Meno legno dall’estero e maggiore abbattimento di alberi sul territorio nazionale. Questo lo scenario che rischia la Finlandia, vicina europea della Russia putiniana. Secondo le previsioni del Pellervo Economic Research, istituto indipendente di ricerca sull’economia applicata e organizzazione senza scopo di lucro, nei prossimi anni l’industria forestale del Paese attraverserà un grande cambiamento, proprio a seguito della guerra e del conseguente stop dato ai rapporti commerciali con Mosca. Gli effetti arrivano su un settore che l’anno scorso si è ripreso dal crollo del 2020, e ha toccato il picco dal 2018: 13 miliardi. Nel 2021, riferisce il Natural Resources Centre of Finland, l’importazione di legno da Helsinki era pari a 12.7 milioni di metri cubi. Polpa di legno soprattutto – costituiva la metà del totale, o poco più – seguita da trucioli e altre produzioni. Il Paese di provenienza era, nel 73% dei casi, la Russia. Seguita dall’Estonia, che ha fornito il 12%, e dalla Lettonia, con il 9%. Per sostituire questo materiale, Helsinki dovrà ripiegare sulle proprie foreste, da una parte, e puntare su altri Paesi, dall’altra.

Metri cubi di legno – Sempre secondo i dati raccolti dal Natural Resources Centre of Finland, già lo scorso anno in Finlandia sono stati abbattuti più di 65 milioni di metri cubi di tronchi e circa 10 milioni di metri cubi di legno per l’uso nell’industria forestale. Il totale sale perciò a 76 milioni. Dato che il legname importato dalla Russia sarà sostituito da quello nazionale, i volumi di abbattimento aumenteranno nel corso di quest’anno – dice Pellervo – del 3%. L’anno prossimo gli investimenti nel settore forestale aumenteranno sia per il fabbisogno di cellulosa sia per lo stesso taglio del mercato. Anche in questo caso si stima una crescita del 3%. È perciò probabile che la raccolta del legname superi il massimo che sia mai stato raggiunto, 80,5 milioni di metri cubi.

Paesi baltici e cellulosa – Per sostituire il materiale proveniente dalla Russia, spiega il report di Pellervo, si farà riferimento anche ai Paesi del Mar Baltico e si punterà a incrementare l’approvvigionamento da lì. Inoltre, il governo di Helsinki punta a rafforzare le forniture interne. Cosa non semplice, anche perché l’Upm, fra le maggiori cartiere del mondo, ha interrotto la produzione di cellulosa e si è fermata causa scioperi. La quota dei paesi baltici di legno grezzo importato nel suo complesso è aumentata del 14%, coprendo poco più di un quinto del volume di legno importato. Al tempo stesso, una potenziale riserva potrebbe essere l’Europa centrale, in particolare Germania e Repubblica Ceca, dove, spiega Pellervo, l’offerta di legna grezza è aumentata rispetto agli anni precedenti.

“Peggio degli anni ’90” – Le sanzioni Ue hanno colpito lo scambio fra i due Paesi sia nelle importazioni sia nelle esportazioni: la dogana finlandese ha registrato un crollo di oltre il 60% in entrambe le direzioni e in relazione alle due settimane precedenti all’applicazione dei provvedimenti. Olli-Pekka Penttila, direttore della dogana, ha detto all’agenzia Reuters che le conseguenze sul commercio sono peggiori anche rispetto a quelle del 1991, anno in cui l’Unione Sovietica si è sgretolata: “Negli anni ’90 non c’erano sanzioni, le operazioni di pagamento funzionavano e non esisteva un problema di reputazione per le aziende”, ha spiegato Penttila. “Ora tutte e tre queste cose sono realtà. Significa che l’impatto è certamente più corposo rispetto al contesto del 1991”.

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