Davanti al Congresso Usa il ricordo di Pearl Harbor e dell’11 settembre. Al Bundestag il riferimento al muro di Berlino e al ponte aereo degli Alleati, alla House of Commons una citazione di Winston Churchill ai tempi del secondo conflitto mondiale. Di fronte alla Knesset addirittura il richiamo all’Olocausto. Nelle orazioni, tutte diverse, che Volodymyr Zelensky ha rivolto ai parlamenti occidentali (oggi alle 11 parlerà alle Camere italiane riunite) finora è emerso un tratto comune: l’appello a ricordare passaggi drammatici della storia recente dei rispettivi Paesi, mettendoli a confronto con la tragedia ucraina per spingere i governi al sostegno militare. Uno strumento retorico (in senso tecnico) molto efficace nell’aiutare a immedesimarsi, che però nel caso israeliano si è ritorto in parte contro il presidente-attore, accusato dal governo di Tel Aviv di essersi spinto troppo in là con le analogie. Zelensky infatti ha tracciato un parallelo tra il 24 febbraio 2022 (data dell’invasione russa) e lo stesso giorno del 1920, quando “fu fondato il Partito nazionalsocialista dei lavoratori, un partito che ha preso milioni di vite, distrutto interi Paesi, provato a uccidere nazioni”.

“L’invasione russa dell’Ucraina – ha detto di fronte ai deputati israeliani – non è solo un’operazione militare, come sostiene Mosca. È una guerra su larga scala mirata a distruggere il nostro popolo“. Perciò, ha aggiunto, “ho il diritto di fare questo parallelo e questo confronto. La nostra storia e la vostra storia, la nostra lotta per la sopravvivenza e la Seconda guerra mondiale. Ascoltate ciò che dice il Cremlino. Sono le stesse parole risuonate allora, ed è una tragedia. Il partito nazista voleva distruggere tutto e tutti, conquistare le nazioni e cancellare tutto di voi, anche il nome e le tracce. La chiamavano “la soluzione finale della questione ebraica”. Ascoltate le parole che si sentono a Mosca: di nuovo la “soluzione finale”, ma riferita a noi, alla “questione ucraina“, per così dire. Proprio come ottant’anni fa“. Un paragone definito “scandaloso” in un tweet dal ministro israeliano delle comunicazioni, Yoaz Hendel.

Lo stesso pattern, però, affiora in tutti gli altri discorsi tenuti da Zelensky. Ecco un passaggio di quello pronunciato al Congresso statunitense: “Ricordatevi di Pearl Harbor, della mattina del 7 dicembre 1941, quando il vostro cielo è stato oscurato dagli aerei che vi attaccavano. Ricordatevi. Ricordatevi dell’11 settembre, di quel terribile giorno del 2001 quando si tentò di trasformare le vostre città in campi di battaglia. Quando cittadini innocenti furono attaccati dall’aria. Nessuno se lo aspettava, non avete potuto fermarlo. Il nostro Paese vive la stessa cosa ogni giorno”. Ai deputati del Bundestag, la camera bassa di Berlino, il presidente ucraino invece si è rivolto così: “Siete di nuovo al di là del muro. Non il muro di Berlino, ma nel centro dell’Europa, tra libertà e schiavitù. E questo muro diventa più spesso a ogni bomba che cade sulla nostra terra”. E ancora, nel chiedere la no-fly zone sui cieli dell’Ucraina: “Ricordate cos’ha significato per voi il ponte aereo di Berlino? È stato possibile realizzarlo perché il cielo era sicuro. Non eravate uccisi dal cielo come succede adesso da noi, che non possiamo neanche fare un ponte aereo! Il cielo ci regala soltanto bombe e missili russi”.

Di fronte alla House of Commons di Londra, infine, Zelensky ha citato il celebre discorso che Winston Churchill aveva tenuto nello stesso luogo il 4 giugno del 1940, una delle più potenti orazioni politiche della storia. “Voglio ricordarvi parole che la Gran Bretagna ha già ascoltato e sono tornate attuali. Non ci arrenderemo, non saremo sconfitti, combatteremo fino alla fine. Combatteremo per mare, nell’aria, nelle foreste, nei campi, sulle spiagge, per le strade. Non vogliamo perdere il nostro Paese, come voi non volevate perdere il vostro quando i nazisti lo attaccarono, e voi combatteste per la Gran Bretagna. E aggiungo che chiediamo il vostro aiuto, l’aiuto dei Paesi civilizzati”. Dati i precedenti, dunque, sono in molti a scommettere che nel discorso al Parlamento italiano il capo dello Stato ucraino citerà la Resistenza partigiana contro l’occupazione nazista dopo la Seconda guerra mondiale, immaginando forse – come sarebbe normale – di trovarsi di fronte un uditorio compattamente orgoglioso di quella pagina di storia. Difficile, infatti, che Zelensky conosca i distinguo e i tentativi di revisionismo che sono all’ordine del giorno nel nostro dibattito pubblico. E d’altra parte ha di certo cose più serie a cui pensare.

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