Dopo due giorni di indagini, sono stati rintracciati i responsabili del danneggiamento della scogliera di marna Bianca di Scala dei Turchi, a Realmonte (Agrigento). Si tratta di Domenico Quaranta, di 49 anni, nome già noto alle forze dell’ordine, e di un complice incensurato, Francesco Geraci, di 47 anni, entrambi di Favara. Un lungo curriculum quello di Quaranta, costellato da attentati e danneggiamenti. Già nel 2002, convertitosi all’Islam, fu autore dell’esplosione di una bombola di gas alla fermata del Duomo a Milano. Nel novembre del 2020 aveva, invece, già imbrattato con vernice spray la parete rocciosa della scogliera di punta Bianca. In mezzo una serie di attentati e danneggiamenti (uno anche alla Valle dei Templi e alla casa di Pirandello) per cui era stato condannato in via definitiva nel 2006.

Nel 2012 aveva perfino tentato una fuga dal carcere. Era tornato in libertà nel 2020, ma era sottoposto a divieto di avvicinamento ad Agrigento. Un divieto che non lo ha fermato, stando alle indagini dei carabinieri di Agrigento che sono risaliti a Quaranta e al suo complice grazie alle immagini delle videocamere piazzate in zona e alle perquisizioni in casa dei due indagati. Dalle immagini è stato, infatti, possibile distinguere un Ford Transit fermo in prossimità della Scala dei Turchi, dal quale sono scesi due uomini con due sacchi di ossido di ferro. Dalle immagini è stato pure possibile risalire alla targa e all’identità dei due indagati. A casa di uno di loro i militari hanno trovato vestiti sporchi di ossido di ferro, la sostanza rossa usata per lo sfregio. Stessa sostanza rintracciata nei sedili del Ford Transit.

Una protesta contro le forze dell’ordine e il sistema: secondo l’accusa questa è la motivazione alla base del gesto. Solo l’ennesimo di una lunga serie di attentati per Quaranta. Eppure scorso luglio il tribunale di Palermo ha rigettato la richiesta della misura di prevenzione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza chiesta nel mese di febbraio del 2021. Per la giudice Ettorina Contino non era necessaria perché, “pur rivelando un profilo personale irrispettoso delle regole di civile convivenza – scriveva lo scorso luglio – e incline alla reazione ai danni delle forze dell’ordine”, si trattava “di atteggiamenti certamente esecrabili e che, ove integranti illecito penale, troveranno nella sanzione penale adeguata risposta, ma che, dalla descrizione fornita nella proposta e negli allegati, non risultano avere determinato una lesione ai beni della sicurezza e tranquillità pubblica”. Quaranta e Geraci sono stati adesso denunciati per deturpamento di bellezze naturali. “I miei complimenti al comandante della compagnia di Agrigento, il maggiore Marco La Rovere per la tempestività delle indagini”, ha sottolineato il capo della procura di Agrigento, Luigi Patronaggio che assieme alla pm Chiara Bisso ha condotto le indagini.

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