Il miglior metodo per scegliere i componenti del Consiglio superiore della magistratura? Secondo Federico Cafiero De Raho è il sorteggio. “Credo che una riforma sia necessaria e su questo sono tutti d’accordo. Penso però che la modalità più lineare e più obiettiva per comporre il Consiglio sarebbe quella del sorteggio, che esclude la possibilità di interferenze da parte di chiunque. Mi è chiaro che il quadro porta in altra direzione: si vuole modificare la situazione, ma non nella direzione del sorteggio“, dice il procuratore nazionale antimafia in un’intervista a La Stampa. “Continuo a pensare, però, che il sorteggio corrisponda esattamente alla capacità del magistrato medio. Non mi scandalizzerei, anzi credo che sarebbe la modalità attraverso cui escludere qualunque eccessiva interferenza o condizionamento“, continua Cafiero de Raho. Che è tutt’altro che una toga anti-correnti: storico esponente di Unicost, il suo nome compariva più volte nelle chat dell’ex leader del gruppo centrista Luca Palamara. I due erano stati in contatto in particolare mentre al Csm si votava per la nomina del procuratore di Napoli (qui De Raho venne sconfitto da Giovanni Melillo) e poi per la procura antimafia.

A favore del sorteggio sono anche alcuni consiglieri del Csm Nino Di Matteo e Sebastiano Ardita – e magistrati di Articolo 101, il gruppo nato in polemica con le correnti della magistratura. Nella riforma del Csm che vorrebbe varare la ministra Marta Cartabia, invece, modifica la legge elettorale esistente: al posto di un unico collegio nazionale ci sarebbero sette collegi più piccoli. Uno sarebbe riservato ai giudici di legittimità, due per i pubblici ministeri, quattro per i giudici. Il numero dei consiglieri togati sarebbe invariato: quindi per coprire 16 seggi ogni collegio elegge i due candidati più votati con preferenza unica. Gli altri due posti vengono scelti tra i migliori terzi classificati. Un meccanismo che ha provocato la reazione di Ardita e Di Matteo, secondo i quali la nuova norma “farà sparire ogni possibile opposizione allo strapotere delle correnti che sottometteranno definitivamente i magistrati liberi che sono la maggioranza. Sarebbe il trionfo del correntismo e del bipolarismo che provocherà ulteriori spaccature e conflitti”.

Riguardo alla legge, che entra oggi in vigore e impone regole più stringenti alla comunicazione dei magistrati, richiamati a tenere nella massima considerazione il principio di non colpevolezza del cittadino salvo sentenza definitiva, de Raho si dice “perfettamente d’accordo con i principi enunciati dalla direttiva europea. Bisogna escludere dalle nostre comunicazioni qualunque indicazione che possa far apparire come colpevoli i soggetti coinvolti in un’indagine”. “L’enfasi con cui certe indagini vengono rappresentate dalla stampa, rischia di diffondere nell’opinione pubblica la patologia del giustizialismo, la sollecitazione a una giustizia sommaria – sostiene ancora il capo dell’Antimafia – Probabilmente anche la stampa dovrebbe trovare un maggiore temperamento. Ed è vero che si assiste a volte al protagonismo di alcuni circoli mediatici ai quali non sono estranei gli stessi magistrati, che tendono alla costruzione di verità alternative, mediante la propalazione di elementi non sottoposti a valutazione”.

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