Il gruppo Électricité de France (Edf) precipita in borsa (- 15,8%) dopo che quattro reattori nucleari sono stati chiusi a causa di un difetto rilevato in una tubatura. Per ragioni di sicurezza sono stati fermati tutti gli impianti dello stesso tipo. È l’ultimo di una lunga serie di intoppi che sta complicando la vita della divisione atomica del gruppo. Lo stop ai reattori potrebbe tradursi in una minore produzione di energia stimata in 1 terawattora entro fine anno con un impatto significativo anche sui ricavi della società. I malfunzionamenti sono stati rilevati proprio mentre si entra nel periodo più freddo dell’anno e i prezzi dell’energia in Europa sono su livelli record. I reattori chiusi sono due a Civaux e due a Chooz, al confine con il Belgio, che utilizzavano la stessa tecnologia. Gli impianti di Civaux dovrebbero tornare operativi rispettivamente il 30 aprile e il 31 marzo, mentre quelli di Chooz il 23 gennaio. I quattro reattori sono stati costruiti negli anni ’90 e hanno una potenza di circa 1.500 megawatt ciascuno.

La Francia sta spingendo con vigore sull’Unione europea per promuovere lo sviluppo del nucleare. Parigi è riuscita ad ottenere che l’atomo venga incluso tra le fonti meritevoli di sussidi in ottica di transizione verde e quindi nel percorso di progressiva riduzione delle emissioni di Co2. La Francia ottiene circa il 70% dell’energia che consuma dalle sue 19 centrali nucleari che comprendono 56 reattori. Molte richiedono però importanti e costosi interventi di ammodernamento. Edf ha stimato che le una spesa finale si collocherà intorno ai 50 miliardi di euro. Ogni anno Parigi spende circa 7 miliardi di euro per gestire le scorie. Al momento l’energia prodotta dal nucleare è quella con i costi di generazione più elevati.

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