La Commissione europea ha deciso di portare avanti la procedura di infrazione contro l’Italia in quanto il paese non ha imposto penalità per la violazione delle norme Ue che vietano dispositivi di manipolazione delle emissioni auto. L’Italia, riconosce Bruxelles, ha disposto il ritiro obbligatorio dei veicoli con software e altri sistemi di manipolazione delle emissioni, ma non ha applicato sanzioni. Il 17 maggio 2017 la Commissione ha quindi avviato una procedura di infrazione contro Roma. Oggi, l’Esecutivo Ue ha reso noto di aver inviato una richiesta di parere motivato che contraddistingue la seconda fase della procedura di infrazione. La questione dei software utilizzati per truccare i dati sulle emissioni dei motori a gasolio è esplosa nel 2015 dopo che l’Agenzia statunitense per l’ambiente rilevò l’impiego di questi sistemi da parte del gruppo tedesco Volkswagen. Lo scandalo si è poi esteso a molti produttori europei, inclusa Fca.

Lo scorso settembre la Commissione europea ha invitato la casa automobilistica tedesca a risarcire tutti i suoi clienti per i danni procurati dalla vicenda. Bruxelles, infatti, ritiene che le pratiche commerciali di Volkswagen abbiano “ingannato gli acquirenti”, violando le normative comunitarie sulla tutela dei consumatori. Ieri si è saputo che la procura di Francoforte indaga contro un dipendente non identificato dell’ex gruppo Psa, ora Stellantis, nell’ambito del procedimento sul dieselgate. Secondo quanto riportato dalla testata tedesca Wirtschatftswoche le manipolazioni riguarderebbero i motori Suv dei marchi Mitsubishi, Peugeot e Citroen. I dispositivi di controllo, riporta Dpa, si dice provengano dal fornitore Continental, dove due ex dipendenti sono sospettati di aver aiutato e favorito la frode.

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