Scontri di piazza, oltre 200 arresti e un governo di fatto rovesciato dalle manifestazioni. Otto persone, tra poliziotti e soldati della guardia nazionale, sono state uccise e 317 sono rimaste ferite. Mentre i dimostranti hanno già fatto irruzione nei municipi di alcune città, inclusa l’ex capitale Almaty, la più popolosa del Paese, dove hanno anche assediato e incendiato il palazzo presidenziale, secondo i media russi. Il caos politico in Kazakistan si è trasformato in guerriglia civile dopo che migliaia di persone si sono riversate per le strade di diversi centri, in una protesta senza precedenti nella storia del Paese, per manifestare contro l’aumento del prezzo del gas. Dopo l’intervento delle forze dell’ordine nel tentativo di sedare le rivolte, è stato dichiarato lo stato d’emergenza ad Almaty e nella capitale Nur-Sultan. In seguito è stato esteso a tutto il Paese. oggi il presidente Kassym-Jomart Tokayev ha deciso di sciogliere il governo guidato dal primo ministro Askar Mamin. E in un discorso alla Nazione ha fatto sapere che “ci sono morti e feriti“. La Russia invita le parti al “dialogo”: “Appoggiamo una soluzione pacifica a tutti i problemi nell’ambito del quadro giuridico e costituzionale e attraverso il dialogo, non attraverso disordini di piazza e violazione delle leggi”, ha reso noto in un comunicato il ministero degli Esteri. Il presidente ha inoltre dichiarato di aver fatto appello alla Russia e ai suoi alleati per aiutare il suo paese a reprimere le proteste superare quella che ha definito una “minaccia terroristica”.

Nel frattempo i manifestanti hanno puntato il principale aeroporto del Paese, quello internazionale di Almaty. Lo ha reso noto il canale di notizie locale Orda tramite Telegram. Secondo l’ufficio stampa dell’aeroporto, le autorità non hanno più il controllo dello scalo dopo che “45 invasori” hanno preso il controllo della struttura. Al momento del sequestro non erano presenti passeggeri nel terminal, precisa. Tutti i voli per il Kazakistan sono stati quindi cancellati.

L’esplosione di violenza per le strade dell’ex Repubblica sovietica dell’Asia Centrale ha reso necessaria la dichiarazione dello stato d’emergenza ad Almaty, la città più grande del Paese e sua capitale finanziaria situata nella regione di Mangystau, ricca di petrolio, e nella capitale amministrativa Nur-Sultan. Qui le proteste sono state più violente, con la polizia che ha sparato gas lacrimogeni e granate stordenti per disperdere la folla. Il provvedimento resterà in vigore dal 5 al 19 gennaio, secondo quanto riportato dal sito presidenziale, e prevede anche il coprifuoco dalle 23 alle 7. Tokayev in giornata si era rivolto alla popolazione con un video pubblicato su Facebook per chiedere il ritorno alla calma. “Non cedete alle provocazioni – aveva detto – Non ascoltate chi vi incita ad assalire gli edifici del governo. Si tratta di un crimine per il quale sarete puniti“. Il ministero dell’Interno in un comunicato ha affermato che i dimostranti hanno “ceduto alle provocazioni” e che “gruppi di cittadini hanno bloccando le strade ed hanno bloccato il traffico, turbando l’ordine pubblico”. E aveva poi smentito le notizie riguardo a una sua possibile fuga dal Paese, rilanciando con la promessa di un pacchetto di riforme a breve.

Secondo quanto denunciato dal gruppo di monitoraggio web NetBlocks su Twitter, il governo ha scelto di ricorrere al blackout di Internet per oscurare tutto ciò che sta accadendo nel Paese: “Il Kazakistan sta attualmente vivendo un blackout di Internet a livello nazionale dopo una giornata di interruzioni di internet mobile” e altre “restrizioni parziali”, ha affermato l’ong annunciando che questo “potrebbe limitare gravemente la copertura delle proteste antigovernative che si stanno intensificando”. Una mossa che potrebbe precedere una pesante repressione da parte delle forze militari, dato che il presidente Tokayev ha promesso una risposta “dura” ai disordini in corso nel Paese: “Come presidente, sono obbligato a proteggere la sicurezza e la pace dei nostri cittadini, a preoccuparmi dell’integrità del Kazakistan”, ha detto alla televisione kazaka e aggiungendo che intende “agire nel modo più duro possibile”.

Nella mattinata di mercoledì, il sindaco di Almaty, Bakytzhan Sagintayev, aveva assicurato che “la situazione nella città è sotto il controllo delle autorità. Dietro ai tentativi di destabilizzazione e le azioni estremiste ci sono provocatori dall’interno e dall’esterno. Le forze dell’ordine stanno adottando le misure necessarie per stabilizzare la situazione, preservare la sicurezza, la pace e la calma”. Ma poco dopo i dimostranti hanno fatto irruzione nel municipio occupando anche il suo ufficio, con spari uditi nelle vicinanze e fumo che si leva dall’interno della struttura, secondo quanto riferisce il corrispondente della testata filo-russa Sputnik. Mentre Russia Today riferisce che altri manifestanti hanno preso il controllo dell’edificio del Comune di Aktobe.

Il risultato dell’intervento delle forze dell’ordine sono stati almeno 200 arresti e 95 agenti feriti negli scontri, tanto che oggi il capo dello Stato non ha potuto far altro che prendere in mano la situazione e cercare di calmare le manifestazioni accettando le dimissioni del governo che, adesso, è in mano al vicepremier Alikhan Smailov che ricoprirà il ruolo di leader fino alla formazione del nuovo esecutivo.

Le proteste hanno preso di sorpresa anche i vertici delle istituzioni, visto che manifestazioni del genere sono senza precedenti in un Paese autoritario come il Kazakistan, dove la Presidenza controlla ossessivamente e reprime duramente ogni forma di dissenso o insurrezione. Ma le persone in piazza sono aumentate rapidamente dopo le proteste iniziate prima a Janaozen, nell’ovest del Paese ricco di risorse naturali, per poi estendersi alla grande città di Aktau, sulle rive del Mar Caspio. Sulla vicenda si è espressa anche la Casa Bianca, che ha chiesto di protestare con “moderazione”.

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