È stato un Natale di lotta quello degli oltre 600 dipendenti dello stabilimento Speedline di Santa Maria di Sala, nei pressi di Venezia. La fabbrica produce cerchi in lega per auto e veicoli commerciali ed è parte del gruppo svizzero Ronal che in Italia possiede anche un sito in provincia di Bergamo e uno a Maestrino (Padova). Ronal ha 13 siti di produzione nel mondo con 8mila addetti e produce oltre 21 milioni di ruote all’anno.

Il gruppo è intenzionato a delocalizzare in Polonia la produzione che oggi avviene a Venezia. Da giorni è in corso un sit-in davanti all’azienda che dovrebbe durare per tutte lo festività. Nel solo giorno di Natale 200 persone si sono riunite ci cancelli della fabbrica, mobilitazione che sta raccogliendo molte attestazioni di solidarietà tra la popolazione locale.

Il gruppo Ronal non sembra però intenzionato a smuoversi e in questi mesi non ha mostrato un atteggiamento particolarmente collaborativo. Lo scorso 10 dicembre, anzi, l’azienda non si è neppure presentata al ministero dello Sviluppo economico per partecipare al tavolo sulla crisi. Al momento la società svizzera ha soltanto accettato di rimandare l’avvio della procedura per i licenziamenti. Dei 620 dipendenti coinvolti, un centinaio sono interinali. Ai lavoratori a rischio vanno aggiunte le circa 200 persone che lavorano nell’indotto.

“L’assenza di misure di sostegno all’industria in transizione dell’automotive e all’acquisto di veicoli a basse e zero emissioni nella Legge di Bilancio, è l’ennesimo segnale negativo che il Governo ha scelto di abbandonare il settore nel momento più critico”. Lo dichiarano in una nota congiunta Michele De Palma segretario nazionale Fiom-Cgil e responsabile automotive e Simone Marinelli, coordinatore nazionale automotive per la Fiom-Cgil, facendo riferimento anche al caso Speedline oltre che a Gkn, Caterpillar e Stellantis.

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