Dal trionfo di Irpin all’inferno di Bucha. Lunedì, attorno alle 16,30, è stato lo stesso sindaco della cittadina alle porte di Kiev a dare la positiva notizia per il fronte ucraino attraverso il suo canale Telegram al termine di una giornata campale. La capitale ha respirato i combattimenti, specie la parte a nord-ovest, proprio in direzione dei due centri della cintura, distanti tra loro una manciata di chilometri e a venti minuti di macchina da Maidan. Il messaggio postato dal sindaco-combattente, Oleksandr Markushin, è stato ripreso in fretta dagli altri canali Telegram e poco dopo è arrivata la conferma. Le battaglie decisive per evitare lo sfondamento dei tank russi con la Z sul ferro si sono sviluppate proprio in quel fazzoletto di terra.

Negli ultimi giorni i combattimenti si sono fatti più intensi. In realtà la cacciata dei russi da Irpin era stata annunciata verso la metà della passata settimana, ma la conquista non era stata totale. Di riflesso, mentre a Irpin il primo cittadino celebra la notizia sulle ceneri di una cittadina che in sostanza non esiste quasi più, a pochi chilometri a nord la situazione resta drammatica: “Colpi contro le case dei civili, infrastrutture distrutte, fuoco sui cittadini in fase di evacuazione: l’esercito russo sta commettendo crimini inenarrabili su Bucha. Non li perdoneremo”, è il commento di un portavoce militare di Kiev rilasciato nel pomeriggio.

Stando a quanto riferito da una delle due parti coinvolte nel conflitto, la situazione a Bucha sarebbe drammatica. A una ventina di chilometri in linea d’aria, l’eco dei bombardamenti e dei colpi di artiglieria è stata una fedele compagna per tutto il corso della giornata. I ripetuti boati alternati al suono delle sirene che oggi hanno riecheggiato tre volte nel corso della giornata su Kiev. Una situazione divenuta una prassi ormai. La capitale è ridotta a uno scheletro vuoto, soprattutto nella zona periferica a nord-ovest. Gli abitanti della zona sembrano ormai rassegnati e a ogni suono della sirena nessuno reagisce con particolare ansia. Eppure le bombe e i proiettili cadono a pochi chilometri.

Se l’esercito ucraino dovesse riuscire a respingere le truppe russe ancora più indietro, verso nord e verso il confine bielorusso, a Kiev si aprirebbe una nuova partita e soprattutto si allenterebbe la morsa. La città ha un aspetto spettrale, le strade sono semivuote e tutti i negozi, gli uffici e le attività sono chiuse. Solo nella zona centrale tra il quartiere olimpico e piazza Indipendenza, lungo via Shota Rustaveli, alcuni caffè e ristoranti sabato hanno timidamente riaperto i battenti. Soprattutto i giovani ne stanno approfittando. Servizi attivi anche all’interno della stazione ferroviaria con i convogli da e per Leopoli e Kharkiv operativi, ma per il resto, a parte farmacie, qualche ‘magazin’, un paio di banche e i venditori ambulanti, tutte le saracinesche sono abbassate. L’attesa normalità è ancora lontanissima.

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