Una delle aree verdi rimaste tra Genova e Savona, uno degli ultimi presidi agricoli con vista mare della Liguria, rischia di essere rovinato per sempre da una colata di cemento che riporta indietro ai tempi delle speculazioni anni ’70. Lo scorso 23 novembre la giunta comunale del capoluogo, guidata dal sindaco Marco Bucci, ha approvato una variante al Piano urbanistico comunale (Puc) che permetterà di costruire sulla collina di Vesima, nel ponente genovese, un complesso di sessanta villette per un totale di diecimila metri quadri di cubature. Una delle cementificazioni peggiori della storia della Liguria, tanto da diventare un caso nazionale. Che potrebbe non fermarsi qui. “La variante al Puc nasce in relazione a Vesima, ma la delibera riguarda tutta la città”, spiega al fattoquotidiano.it Rita Bruzzone, consigliera del Pd nel municipio VII. Pertanto, “tutte le zone agricole di Genova potranno subire speculazioni edilizie in virtù di questa variante che vuole trasformare l’indice di edificabilità agricolo in residenziale”. È proprio per questo che la giunta Bucci ha dovuto raccogliere il parere di tutti e nove i municipi di Genova. E in ben sei casi il verdetto è stato negativo. “Qualcosa vorrà pure dire. Nel nostro municipio persino i tre consiglieri della Lega, che governa insieme a Bucci, si sono astenuti”, dice Bruzzone.

Cementificazione e dissesto – Il proprietario della collina è il marchese Giacomo Cattaneo Adorno, imprenditore già noto alle cronache giudiziarie per aver beneficiato di un indulto che lo ha riportato a Genova dalla latitanza in Brasile, dopo una condanna a quattro anni per concussione. E padrino di molti ecomostri, uno fra tutti il monoblocco di cemento sulla spiaggia di Marina Grande ad Arenzano. “Cattaneo alla Vesima ha un territorio di 150 ettari. Col Puc vigente potrebbe edificare solo per 200 metri quadri a uso agricolo: grazie alla variante, invece, disporrà di 6500 metri quadri di nuove residenze a cui si aggiunge il recupero dell’esistente con un incremento del 20%, così da arrivare a circa 10mila mq di residenza”, spiega ancora la consigliera. C’è da precisare che 65 ettari del suo territorio sono in grave dissesto e non edificabili, a causa di “due frane attive, acque non regimentate dei torrenti e un tratto di fuoco, ossia un’area nella quale è interdetto costruire per via di un incendio devastante di qualche anno fa”. Le villette sorgeranno sul versante di ponente della collina che guarda verso rio Lupara. Il territorio in dissesto “resterà una bomba ecologica a pendere sulla sicurezza degli abitanti della Vesima visto che il proprietario non ha fatto sapere di volerlo mettere a posto”.

La truffa delle etichette – E non c’è solo il danno, ma anche la beffa. “Cattaneo si presenta come imprenditore agricolo, non come immobiliarista”, spiega Bruzzone. “Vende la propria iniziativa come un progetto di “agricoltura 4.0“, ma non esiste alcun vincolo di utilizzo delle nuove residenze da parte di imprenditori agricoli professionali. E fa riflettere il fatto che fino adesso abbia negato l’affitto di alcuni terreni a giovani contadini e non abbia coinvolto nel progetto nessuna delle cinque aziende agricole che già operano alla Vesima”. L’interesse del marchese per l’agricoltura, peraltro, sarebbe una vera novità. “È dal 1983 che Cattaneo cerca di ottenere questa variante, mandando via tutti i contadini dalla collina con un’operazione molto furba, trasformando i contratti agricoli in contratti di residenza a equo canone”, ricorda la consigliera. Molti vesimini ancora ricordano quello sfratto che allontanò in lacrime e con la forza pubblica ventuno famiglie. Dopo decenni di pressioni senza successo sulle giunte di centrosinistra, ora che a Genova governa il centrodestra Cattaneo ottiene quello che ha sempre desiderato: e non sono in pochi a sottolineare i numerosi ammiccamenti tra le due parti. “È un dato pubblico tra i finanziatori della manifestazione Genova Jeans (una controversa kermesse voluta da Bucci a settembre, ndr) compare proprio Cattaneo Adorno”, dice ancora Bruzzone.

I prossimi passi – Nonostante l’ok del Consiglio comunale, la battaglia non si ferma. Ora la palla passa agli enti sovraordinati – Regione Liguria, Città metropolitana e Soprintendenza per le belle arti e il paesaggio – in cui ripone le proprie speranze il Comitato per la salvaguardia della Vesima. L’iter di approvazione prevede che la variante sia sottoposta alla Vas (Valutazione ambientale strategica), una fase che comprende audizioni di cittadini e comitati. “L’assessora all’Urbanistica, Simonetta Cenci, ha fatto sapere di essere aperta a modifiche. Noi come comitato parteciperemo a tutte le audizioni possibili cercando di far capire che la Vesima deve rimanere presidio agricolo, non accettiamo compromessi”, chiarisce la portavoce del Comitato, Elena Parodi, cresciuta in questa valle. “Qui manca l’allacciamento all’acquedotto comunale, alla rete fognaria e alla rete del gas. È vergognoso che questi servizi essenziali, che dovrebbero essere garantiti dall’amministrazione comunale a prescindere, vengano fatti passare come fossero degli oneri di urbanizzazione o delle servitù che gli abitanti avranno se passerà la variante”.

Un paesaggio da tutelare – A far sperare il Comitato è soprattutto il responso della Soprintendenza, visto che sulla carta non sono pochi i motivi culturali per difendere Vesima. In pochi, anche tra i locali più autoctoni, sanno che alle spalle della popolare spiaggia del quartiere c’è una valle dalla storia millenaria, attraversata dall’antica via romana su cui hanno camminato personaggi storici da Napoleone a Sant’Eugenio. “Vesima è rimasta intatta dal 1600: nella propria valle conserva tre ponti romani, una badia del 1155, con un’acquasantiera bizantina, un monastero-villa patronale e un antico ospitale”, racconta la consigliera Bruzzone. E il tema è arrivato anche in Consiglio regionale: “Abbiamo chiesto insieme agli altri gruppi di opposizione che venga istituita una commissione in vista della Vas, alla quale inviteremo comitati e associazioni per conoscere i loro punti di vista”, spiega la consigliera regionale Selena Candia (Lista Sansa), tra le più attive sul fronte ambientalista. Che lancia l’allarme sull'”ulteriore pericolo” del Piano territoriale regionale in via di approvazione, in cui “si prevede che in tutto il territorio agricolo della Regione sia possibile costruire nuovi manufatti di circa 200 metri quadri senza che abbiano un vincolo sulla destinazione d’uso. Uno strumento che inciderà nei decenni sul territorio”.

AGGIORNAMENTO

Per completezza dell’informazione, evidenziamo che Giacomo Cattaneo Adorno ha ottenuto l’estinzione della pena – di cui si fa cenno nell’articolo – in seguito all’esito positivo dell’affidamento in prova ai servizi sociali, nonché, nel 2015, la riabilitazione, concessa dal Tribunale di Sorveglianza di Torino.

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