Non prorogò lui il contratto fra il re dei traghetti e lo Stato, cui deve 115 milioni di euro. Furono, almeno formalmente, l’ex ministro De Micheli e l’attuale, Enrico Giovannini. Parla Danilo Toninelli, non indagato, oggi senatore semplice ma uomo chiave dei trasporti nei primi 15 mesi nel primo governo Conte. Mesi in cui succede quel che la Procura di Milano cerca di mettere a fuoco, ma già incendia il M5S, nel pieno della corsa per il Colle: l’indagine a carico di Beppe Grillo per le somme versate dall’armatore Vincenzo Onorato con contratti pubblicitari che gli inquirenti ipotizzano fittizi, fatti cioè per ricevere “favori” da parte dei parlamentari e funzionari ministeriali. Traffico di influenze illecite, l’accusa.

In quel periodo che va dal primo giugno 2018 al 5 settembre 2019, in cima al ministero dei Trasporti c’era lui, Danilo Toninelli. Secondo le fonti investigative, anche Toninelli avrebbe ricevuto notizia dei desiderata di Onorato via chat dal leader Cinque Stelle. Le chat partirebbero dal 2017. Inquirenti e investigatori hanno in mano conversazioni tra Onorato e Grillo, con tanto di inoltro dal secondo al primo, delle riposte ricevute dall’allora ministro sollecitato dal ‘garante’ dei Cinquestelle. Anche se Toninelli – precisa l’Ansa – non compare mai direttamente. Il tema? Rinnovare la convenzione fra lo Stato e Compagnia Italiana di Navigazione (Cin) per la continuità territoriale marittima. In altre parole, la proroga della concessione a Onorato.

L’ex ministro ha subito difeso se stesso e Grillo. Nel corso di una diretta Facebook coi suoi sostenitori ha poi respinto i sospetti ricordando i suoi rapporti non proprio idilliaci ma anzi burrascosi con l’armatore. Alla luce dei quali la butta lì: “Se mi hanno sostituito al governo per questa mia fermezza? Non ho elementi per rispondere, ma di certo per quello che ho fatto da ministro mi sono fatto tanti nemici”. Perché in effetti Onorato aveva a cuore due grandi operazioni: le gare sulle tratte in concessione e la battaglia sui contributi fiscali. Grillo o non Grillo, nessuna delle due sembra andata in porto.

Sul primo fronte il tema è antico e complesso. Acquistando aveva ereditato le ex compagnie di bandiera della navigazione l’imprenditore aveva ereditato la concessione che lo Stato aveva accordato in via diretta, l’ultima nel 2012, con un sostegno da 72 milioni di euro. L’Europa da anni chiedeva di liberalizzare mettendo a gara le tratte. L’Italia fissa la scadenza per i bandi a luglio 2020 e parte il confronto tecnico-politico sul sistema di assegnazione tramite gara pubblica che approderà in forma di bandi, gestiti da Invitalia, solo nel 2021 dopo due proroghe concesse dai governi Conte II (febbraio 2020) e Draghi (luglio 2021). Le gare ad oggi non sono ancora concluse. Dicono fonti del Mit che i ritardi sono dovuti alla complessità delle procedure: ma da che parte stava Toninelli quando era ministro e riceveva i solleciti del “garante”?

Le fonti aperte e pubbliche lasciano pochi dubbi. A gennaio 2019, durante una visita in Sardegna, annunciò lo stop alle “vecchie concessioni che provocarono solo danni ai cittadini”, promettendo entro il 2020 la nuova gara per garantire la continuità territoriale dell’Isola. Onorato, ricostruisce La Stampa, lo bollò allora come “ignorante” e lo accusò di fare “campagna e demagogia elettorale”. La lite si trasferì anche sul Blog delle Stelle, cioè dei parlamentari M5S, dove Toninelli minacciò di ricorrere alle vie legali. Non su quello di Beppe Grillo, su cui giravano invece i redazionali (a pagamento si è scoperto poi, per 120mila euro l’anno dal 2018 al 2020) che sostenevano l’altra grande causa di Onorato: le agevolazioni fiscali da riservare alle compagnie che coprono le tratte in concessione facendo lavorare gli italiani. Insulti, sfottò, minacce. Perché tanto calore? Forse, ma l’inchiesta potrà accertarlo, perché le pressioni esercitate, secondo l’accusa, dal vertice di Moby e Tirrenia tramite Grillo&Casaleggio, a Roma non trovavano tutta la sponda sperata? Magari verrà fuori che hanno contribuito a rallentare il lavoro del ministero, favorendo così due proroghe una via l’altra da parte dei governi Conte II e Draghi. Ma non hanno cambiato le procedure. E qualcuno come Toninelli, questa la suggestione, ne avrebbe pagato il prezzo con la mancata conferma nel Conte bis.

In Parlamento c’erano sicuramente pezzi schierati nella direzione opposta. Ad agosto di quell’anno, ad esempio, il senatore sardo M5S Ettore Licheri tornò a prendersela con gli armatori, a partire da Onorato, sostenendo che la convenzione dello Stato da 72 milioni di euro l’anno con Tirrenia per collegare la Sardegna “è un’anomalia di mercato nata da scelte politiche sconsiderate”. Lo stesso pensava il M5S sardo. I giornali ricordano oggi come nel febbraio 2018, al culmine della campagna elettorale che poi vinsero, i Cinque Stelle “arruolarono” la battaglia dei marittimi italiani in quel di Torre del Greco, promettendo di difenderli contro “una delle categorie più privilegiate di questo Paese, gli armatori”.

Sul palco, oltre a Grillo, salirono anche Carla Ruocco, Luigi di Maio. Non erano noti allora i contratti tra l’armatore campano, Grillo&Casaleggio, né che fosse stato proprio Onorato a suggerire il tema all’ex comico-amico, diventato leader di un partito. Ad agosto 2018 sul blog di Grillo veniva pubblicata invece una petizione in favore dell’armatore che, in virtù dell’italianità dei suoi equipaggi, chiedeva di riformare la legge 30 del 1998 che regola i benefici fiscali per chi batte bandiera nazionale. I giornali ora calcano molto sulla circostanza, senza ricordare che il re dei traghetti, oltre a finanziare tutta la politica da Renzi, Grillo a Fratelli d’Italia, comprava anche fior di spazi a pagamento sui giornali: l’1 maggio 2017, per dire, fece pubblicare una sua lettera aperta da molte testate.

In ogni caso Toninelli assicura pubblicamente di non aver fatto favori. Specie a chi era già favorito, come gli armatori. “Lo Stato deve tornare a fare lo Stato”, era il suo motto. E sui rapporti tra Onorato e il M5S, spiega: “Non lo so proprio. Quello che so è che io volevo servizi efficienti e tariffe più basse, ma soprattutto che non concedevo mai proroghe di concessioni e che non l’ho fatto nemmeno in questo caso”. Che ne è stato allora delle battaglie di Onorato per le quali, secondo gli investigatori, avrebbe pagato Grillo (e non solo)? La legge sugli sgravi fiscali per gli armatori è rimasta la stessa. Le pressioni esercitate dal giro renziano (Luca Lotti, Alberto Bianchi, Maria Elena Boschi) per riformularla sono agli atti dell’inchiesta fiorentina sui finaziamenti a Open, 300mila euro dall’armatore, compresa una sua mail con il testo per riformularla.

E le gare? Sono partite nel 2021, ma Onorato ne ha vinta giusto una, per la Genova-Porto Torres, mentre la parte del leone l’ha fatta il rivale Grimaldi. In attesa della fine delle procedure, il contributo pubblico per le tratte ancora in concessione si è dimezzato, arrivando a poco più di 30 milioni. I ritardi che hanno portato a estendere la durata dei contratti sono anche frutto di interferenze politiche? E’ il nodo della questione che la magistratura intende sciogliere, dando alla vicenda la sua direzione.

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