Nel giorno in cui il Friuli Venezia Giulia diventa “zona gialla”, con l’inasprimento delle misure anti-Covid, da Trieste trapela la notizia di un secondo licenziamento tra i portuali che negli ultimi due mesi hanno dato vita alle manifestazioni no-Vax. Il primo aveva riguardato l’ex pugile Fabio Tuiach, ex leghista e consigliere comunale, poi passato con Forza Nuova. Il nuovo provvedimento colpisce Antonino Rizzo che è stato uno dei protagonisti della mobilitazione che ha avuto in ottobre quale epicentro le banchine dello scalo giuliano, per poi trasferirsi nella piazza Unità d’Italia, cuore di Trieste. È il braccio destro di Stefano Puzzer, il leader delle proteste, che sta girando l’Italia partecipando agli appuntamenti no-Vax.

I responsabili della Compagnia del Lavoro Portuale non confermano, per ragione di privacy, l’esistenza della lettera di licenziamento. A dare la notizia è stato il quotidiano Il Piccolo, secondo cui le contestazioni riguarderebbero sia la presenza alle manifestazioni in coincidenza con un permesso di malattia, sia le minacce che sarebbero state rivolte a Francesco Mariani, direttore dell’Agenzia del Lavoro Portuale. “In porto – ha dichiarato Rizzo al quotidiano triestino – accadono decine di reati e non ci sono controlli, ma licenziano me che lavoro da 30 anni. Ho dato tutto in mano agli avvocati. Ad ogni azione corrisponde una reazione”.

All’inizio di novembre, quindi tre settimane dopo il corteo del 15 ottobre, Mariani aveva dichiarato: “Sono ben 11 i lavoratori portuali triestini che sono a casa con il Covid. Una cifra del genere non si era registrata neppure ai tempi del lockdown. È una concentrazione pari al 5% di tutti i lavoratori”. Le cause? “Sicuramente le manifestazioni e l’aver partecipato a quelle manifestazioni. Mi vergogno e soffro per i miei portuali che vengono portati in giro per le piazze come la Madonna di Medjugorje”. Una guerra aperta e un riferimento inequivocabile alla coppia Puzzer-Rizzo.

Intanto nel porto decine di lavoratori sono con il fiato sospeso in attesa che la Commissione di garanzia sugli scioperi si pronunci sulla legittimità delle astensioni dal lavoro proclamate dal Clpt dal 15 ottobre in poi. Se sarà confermato il giudizio di irregolarità potrebbero arrivare numerose sospensioni a carico di chi ha partecipato a quegli scioperi e ha effettuato il presidio di fronte al varco 4. Tuiach era stato licenziato perché fotografato in prima fila nei giorni in cui risultava malato dopo aver presentato un certificato medico.

Rizzo è meno conosciuto di Puzzer, ma ha rilasciato numerose interviste e partecipato a dirette social assieme all’ex leader dei portuali. Con Puzzer è, inoltre, portavoce del Coordinamento resistenza porto Trieste, un piccolo gruppo che si è costituito sulla scia delle proteste di ottobre. È Rizzo che tiene i rapporti con altri gruppi di portuali che si oppongono al green pass ed è stato uno degli organizzatori di un corteo che alla fine di ottobre aveva come obiettivo quello di raggiungere il cancello d’ingresso allo stabilimento dell’Oleodotto Transalpino, che collega Trieste all’Europa centrale. Poi la manifestazione, su disposizione del Prefetto e del questore, era stata tenuta lontana dall’oleodotto, ma Rizzo aveva adombrato forme di sabotaggio per fare pressione sulla Germania affinché intervenisse con il governo italiano per far togliere l’obbligo di green pass per i lavoratori. Tra le molte dichiarazioni di Rizzo, ve ne sono alcune che richiamano il conflitto sociale, la “guerra fra governanti e popolo”, sostenendo che la lotta al sistema parte dai porti, a cominciare da quello di Trieste. Annunciando il corteo diretto verso l’oleodotto della Siot, i manifestanti avevano spiegato: “Non apparteniamo a nessuna sigla sindacale perché nessuna sigla ci ha mai coperto. Siamo contrari al Green pass, che non è una misura sanitaria, ma un obbligo sulle persone e a noi non piace vivere da schiavi”. Alcune dichiarazioni di Rizzo, registrate in un video, erano finite all’attenzione della Digos.

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