Tre complessi aziendali e varie disponibilità finanziarie sono stati sequestrati ad Antonio Piromalli, 50 anni, figlio del boss di Gioia Tauro Giuseppe Piromalli detto “Facciazza”. Il decreto di sequestro, emesso dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria, è stato eseguito dai carabinieri del Ros. I sigilli sono stati applicati a beni che hanno un valore pari a circa un milione di euro e che si trovano nelle province di Reggio Calabria e Milano.

Nel 2017 Antonio Piromalli era stato coinvolto nell’inchiesta “Provvidenza” in seguito alla quale è stato condannato in appello a 19 anni e 4 mesi di reclusione per associazione mafiosa, riciclaggio, intestazione fittizia di beni e truffa aggravata. Una condanna ancora non definitiva e per quale pende un ricorso in Cassazione. Dalle indagini patrimoniali, coordinate dal procuratore Giovanni Bombardieri e dall’aggiunto Gaetano Paci, sarebbe emerso il controllo esercitato dalla cosca Piromalli di parte della filiera commerciale agricola reggina. Filiera che sarebbe stata condizionata tramite un consorzio sequestrato e attraverso il quale ingenti quantitativi di agrumi venivano inviati per la successiva vendita al mercato ortofrutticolo di Milano dove i carabinieri del Ros hanno registrato l’operatività della cosca Piromalli. Alla famiglia mafiosa di Gioia Tauro, infatti, sarebbe riconducibile un’impresa, sequestrata, che operata all’interno del mercato ortofrutticolo del capoluogo lombardo dove Antonio Piromalli avrebbe gestito un posteggio di rivendita di frutta e verdura. Quest’impresa, stando alle risultanze investigative e processuali, veniva utilizzata da Piromalli per commercializzare una partita di agrumi di scarsa qualità che non era stata accettata da nuovi clienti dell’Est Europa.

Nell’hinterland milanese, inoltre, è stata individuata e sequestrata una società di import-export formalmente di proprietà di una società avente sede negli Stati Uniti d’America e risultata invece riconducibile direttamente al figlio del boss Piromalli. Era l’impresa che, secondo gli inquirenti, sarebbe stata utilizzata insieme ad altre società operative nel territorio statunitense per perpetrare una frode alimentare, con un guadagno compreso tra 1,5 e 2 milioni di euro, in danno di società americane che operano nel settore della grande distribuzione. In sostanza queste ultime avrebbero acquistato, tramite l’intermediazione di Piromalli ed il supporto logistico prestato dalla impresa sequestrata, diversi container spediti dal porto di Gioia Tauro e contenenti una miscela di olio di sansa d’oliva che era stata poi rivenduta negli Stati Uniti ad operatori rilevanti della grande distribuzione come olio extravergine d’oliva.

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