Come in una scena di Squid Game. Dal 3 febbraio più di 650 dipendenti dello stabilimento catanese di Pfizer sono rimasti in attesa di sapere chi esattamente avrebbe colpito la scure dei licenziamenti annunciati dalla multinazionale americana. Soltanto nel pomeriggio del 7 febbraio, dopo un weekend di ansia, è stato trasmesso dall’azienda ai sindacati l’elenco dei 130 esuberi. “Ho saputo che ero nella lista da una chat whatsapp tra noi dipendenti e non riuscivo a crederci: nessuno mi aveva avvertita in questi giorni, anzi, mi era stato detto che non mi avrebbe riguardato”, racconta Elisa Tomasello, che lavora qui da 5 anni e mezzo. “Vivevo a Milano, lavoravo lì. Poi ho visto l’opportunità di tornare a casa a Catania e l’ho afferrata. Prima ho avuto contrattini, poi mi hanno assunta a tempo indeterminato. Sono in un reparto di grande responsabilità, quello che si occupa del rinnovo della licenza dei farmaci, delle gare di appalto. In questi anni ho progettato una vita qui e ho rinunciato alle offerte di altre multinazionali perché ero sicura del mio lavoro qui dentro, in una grande azienda che ha prodotto il vaccino anti- Covid, ricevendo molte commesse pubbliche”.

E invece il gruppo ha deciso di tagliare: “Due reparti completamente chiusi, ne resta uno solo in piedi per la produzione del Tazocin (un antibiotico per iniezione, ndr)”, spiega Graziella Faranna, Rsu Filctem Cgil. Saranno 130 persone a vedere stralciato il contratto a tempo indeterminato, mentre per 50 interinali il contratto non verrà rinnovato a febbraio e per altri 60 da qui ad agosto. Una mannaia che oscura l’orizzonte: “La cosa peggiore è che non abbiamo prospettive”. La notizia dei licenziamenti, infatti, arriva dopo anni in cui il volume di produzione del farmaco era sempre più ridotto. Lo stabilimento di Catania fu fondato nel 1959 dall’American Cyanamid la prima azienda a produrre il vaccino contro la poliomielite, l’azienda cambiò in seguito nome in Wyeth e si fuse nel 2009 con Pfizer. La sede siciliana, tuttavia, negli anni non ha mai rinnovato la produzione, rimanendo ferma al Tazocin e ad alcuni antitumorali. Già da prima del Covid la produzione era diminuita. Fino al colpo duro di ottobre, quando “abbiamo perso il mercato più grosso, quello cinese. A quel punto abbiamo chiesto una convocazione, ma non ci hanno ricevuto“, continua Faranna. “Hanno detto con chiarezza che sono interessati alle biotecnologie e non hanno mai investito in questo sito, la prospettiva se nulla cambia è la chiusura”, allarga le braccia la sindacalista interna. L’allarme è dunque non solo per i licenziamenti ma anche per una totale dismissione del sito catanese, che si è visto dimezzare gli investimenti passando da 27 milioni circa l’anno a 13.

Nonostante le rassicurazioni del gruppo, secondo cui il sito “svolge un ruolo fondamentale“, la delegata teme che la chiusura non sia lontana: “Fanno sempre così. Smantellano pezzo dopo pezzo. Prima c’hanno succhiato il sangue, abbiamo lavorato in qualsiasi condizione, sfruttando la debolezza di un territorio depresso, in cui le possibilità di fare altro sono scarsissime, per arrivare a questo esito”. Tomasello racconta per esempio di aver “lavorato molto spesso oltre l’orario, senza essere retribuita per lo straordinario. Per senso di appartenenza e del dovere lo si fa senza problemi”. Ora l’investimento della multinazionale nello stabilimento di Catania viene dimezzato, e a produrre il nuovo farmaco anticovid sarà quello di Ascoli. “Nel frattempo non convocano le parti, non rispondono alle proposte di prepensionamento: con noi non dialogano”, lamenta Gerri Magno, segretario generale Filctem Cgil. Così, insieme alle altre sindacalisti – Carmelo Giuffrida, segretario generale Ugl chimici, Giuseppe Mirabella, Rsu Ugl chimici, Marco Puliafito, Rsu Ulitec e Alfio Avellino, segretario generale UilTec – hanno proclamato il blocco straordinario, lo stato di agitazione e hanno indetto lo sciopero per il 4 marzo. Nel frattempo anche la politica si è mossa.

“Evidentemente i miliardi di euro incassati durante la pandemia non sono abbastanza”, ha sottolineato il leader di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni che ha presentato un’interrogazione parlamentare. “È l’ennesimo colpo al cuore industriale del nostro Paese, dimenticato dalla politica e da tempo alla deriva. Un impoverimento che colpisce direttamente famiglie e cittadini. Non è una novità perché sappiamo bene come funziona: privatizzare i profitti e socializzare le perdite. Ma è qui che dovrebbe intervenire lo Stato, il pubblico”. “Chiediamo immediatamente che l’azienda cancelli l’ipotesi di licenziare, così come chiediamo a gran voce l’intervento del Mise e dei governi nazionale e regionale per definire la vertenza, aggiunge il segretario del Pd provinciale catanese, Angelo Villari.

“La Regione batta un colpo e difenda il futuro di centinaia di famiglie”, invoca poi la consigliera regionale del M5s, Jose Marano. “Gli interessi delle multinazionali non possono umiliare il territorio e qui la politica regionale deve dare un colpo di reni. Già lo scorso ottobre avevo preso parte al sit in di protesta dei sindacati e avevo chiesto risposte a Musumeci che sono state inesistenti. Adesso davanti a questo disastroso quadro il presidente della Regione, invece di flirtare con i partiti del centrodestra pietendo una ricandidatura, vuole esercitare il suo ruolo e convocare un tavolo con azienda e parti sociali? In un periodo così florido per Pfizer appare profondamente ingiusto pianificare un futuro lacrime e sangue per uno stabilimento, come quello catanese, affidabile, produttivo e con alte professionalità”.

L’azienda ha precisato che “come previsto dalla normativa nazionale ha provveduto a trasmettere via email a Confindustria e ai sindacati, il 7 febbraio, la lista di procedura di mobilità, conseguentemente all’annuncio durante gli incontri con gli stessi rappresentanti delle sigle sindacali svolti il 3 febbraio” e “la suddetta lista non riporta, in conformità con le normative vigenti sulla procedura e sulla privacy, i nominativi dei lavoratori, ma soltanto la lista delle posizioni in esubero”. Inoltre “l’app di messaggistica WhatsApp non costituisce assolutamente un canale ufficiale dell’azienda e non è stata utilizzata in alcun modo da Pfizer per diffondere comunicazioni ufficiali”.

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