Nessuna assoluzione, solo un nuovo rinvio dell’udienza, l’ennesimo per Patrick Zaki. Oggi nell’udienza a porte chiuse al tribunale di Mansoura, il giudice monocratico ha deciso di riaggiornarsi al 6 aprile. Una decisione che scaccia, per il momento, i fantasmi di una possibile condanna, sempre più improbabile dopo la scarcerazione dell’8 dicembre scorso, ma che non consegna allo studente dell’università di Bologna e alla sua famiglia la tanto attesa notizia di un’assoluzione piena. “Sono ottimista, siamo ottimisti – aveva dichiarato il giovane alla vigilia – Ovviamente sto anche in ansia. So bene che c’è la possibilità di tornare indietro alla casella di partenza, so che esiste lo scenario peggiore. Ci penso. In queste settimane non ho ricevuto alcun segnale che mi desse indicazioni”.

Lo studente ha rivelato che, una volta entrato in aula, è stato tenuto “circa mezz’ora” nella “gabbia degli imputati”. E ha poi confermato lui stesso ai giornalisti presenti che la prossima udienza è stata fissata per il 6 aprile. “Speriamo che qualcosa di buono accada il 6 aprile, dato che voglio essere di nuovo a Bologna il prima possibile – ha affermato il giovane – Penso che stiano provando a prendere tempo per la decisione finale, poi vedremo cosa succederà”.

È un’attesa ancora enormemente lunga quella di Patrick per avere finalmente la sua libertà. È una data che ricorre quella del 6 aprile. Nel 2020 e nel 2021 c’erano state altre udienze in questa data. Speriamo che sia l’ultimo giorno in cui Patrick si presenterà di fronte a un giudice e fino ad allora c’è da aspettare, da stargli vicino e accompagnarlo in questa lunga attesa di quella che speriamo sia l’ultima udienza”, è stato il commento di Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International in Italia.

Già in mattinata il giovane aveva detto di non credere che “la sentenza venga emessa già oggi, potrebbero volerci alcuni giorni per redigerla”. Ma forse non si aspettava un nuovo rinvio dell’udienza. Come successo dall’inizio del suo travagliato percorso giudiziario, sul posto erano presenti anche i diplomatici di Italia, Usa, Germania, Spagna, Belgio, oltre a una legale in rappresentanza dell’Unione europea. Visto che l’udienza è prevista a porte chiuse, come ai giornalisti anche ai diplomatici per ora non è stato consentito di entrare nel Palazzo di Giustizia.

Il clima in casa Zaki, però, rimane positivo. In un’intervista a Repubblica il ricercatore parla dei suoi piani: “Il più immediato è tornare a Bologna il prima possibile e rimanere lì per un periodo lungo. Spero di essere con i miei colleghi per l’inizio del prossimo semestre, che è fra pochi giorni. Cosa succederà dopo non lo so, so che continuerò a lavorare sui diritti umani“. E quando gli viene chiesto dove intenda portare a termine i suoi progetti, risponde: “Non lascerò l’Egitto per sempre. Il mio lavoro riguarda l’Egitto. Non voglio scappare. Io partirò quando si potrà ma la mia famiglia resterà qui. Verrà a trovarmi, certo, ma questo è il mio Paese. Non lo abbandono”.

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