“Almeno 2.000 civili addestrati, in ogni grande città dell’Ucraina, erano pronti a rovesciare Zelensky. E almeno 5.000 civili erano pronti a uscire con le bandiere contro Zelensky su richiesta della Russia”. Fiancheggiatori a Berdyansk, Kherson, Mariupol, Kharkiper avrebbero accolto gli invasori con tanto di fucili e striscioni. Ma in realtà esistevano solo sulla carta, nei rapporti riservati trasmessi a Putin dai suoi servizi d’intelligence. Rapporti zeppi di informazioni “falsate” dagli stessi servizi, allo scopo di accondiscendere al capo del Cremlino, ma sulla base dei quali Putin ha deciso di fare il passo nella Storia che ha gettato nel panico l’intero pianeta. E’ il retroscena di una fonte dell’Fsb, l’erede del Kgb e fucina della classe dirigente putiniana, sui piani d’invasione dell’Ucraina che si sono trasformati in un inferno da molte migliaia di morti e dalle conseguenze economiche devastanti per la Russia.

Destinatario del racconto è Vladimir Osechkin, attivista dei diritti umani in esilio che dall’inizio dell’invasione aveva ricevuto quattro lettere analoghe. La quinta, giudicata attendibile e rilanciata su Twitter, è di appena 600 parole ma conferma come siano aumentate le pressioni all’interno del Servizio di sicurezza federale, erede del Kgb sovietico. Non solo, è sempre più alto il livello dello scontro fra le diverse strutture di sicurezza con un Putin, ormai consapevole di essere stato tratto in inganno dalle informazioni sbagliate fornite dall’intelligence, che ha chiesto di far cadere altre teste dopo l’arresto di due alti esponenti: il numero uno Sergei Beseda, responsabile dell’intelligence sull’Ucraina, e il suo vice Anatoly Bolukh, addetto alla disinformazione. L’accusa è su due fronti: aver fornito informazioni false sulla pronta disponibilità di civili e politici locali ad abbracciare l’invasione russa, voltando le spalle a Zelensky, e quella di aver fornito ai nemici, cioè agli ucraini, informazioni dei movimenti delle colonne russe in Ucraina.

La fonte rivela all’attivista che il Servizio federale di protezione della Federazione Russa, cioè la Guardia Pretoriana di Putin, e il Dipartimento russo di controspionaggio militare (DKVR) stanno dando la caccia alle “talpe” e ai traditori dell’FSB e al Genstaff, cioè lo stato maggiore delle forze armate della Federazione Russa, per le fughe di notizie sui movimenti delle colonne russe in Ucraina. “Ora il compito di ogni struttura è trasferire la colpa agli altri e rendere più visibile la colpa degli altri. Quasi tutti noi qui (FSB) ne siamo occupati in questo momento”. La fonte rivela soprattutto cosa dicevano i rapporti, falsi, forniti al Cremlino: dicevano né più né meno quel che Putin voleva sentirsi dire. E cioè che in ogni grande città ucraina “erano stati preparati circa 2mila civili a rovesciare Zelensky”, e che altri 5mila, su richiesta della Russia, “erano pronti a marciare con bandiere contro di lui”. Ma non era così, e si è visto.

“Vuoi farti una risata?” scrive la fonte: “Ci si aspettava che noi (FSB) fossimo gli arbitri per incoronare i politici ucraini che avrebbero dovuto iniziare a farsi a pezzi a vicenda, in competizione per il diritto di essere chiamati “allineati con la Russia”. Avevamo anche stabilito dei criteri su come selezionare il meglio del meglio (dei politici ucraini)”. Naturalmente, spiega la lettera, “sono state anche sollevate alcune preoccupazioni sul fatto che potremmo non essere in grado di attirare un gran numero di persone (politici) nell’Ucraina occidentale, tra i piccoli centri e la stessa Leopoli”. E infatti il quadro reale che si presenta agli invasori è stato poi ben diverso. “Cosa abbiamo effettivamente? Berdyansk, Kherson, Mariupol, Kharkiv sono le aree più popolate filo-russe (e non c’è supporto per la Russia nemmeno lì). Il piano va in pezzi, un piano può essere sbagliato: può produrre un risultato del 90%, anche del 50% o del 10%. E sarebbe un totale fallimento. Qui – è 0,0%”.

Come è potuto accadere? La lettera risponde così. “Quello 0,0% è il prodotto dei calcoli sbagliati derivati da anni di lavoro di funzionari di alto rango molto seri. Che ora passano per talpe e “nemici”. Se sono così cattivi, allora chi li ha nominati e chi ha controllato il loro lavoro? Risposta: le persone della stessa qualità ma di un rango più alto. E dove finisce questa piramide della responsabilità? Al capo (Putin)”. E qui, sostiene la fonte, “accadrà qualcosa di straordinario”, lasciando intendere che il capro espiatorio del pasticcio e prossima vittima del repulisti in corso sarà Alexander Vasilyevich Bortnikov, il direttore dell’intero FSB.

Impossibile oggi stabilire se le cose siano andate proprio così. Ma nelle precedenti informative questa fonte, e non solo, ha sostenuto che Putin era così certo dell’accoglienza amichevole degli ucraini da aver maturato la scelta dell’invasione con pochi fedelissimi, il ministro della difesa Serghej Shojgu, il capo di Stato Maggiore delle forze armate Valerij Gerasimov e i capi del controspionaggio. Non ne erano informati invece il governo russo, gli stessi vertici dell’intelligence FSB, né la governatrice della Banca centrale russa. E dunque nessuno, neppure l’aggressore, poteva sospettare la resistenza che avrebbe trovato, la risposta dell’occidente con armi e sanzioni così pesanti. La lettera a tratti suona beffarda. Putin, di fatto, sarebbe stato “disinformato” dai suoi stessi servizi. L’FSB ha acquisito il diritto di condurre operazioni all’estero alla fine degli anni ’90, quando Vladimir Putin era il direttore di questo servizio speciale.

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