Sono le 18.30 di una fredda serata di dicembre. La temperatura sfiora gli zero gradi e decine di agenti della polizia locale iniziano a bloccare l’accesso ai tunnel dietro la stazione Centrale di Milano. Si tratta degli attraversamenti stradali che passano sotto i binari della ferrovia, utile snodo per il traffico cittadino e, ormai da tempo, uno dei ripari preferiti dei senza fissa dimora che trovano protezione dalla pioggia e dalle intemperie del rigido inverno milanese. L’arrivo delle volanti giovedì sera segna l’inizio dell’operazione di sgombero degli accampamenti di fortuna presenti nei 4 tunnel (Mortirolo, Zuccoli, Lumiere, Lunigiana).

Un intervento durato diverse ore: i senza fissa dimora vengono invitati a recuperare i beni essenziali e a trasferirsi, per la notte, nel più vicino dormitorio attivato dal Comune con il “Piano freddo”. L’imperativo è uno: da lì devono andare via. Tutto quello che rimane (materassi, coperte, sacchi a pelo e altri oggetti) viene smaltito e portato via dagli operatori e dai mezzi dell’Amsa. In piena notte l’operazione è conclusa, i sottopassi sono vuoti e puliti e le persone senza fissa dimora sparite.

La notizia però si diffonde, alcune associazioni denunciano sui social quanto accaduto: “Polizia e Amsa si mobilitano per buttare le coperte, i materassi e le tende dei senzatetto della città. Quindi è questa la Milano inclusiva di cui tanto ci si vanta?”, scrive su Facebook l’associazione Mutuo Soccorso, una delle più attive in città nel sostegno di chi vive per strada. La polemica è aperta. Poche ore dopo l’assessore alla sicurezza del Comune usa lo stesso mezzo per chiarire il punto di vista dell’Amministrazione: “Bivaccare sotto i tunnel non è umano e decoroso, è anche molto rischioso. Spesso si generano episodi di violenza. Meglio dormire nelle accoglienze, a partire da quelle a bassa soglia come il mezzanino”, scrive su Facebook l’assessore Marco Granelli che ha coordinato l’operazione. “Questo intervento del Comune di Milano con Polizia Locale, Servizi sociali con le unità mobili del piano freddo, ha evitato a numerose persone che ogni notte dormono nei tunnel una situazione inaccettabile”, aggiunge.

E qui arriva la prima contestazione delle associazioni. “Passavo per caso nei pressi di uno dei tunnel e ho assistito a tutto. C’erano 40 agenti e un funzionario dell’assessorato alla sicurezza”, racconta al FattoQuotidiano.it uno dei volontari di Mutuo Soccorso: “Quando abbiamo chiesto dove fossero gli assistenti sociali ci ha risposto, allargando le braccia, che li stavano aspettando”. “Arriveranno solo dopo un’ora e mezza” quando quasi tutti i senza fissa dimora erano già andati via. “Molti di loro sono migranti irregolari e, alla vista delle forze dell’ordine, sono scappati via per paura di finire in un centro di rimpatrio”, aggiunge. “Il fatto che gli assistenti sociali siano arrivati con un’ora e mezza di ritardo è una prova del fatto che quello non era un intervento per la dignità dei senzatetto, ma solo un’operazione di sicurezza pubblica per ripristinare il decoro di un’area centrale di Milano”, commenta. Tutto questo mentre la polizia locale diffidava i presenti a scattare foto e video (e, proprio per evitare problemi, il volontario di Mutuo Soccorso ha chiesto di omettere il suo nome).

Non è stato un intervento di sgombero”, replicano dall’ufficio stampa dell’assessore Granelli: “La polizia locale è intervenuta anche per la sicurezza di queste persone. È stato detto loro che ci sono dei posti nel Comune dove andare a dormire. Se volete andate lì, se non volete vi chiediamo comunque di allontanarvi. Non vi è stata nessuna costrizione”. Subito dopo è partito l’intervento di smaltimento e pulizia dell’Amsa. “A queste persone – ribattono da Mutuo Soccorso – è stato detto di portare via quello che volevano perché il resto sarebbe stato buttato, ma come potevano fare? Mica potevano chiamare l’amico con il furgone per portare via il materasso. Quella era tutta roba recuperata, loro non avevano altro”. Smaltiti tra i rifiuti anche le tende e gli accampamenti di chi non era presente, commentano dalle associazioni. “Ma se li lasciano lì nel corso della giornata forse vuol dire che per loro non sono elementi primari”, è la replica alla contestazioni dell’ufficio stampa. Sta di fatto che, alla fine, come rende noto l’assessore Marco Granelli, “nel mezzanino della stazione Centrale sono arrivate 30 persone alle quali, in questo modo, è stato evitato di passare la notte all’addiaccio ed è stata data una sistemazione dignitosa e un pasto caldo”.

Ma anche su questo punto arrivano altre critiche. “I dormitori di Milano sono una barzelletta, di quelle che non fanno ridere”, scrive Mutuo Soccorso: “Sono posti freddi, senza acqua calda, con letti pieni di cimici e liste d’attesa infinite. Ogni dormitorio ha una lista e chiamarli tutti ogni giorno, per scoprire se c’è posto è assolutamente disfunzionale per chi è in situazione di fragilità”. “Invece è dignitoso dormire per strada in mezzo alle macchine?”, replicano dall’ufficio stampa dell’assessore, sottolineando che si tratta di “posti riscaldati, con dei letti e non dei materassi per terra. Viene dato loro da mangiare e se hanno bisogno si possono lavare”. “Così come sono i dormitori non funzionano, per questo la gente preferisce dormire fuori sotto i ponti”, ci dice Roberto, un altro membro di Mutuo Soccorso: “Queste strutture dovrebbero essere meglio organizzate, con più posti e meno concentrati. Queste persone vanno seguite di più”. Dormitori che, ovviamente, sono aperti solo la sera: di giorno, anche nelle giornate fredde e piovose, le persone senza fissa dimora tornano per le strade di Milano. E alcuni di loro, da giovedì, hanno anche qualche coperta in meno per proteggersi dal freddo.

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