Il vertice di Versailles “è stato un successo, raramente ho visto l’Ue così compatta”. Il premier Mario Draghi parla in conferenza stampa dopo l’incontro informale con gli altri leader europei, riuniti da Emmanuel Macron per trovare una rotta comune, in attesa del Consiglio europeo, nell’affrontare la crisi conseguente all’invasione russa dell’Ucraina. I tre macrotemi sul tavolo sono clima, difesa ed energia. E Draghi avverte: “I bisogni finanziari dell’Ue per rispettare gli obiettivi sono molto grandi. Secondo i calcoli della Commissione e assumendo che la mancanza che vogliamo riempire sulla difesa è lo 0,6%, il fabbisogno risulta essere pari a 1,5 o 2 o più trilioni di euro“. “Bisogna trovare un compromesso su dove trovare le risorse, a livello di bilancio nazionale questo spazio non c’è. Serve una risposta europea“, sottolinea il premier italiano. Una risposta che va in una sola direzione: “C’è la convinzione che la Commissione debba rivisitare temporaneamente le regole che ci hanno accompagnato in questi anni”.

La risposta europea – “Specialmente nella discussione di giovedì c’era uno spirito di solidarietà su tutti gli argomenti trattati che non credo di ricordare”. Così il presidente del Consiglio descrive il vertice informale Ue di Versailles, terminato da poche ore. La risposta europea alla Russia “ha quattro pilastri“, spiega Draghi. Una prima risposta alla crisi energetica, viene dalla “diversificazione in due sensi: nei confronti di altri fornitori di gas rispetto al gas russo e su questo abbiamo cominciato a lavorare e stiamo facendo un buon progresso. L’altra direzione è la sostituzione di fonti fossili con rinnovabili. Questa è l’unica strada su cui contare nel lungo periodo. Bisogna fare molto di più per incrementare visibilmente gli investimenti in questo settore”., sottolinea il premier in conferenza stampa.

Le tasse sugli extraprofitti – L’obiettivo di mettere un tetto al prezzo al gas, invece, “è molto complesso. Su questo ci sono vari pareri. La Commissione al prossimo consiglio europeo presenterà un rapporto su come diminuire il contagio dal gas”. Draghi ricorda invece che la tassazione degli extraprofitti delle società elettriche, dovuti al balzo dei prezzi energetici, è “certamente una fonte cui guardare con attenzione”: secondo le stime della Commissione europea, una simile misura darebbe un gettito che in Europa potrebbe arrivare a 200 miliardi di euro.

Le materie prime – Un altro punto cruciale toccato dai leader nel corso della discussione riguarda “le insufficienze di materie prime, tra cui l’agro-alimentare. La risposta è che se ciò si aggreverà occorrerà importare da altri Paesi, come Usa, Canada o Argentina“, afferma Draghi. “Ciò determina una necessità di riconsiderare tutto l’apparato regolatorio e questo argomento lo ritroviamo sugli aiuti di Stato, sul Patto di Stabilità. C’è la convinzione che la Commissione debba rivisitare temporaneamente le regole che ci hanno accompagnato in questi anni”, ribadisce più volte il premier. L’ultimo pilastro è la “la sicurezza europea“, che è “irrinunciabile, ma lo è anche quella transatlantica. Noi dobbiamo avere una difesa forte che si affianchi alla Nato“, dice Draghi.

L’adesione di Kiev – Il premier parla anche di un altro tema scatenato dalla guerra di Putin, la possibile adesione dell’Ucraina all’Unione europea: “C’è una grande disponibilità da parte di tanti, una grande determinazione da parte di altri e una notevole cautela da parte di altri ancora”, riassume Draghi. “Le regole per entrare sono molto precise e prevedono un lungo periodo di riforme strutturali. Io sono il primo a pensare che un messaggio di incoraggiamento sarebbe d’aiuto ma occorre rispettare anche cosa dicono gli altri”, aggiunge.

Gli effetti delle sanzioni – Infine, sulle sanzioni contro la Russia Draghi commenta: “Sono molto pesanti e sono state adottate da tutti senza esitazioni. Possono essere anche più pesanti, l’importante è essere consapevoli che hanno un impatto su famiglie e imprese e, soprattutto, per il mantenimento della loro produzione”. “Questa situazione se non affrontata ha il potenziale di fratturare il sistema economico Ue spingendolo verso il protezionismo“, prosegue il premier. Che però invita alla cautela: “Dobbiamo prepararci ma non è assolutamente un’economia di guerra. Ho visto degli allarmi esagerati. Prepararsi non vuol dire che ciò debba avvenire sennò saremmo già in una fase di razionamento”. “Dobbiamo ri-orientare le nostre fonti di approvvigionamento e ciò significa costruire delle nuove relazioni commerciali“, ribadisce poi Draghi.

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