Sergio Mattarella ha scelto una location dal nome evocativo per quello che dovrebbe essere il suo ultimo discorso di fine anno. Alle 20 e 30 il presidente della Repubblica si rivolgerà agli italiani parlando dalla Palazzina del Fuga, che prende il nome da Ferdinando Fuga, l’architetto fiorentino che ne curò la progettazione e costruzione tra il 1730 e 1732. E’ l’ala che va a chiudere la “manica lunga” del palazzo del Quirinale: chi ha familiarità dei luoghi la chiama semplicemente la Palazzina. E’ qui che Mattarella ha tenuto il suo discorso di fine anno nel 2018. Eletto nel 2015, il presidente ha poi cambiato location praticamente ogni anno. Per l’ultimo intervento del suo settennato, dunque, il capo dello Stato ha deciso di tornare in una cornice più istituzionale anche se la natura del discorso, come racconta Repubblica, sarà volutamente informale. Il presidente parlerà dallo studio della Palazzina del Fuga, ma visto con le spalle al giardino.

Chiaramente l’intervento di Mattarella sarà ascoltato con attenzione doppia dalla politica per capire se, tra le righe, il dodicesimo presidente possa celare una qualche apertura alla disponibilità di rielezione. Ipotesi che al momento ha probabilità prossime allo zero. Mattarella, come ha detto più volte, intende concludere il suo mandato come da programma il 3 febbraio del 2022. Resta da capire, dunque, se l’inquilino del Colle pronuncerà con ancora più chiarezza – se ce ne fosse bisogno – la sua ‘indisponibilità’ al bis.

Quello di stasera, dunque, sarà l’ultimo discorso di una tradizione ormai storia. Una consuetudine inaugurata nel 1949 con il primo discorso di Luigi Einaudi, ma non dettata dalla Costituzione che prevede, invece, per il capo dello Stato le sole comunicazioni alle Camere. Nessun messaggio per Enrico De Nicola, che ricopre l’incarico per 5 mesi. Einaudi, come ricorda Donatella Di Nitto in un servizio dell’agenzia LaPresse, lancia dunque l’appuntamento con un messaggio stringato e formale, lontano dai discorsi che oggi hanno un sapore più colloquiale e diretto, per entrare nel cuore dei cittadini. “Nel rigoglio di intimi affetti suscitato da questa trasmissione mi è caro interpretare con la mia parola il fervore di sentimenti che, come sulla soglia di ogni anno, cosi nell’attuale vigilia tutti ci accomuna in un palpito di mutua comprensione e di fraterna solidarietà”, sono le prime parole. Un nuovo anno “per tutti foriero almeno di talune fra le soddisfazioni desiderate”, con l’auspicio di “confortarsi di una atmosfera di pace in cui sia a tutti dato di realizzare nuove tappe sulle vie del civile progresso”, dice Einaudi.

Il primo discorso registrato è invece nel 1950 dalla Incom (Industria Corti Metraggi Milano), indirizzato uno agli italiani in Italia e uno a quelli all’estero. La tv invece trasmette il primo messaggio agli italiani nel 1954, con Einaudi che, sempre in stile stringato e ancora molto istituzionale, invoca una “patria vieppiù impegnata nella vasta opera di perfezionamento e di sviluppo del comune patrimonio di beni morali e materiali”. Tra i più importanti di sempre, per valore politico e carica emozionale, quello di Sandro Pertini a pochi mesi dall’uccisione di Aldo Moro l’8 maggio del 1978. “Italiane e italiani, vi confesso che non volevo introdurmi nell’intimità delle vostre case in questo giorno in cui festeggiate il sorgere dell’anno nuovo, ma il mio silenzio sarebbe stato male interpretato”, esordisce il capo dello Stato. E poi le parole più dure quando, uscendo dalla sacralità del suo ruolo, Pertini ammette: “Bisogna riconoscere con franchezza che non siamo sufficientemente attrezzati per affrontare il terrorismo“. Impressi nella memoria degli italiani i tre minuti pronunciati da Francesco Cossiga nel 1991. E’ l’ultimo discorso e il presidente Picconatore spiega agli italiani perché non aveva voglia di dire niente. L’anno successivo Oscar Luigi Scalfaro, neoeletto, segna un punto nella storia dei discorsi di fine anno, abbandonando lo stile ingessato e avvicinandosi ai cittadini: “Buona sera a tutti, Buon anno! È l’augurio, il primo mio augurio; mi emoziona nel presentarlo, quasi lo vedessi partire da me e giungere a voi, a tutti voi: a chi lo accoglie con bontà, e gli sono grato… a chi non lo gradisce, ed io me ne scuso”. Sempre di Scalfaro la novità, nel 1998, di cambiare location. L’inquilino del Colle parla agli italiani da un salottino del Quirinale, e non dalla solita scrivania del suo ufficio. Lo stesso ha fatto Mattarella nel suo settennato: nei primi discorsi ha abbracciato la tradizione, parlando agli italiani dalla scrivania, poi su una poltroncina all’angolo dello studio e infine lo scorso anno con alle spalle il cortile d’onore del Quirinale. Anche l’attuale presidente sposa la formula stringata e senza fronzoli, premiata negli anni dagli italiani con un record di ascolti nel 2020 di oltre 15 milioni di spettatori davanti alla tv. Il discorso di fine anno più seguito dal 1986, da quando iniziarono le rilevazioni auditel.

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