La statistica è ferma a ottobre eppure dice che già dopo i primi dieci mesi dell’anno i morti sul lavoro hanno già superato la soglia di mille. A questa serie apparentemente inarrestabile con una media di 3 vittime al giorno, seguita ogni volta dai corifei della politica che si dispiace sempre tanto, mancano ancora le decine di vittime degli ultimi due mesi. E tra questi i 12 morti tra giovedì e sabato scorso. L’ultima strage dell’ultimo sabato prima di Natale ha le facce di Roberto Peretto, 52 anni, Marco Pozzetti, 54, e Filippo Falotico, solo 20, tutti operai che stavano lavorando su una gru per i lavori di rifacimento della facciata di un palazzo in centro a Torino. “I cantieri edili sono come il far west” ha detto ieri il segretario della Cgil Maurizio Landini. E oggi il direttore dell’ispettorato nazionale del lavoro Bruno Giordano aggiunge, intervistato dal Tg3, un altro numero che tinge con un’altra mano di nero questa vicenda dolorosa: 9 imprese edili su 10, dice, non sono regolari. E’ un numero ancora parziale, spiega, frutto di un’attività di vigilanza iniziata solo da qualche mese. “Le risorse sono sufficienti – sottolinea – ma occorre il coordinamento degli organi di vigilanza per intervenire nella prevenzione e nella repressione delle violazioni in materia di sicurezza”. Nelle statistiche che si fermano ad ottobre i morti sul lavoro nel settore dell’edilizia sono un decimo (98 su 1017), poco dietro – tra gli ambiti più rischiosi – ci sono trasporti e logistica.

A Torino, sull’asfalto della strada del quartiere Nizza Millefonti, ci sono ancora i teli dorati che ieri erano stati utilizzati per coprire i corpi di due degli operai morti nell’incidente del crollo della gru (il terzo è deceduto dopo il trasporto in ospedale). I vigili del fuoco hanno svolto su indicazione della procura di Torino un sopralluogo nel tratto di via Genova in cui è avvenuto il disastro. Gli operatori, avvalendosi anche di un drone, hanno filmato la zona. Il sindaco Stefano Lo Russo ha proclamato il lutto cittadino nel giorno dei funerali con l’esposizione della bandiera civica a mezz’asta”. Alla Stampa spiega che la città è “ferita, profondamente scossa. Torino è un simbolo: dell’industria, delle tragedie sul lavoro e della sensibilità, anche nella magistratura, verso questi temi. Il ricordo della ThyssenKrupp è quantomai vivo, ha segnato profondamente la città, l’ha resa estremamente sensibile”. “Serve un intervento incisivo per tutelare la sicurezza di chi lavora, i prossimi mesi saranno un banco di prova molto impattante” aggiunge riferendosi anche agli incentivi come il Superbonus. Sulla sicurezza nei cantieri “c’è molto da lavorare – spiega – anche perché ci attende una stagione di grandi investimenti infrastrutturali legati ai fondi del Recovery. Su questo fronte sicurezza dei lavoratori, legalità e prevenzione delle infiltrazioni criminali devono essere le priorità assolute”.

Per tutto questo il segretario generale della Cisl, sempre alla Stampa, dice che le misure messe in campo dal governo Draghi sulla sicurezza del lavoro sono solo un primo passo. “Per fermare questa lunga scia di sangue – aggiunge – bisogna rafforzare le misure di contrasto, già deliberate dal Governo, servono misure repressive, più controlli, più medici del lavoro. E le imprese non possono considerare la sicurezza soltanto un costo”. Per Sbarra, “è evidente che c’è un problema di controlli e di ispezioni che non sono oggi sufficienti a garantire la sicurezza nei cantieri, tanto più in una situazione di forte ripresa del settore dell’edilizia. Molte imprese utilizzano in maniera discutibile, a volte selvaggia, il sub appalto e spesso chi subentra applica la logica del massimo ribasso a discapito della sicurezza, della prevenzione, del rispetto dei contratti. È un sistema che va cambiato profondamente. Anche per questo chiediamo la patente a punti e un’azione di prevenzione concreta a cominciare dai luoghi di lavoro più a rischio”. “Occorre assumere più ispettori e medici del lavoro per rafforzare le verifiche, la piena applicazione della normativa sulla sicurezza. Poi è necessario un forte investimento sulla formazione, a cominciare dalle scuole e più prevenzione, per far crescere la cultura della sicurezza che è anche cultura della legalità. Scontiamo su questo un abissale ritardo” conclude poi il sindacalista.

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