Hanno suonato il campanello indossando la divisa da poliziotti, ma quando la porta si è aperta hanno mostrato il loro vero volto. Implacabile. Anche di fronte a un ragazzino di 16 anni colpevole soltanto di portare dalla nascita un cognome pesante: gli hanno sparato due volte. Senza pietà. Hanno proseguito la loro missione e hanno continuato a fare fuoco. Il secondo bersaglio, padre del 16enne, era probabilmente il vero obiettivo: Antonello Francavilla, 45enne al vertice di una delle tre batterie mafiose della “Società Foggiana” che da anni si scontrano per il controllo del capoluogo pugliese. Padre e figlio sono ora in gravi condizioni, ma è la situazione del minore a suscitare grandi preoccupazioni.

La lunga scia di fuoco e sangue tra i clan pugliesi si protrae, tra momenti di tregua e guerriglia urbana, fin dagli anni ’70, ma oggi, per la prima volta, le batterie si sfidano oltre i confini pugliesi. Francavilla, infatti, era agli arresti domiciliari a Nettuno, in provincia di Roma: una meta lontana dal campo di battaglia, scelta per convincere i giudici che così distanti, i mafiosi foggiani non riusciranno ad avere contatti con i loro affiliati. E così, un anno fa, il 45enne aveva lasciato il carcere dopo una lunga detenzione per le diverse condanne riportate nei numerosi procedimenti che lo vedono coinvolto. Forse è stato già allora che i suoi nemici hanno cominciato a pianificare l’agguato. La lontananza non è bastata a fermarli.

E sull’origine di quel piano, gli investigatori foggiani, non hanno dubbi: l’ordine di ammazzare Francavilla è partito dalla città pugliese. Il movente è da ricercare nell’equilibrio altalenante tra i diversi gruppi: qualcuno potrebbe aver deciso di riprendere la scalata. E ha puntato in alto. Perché Antonello Francavilla è il capo della famiglia “Sinesi-Francavilla” che da sempre di fronteggia con i clan “Moretti-Pellegrino” e “Trisciuoglio-Prencipe-Tolonese“”. Dalle carte delle tante inchieste messe a segno in questi ultimi anni dalla procura di Foggia e dalla Dda di Bari, emergono, diverse ragioni che, secondo le logiche, criminali, potrebbero aver determinato questo raid. Come la vendetta: “Dopo l’omicidio del ‘morettiano’ Bruno Rodolfo avvenuto il 15 novembre 2018 – si legge nell’indagine Decima bis – taluni esponenti della ‘batteria’ Sinesi-Francavilla nutrivano forti timori per l’avvenuta scarcerazione di Moretti Pasquale, temendo che costui, quale esponente di vertice della batteria Moretti/Pellegrino, potesse impartire disposizioni finalizzate a vendicare l’omicidio del sodale Bruno Rodolfo, progettando agguati nei confronti degli esponenti della batteria rivale”.

Oppure la scalata di una nuova formazione: il pentito Carlo Verderosa, ai magistrati ha svelato infatti che una nuova batteria si era staccato dalla famiglia Sinesi-Francavilla: era composto dalle famiglie Frascolla, Lanza, Palumbo ed era stata “determinata dalla volontà di rendersi autonomi nella gestione dei proventi illeciti”. Nel suo colloquio con gli inquirenti, inoltre, il collaboratore aveva chiarito che la conseguenza dei progetti di scissione portati avanti dai fratelli Frascolla e Palumbo non poteva che essere una sola “che mi devi sparare o ti devo sparare”. E ancora l’agguato potrebbe essere scaturito dalla volontà di una batteria rivale di mettere le mani sulla cosiddetta “lista delle estorsioni”, il libro mastro della mafia foggiana che contiene tutti i nomi degli imprenditori e dei commercianti che mensilmente pagano il pizzo. In tempi diversi, le tre batterie hanno provato a dividersi equamente i proventi, ma sistematicamente le tensioni sono aumentate fino allo scoppio di nuove battaglie.

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