sempre di più si spinga verso una sola direzione. Quando invece sarebbe da riflettere e cogliere l’occasione per fermarsi e pensare.

La produzione di energia rinnovabile rappresenta, dopo l’efficienza e il risparmio energetico, l’aspetto più rilevante da tenere in considerazione, e l’analisi delle richieste di connessione di impianti a fonti rinnovabili gioca un ruolo chiave per identificare e monitorare le necessità e i fenomeni che potrebbero interessare il sistema energetico nazionale. Questo in attesa e con la speranza che ci si affranchi presto dall’attuale sistema di approvvigionamento energetico, che vede le fonti fossili in un ruolo ancora troppo rilevante.

Come messo ben in evidenza da alcuni esperti del settore, come ad esempio l’ingegner Gian Battista Zorzoli, presidente dell’Associazione italiana economisti dell’energia (Aiee), il Pnrr è un Piano senza sinergie e la sua approvazione, malgrado il palese divario tra i suoi contenuti e le linee guida per la compilazione, ha un’unica credibile chiave di lettura: il nostro paese è too big to fail per effetto della crisi economica provocata, anche ma non solo, dalla pandemia.

Secondo Zorzoli, l’approvazione del Pnrr è stata anche un’apertura di credito a Mario Draghi, considerato persona dotata dell’autorevolezza e dell’esperienza necessarie per riuscire a realizzare le riforme richieste, sebbene nel poco tempo disponibile non si potesse porre rimedio all’impostazione complessiva delle precedenti versioni. Secondo me, invece, bisognerebbe osare di più. Le capacità le abbiamo: ciò che manca adesso è il coraggio di riconoscere gli errori fatti finora e, soprattutto, il coraggio di percorrere una strada nuova, lontana dalle logiche che hanno guidato finora la politica energetica italiana – sempre che ce ne sia stata una.

Come messo in evidenza, un altro punto debole del Pnrr è l’assenza di riferimenti essenziali per la definizione dei suoi obiettivi; preoccupa in particolare la coerenza tra gli obiettivi indicati nel Piano e quelli, ancora non definiti, per la decarbonizzazione, la filiera dell’idrogeno e l’economia circolare. Quest’ultima, tra le riforme da attuare entro i prossimi 4-5 mesi, non vede ancora un’adeguata allocazione di risorse economiche, a parte la gestione dei rifiuti, aumentando il rischio di un utilizzo non ottimale dei fondi a disposizione. Il mancato sfruttamento di sinergie tra progetti, come nel campo dell’agricoltura, o lo sviluppo di soluzioni contraddittorie, come per l’idrogeno, sono tra le principali debolezze del Piano. Tutto ciò evidenzia un’assenza di visione di lungo termine che impedisce il rilancio della competitività dell’industria italiana, sia nelle aree più innovative che nei settori più colpiti dalla transizione e a cui non sono state allocate risorse per la decarbonizzazione.

Rimane il dubbio sulla effettiva capacità del Piano di stimolare, al di là dei fondi pubblici, anche l’intervento di capitali privati, che sono il vero fattore moltiplicativo per la crescita economica e occupazionale. Ricordando sempre che per “crescita” economica si dovrebbe intendere quella “sostenibile”, in quanto lo sfacelo che abbiamo oggi sotto i nostri occhi è dovuto proprio a un’applicazione un po’ troppo “leggera” del concetto di sostenibilità. Ormai tutto è sostenibile, non esiste spot pubblicitario ove non sia menzionata la parola “sostenibilità”. È quindi necessario imparare a riconoscere i prodotti che veramente si mettono sul percorso della sostenibilità e modificare le abitudini di acquisto e consumo. E questo sia nelle piccole spese (alimentari, prodotti per la casa, abbigliamento), sia nelle scelte che riguardano come muoversi e come riscaldare o rinfrescare la propria casa. Le soluzioni ormai esistono e sono sempre più accessibili, sta a noi volerle vedere e attuare.

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