Quando ci ricevette nello studio Mbm, in uno dei quattro angoli della Plaça Reial, mostrò un sorriso stanco e una curiosità accesa. Oriol Bohigas, un punto fermo dell’architettura e della cultura spagnola, voleva capire cosa fosse accaduto nella “sua” Salerno, una città che negli anni ’90 l’aveva “ingaggiato” come urbanista per realizzare un obiettivo alto: ridisegnare l’urbe e lanciare la città tirrenica verso una dimensione più aperta, seguendo, ove possibile, le tracce di una metropoli come Barcellona.

Era l’autunno del 2009, Salerno viveva la stagione dell’opposizione civica al Crescent, il simbolo della speculazione edilizia calata dall’alto, con l’allora sindaco Vincenzo De Luca che, di quel progetto – firmato da un altro catalano, Ricardo Bofill – ne fece bandiera.

Bohigas ci confessò di non capire le forme postmoderne dell’edificio, faceva fatica a cogliere la funzione di un enorme edificio privato in uno degli angoli più pregiati e delicati della città. Lui, che in quel luogo aveva previsto una “piazza di relazione”, una struttura ricettiva di segno moderno e spazi verdi proiettati verso il mare. In questi giorni, ricordando il grande urbanista catalano, Fausto Martino, salernitano, già Soprintendente di Cagliari e in quegli anni assessore all’urbanistica, ha aspramente criticato l’attuale sindaco della città campana Enzo Napoli che aveva celebrato il segno lasciato in città da Bohigas. Un segno in verità del tutto sbiadito – denuncia Fausto Martino – stravolto dalle logiche locali e dalle scelte speculative.

Bohigas non era estraneo alla politica: non è stato solo un architetto ma anche un intellettuale che ha toccato il cuore pulsante della società catalana. Un urbanista che ha esaltato la responsabilità sociale di quel ruolo, perché, amava ripetere, un architetto urbano è un organizzatore che deve assorbire tutte le esigenze di una comunità, i flussi di circolazione, la produzione comune, le necessità intellettuali e sociali. Non a caso, già in pieno franchismo, in una lettera indirizzata alla commissione urbanistica della sua città, osava sostenere: “Ser urbanista es empezar ya a ser socialista”.

Viene ricordato come il protagonista della Barcellona moderna, come il professionista che, più di altri, fu interprete del Modelo Barcelona, quel movimento di progresso che conferì un volto nuovo alla Ciutat Vella e al Poblenou, aprendo al mare una città che storicamente dava le spalle alla sua linea di costa. Apertura che si completerà col Port Olímpic, epicentro dei Giochi olimpici del 1992, ancora oggi considerati come l’edizione che ha maggiormente inciso nello sviluppo della città organizzatrice. Lo aveva intuito quando il Cio assegnò i Giochi alla capitale catalana, scrivendo un’appassionata lettera al sindaco Pasqual Maragall per ringraziarlo, da cittadino, per quell’illusione di modernità che si schiudeva dinanzi agli occhi della città. Ora che è tempo di ricordare la figura del grande architetto, l’ex sindaco Maragall pubblica sul suo sito un omaggio a Bohigas, un’accorata lettera del 2006 con la quale richiama la condivisa soddisfazione per quei piccoli interventi che fecero cambiare pelle ad angoli del Raval o della Ribera. E le accese polemiche tra i due sul Museo de Arte de Cataluña, ai piedi del Montjuïc, con Bohigas che difese strenuamente il progetto di Gae Aulenti.

Un architetto con visione, insomma, ma quando occorreva fiero polemista. Definì i lavori di completamento della Sagrada Familia come la vergogna mondiale dell’architettura, le geniali linee della cattedrale di Gaudí snaturate da un progetto che è “una povera imitazione” del lavoro avviato nel 1882. Del programma originale dell’opera si conservano in effetti pochi bozzetti: le scarse giustificazioni sociali, artistiche e pastorali dell’ultimazione furono evidenziate in una famosa lettera del 1965 al foglio La Vanguardia, sottoscritta, con Bohigas, anche da Miró, Zevi e Le Corbusier.

In quella piovosa sera d’autunno, prima di congedarsi da noi, l’architetto della modernità permanente scostò la tenda sull’ampia vetrata dello studio, e ci mostrò con orgoglio la Plaça dall’alto, indicando con un gesto lieve l’armonia architettonica delle arcate. Una piazza sontuosa, con altissime palme al centro, a consolidarne il carattere.

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