Ci sono fatti e opinioni. Si può dibattere su quali soluzioni applicare per mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici o su come affrontarli, ma non discutere il fatto che esistano e in quest’epoca siano frutto dell’azione dell’uomo. Eppure, il negazionismo climatico e l’incomprensione dei dati sul clima spesso genera caos ed entropia dove si insinuano estremismi politici e lobby d’interesse.

Tra gli altri, lo denuncia anche in uno studio recente l’IPPC (come riporta il magazine Anthropocene): gli scienziati usano un linguaggio poco familiare ed eccessivamente tecnico quando parlano di climate change e sostenibilità. Così, per la prima volta all’interno di un Master universitario in Italia, la Statale di Milano ha avviato il primo corso di Climate change and sustainability communication. Obiettivo: spiegare perché i pregiudizi ideologici possono ostacolare la comprensione delle problematiche climatiche e come superarli grazie ad un’azione comunicativa incisiva. Dato che il surriscaldamento globale è il problema più pressante per l’umanità, se buona parte di questa non lo comprende non è per mancanza di dati, ma per come questi sono rappresentati e trasmessi.

“L’edizione di quest’anno è stata strutturata dando spazio a contenuti nuovi, raccogliendo spunti dalla passata edizione e dalla realtà, con l’attenzione ad evitare approcci ideologici – spiega Sara Valaguzza, direttrice del Master – Quest’anno avremo un modulo dedicato ad approfondire come i pregiudizi giocano un ruolo significativo nella polarizzazione dei dibattiti pubblici sulle politiche del cambiamento climatico e come le convinzioni ideologiche creino disaccordo sulla percezione e sulle soluzioni per affrontare la crisi climatica”.

Si intitola Interdisciplinary Approaches to Climate Change for a Sustainable Growth (IACC) ed è il Master di secondo livello dell’Università degli Studi Milano che apre a marzo la sua seconda edizione. Un percorso interdisciplinare per integrare le professionalità della sostenibilità in una lente olistica: dall’ambito legale ed etico a quello comunicativo, dalle scienze alle politiche ambientali, dall’economia alla pianificazione urbanistica. “In due parole – continua la direttrice – le caratteristiche identitarie del Master IACC sono la libertà di pensiero e la trasversalità, sia delle tematiche che delle prospettive di ragionamento”.

Il corso sulle problematiche comunicative e i pregiudizi ideologici sul climate change non è la sola novità di questo percorso di studi rispetto ad altri sulla sostenibilità e i cambiamenti climatici, sia in Italia che all’estero. “Avremo un nuovo corso sul green procurement e sulle partnership per l’innovazione, che sono un argomento importante per comprendere come le procedure di gara pubbliche e i contratti che ne derivano possano essere luogo di valorizzazione dei target di sostenibilità anche in un’ottica di politica industriale – prosegue Valaguzza – Accanto ad alcuni nostri punti di forza, come il modulo sulle liti strategiche in materia ambientale e il rapporto tra diritti umani e ambiente, abbiamo anche deciso di introdurre una parte di approfondimento dedicato al rapporto tra scienza e politiche pubbliche, per tentare di comprendere meglio quale sia la gerarchia tra politica e scienza, e se comandi l’una o l’altra, seguendo un dibattito promettente anche alla luce delle posizioni diverse dei Paesi emerse nell’ambito della COP26”.

In partnership con atenei e centri di ricerca internazionali, la seconda edizione del Master IACC si svolgerà lungo 500 ore di lezioni e 120 di internship tra marzo e dicembre 2022. “È una creatura in evoluzione – conclude la direttrice – un progetto pensato per essere integrato con il mondo del lavoro, con quello della ricerca internazionale, con il dibattito scientifico e con la comunità sociale. È come una stanza aperta di pensiero e sperimentazione: dallo scorso anno sono nati un podcast, una serie di incontri pubblici e un volume tematico con contributi di studiosi da diversi paesi del mondo su cambiamento climatico e politiche di sostenibilità che sarà pubblicato a fine anno”.

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