In Spagna si torna a parlare dei crimini della dittatura franchista, che la Legge di Amnistia del 1977 ha di fatto impedito finora di indagare e giudicare. La proposta di una ‘Legge della memoria democratica’, portata avanti dalla maggioranza, punta a rinforzare la Legge sulla Memoria storica approvata nel 2007 dal governo del socialista Zapatero.

L’accordo tra i principali partiti di governo, Psoe e Unidas Podemos, non annulla né deroga la Legge di Amnistia, come invece vorrebbe fare Erc, un altro partito di coalizione; ma inserisce un emendamento che permette ai tribunali di interpretarla in maniera diversa rispetto a quanto fatto finora. Questa legge, infatti, viene considerata ancora oggi una pietra miliare per la Transizione alla democrazia, ma ha sempre ostacolato qualunque tentativo di rinvio a giudizio nei confronti dei collaborazionisti del regime. Solo nel 2010, con l’apertura di un fronte internazionale, il giudice Baltasar Garzon ha potuto spostare la sede delle indagini in Argentina e così iniziare ad investigare sui crimini commessi dal franchismo.

Lo spiraglio aperto dai due grandi partiti della maggioranza si richiama proprio all’esperienza del giudice Garzon, che venne indagato ma infine assolto dai tribunali spagnoli per aver considerato i delitti del franchismo come crimini contro l’umanità: in altri Paesi, per esempio la stessa Argentina, la giustizia si appella alla dottrina internazionale per questa categoria di reati. Perciò il testo dell’emendamento dichiara che “Tutte le leggi dello Stato spagnolo, inclusa la Legge di Amnistia 46/1977 del 15 ottobre, si interpreteranno e applicheranno in conformità col diritto internazionale convenzionale e consuetudinario e, in particolare, col Diritto internazionale umanitario, secondo cui i crimini di guerra, di lesa umanità, genocidio e tortura sono considerati imprescrittibili e non amnistiabili”. In questo modo si aprirebbe la strada all’investigazione delle persecuzioni avvenute nei quarant’anni di dittatura franchista: una svolta, se si tiene in considerazione anche il fatto che tra qualche mese la Corte Costituzionale spagnola cambierà la sua composizione verso una maggioranza progressista.

I partiti di destra sono insorti contro questa proposta di legge: secondo quanto dichiarato da Pablo Montesinos, vicesegretario della Comunicazione del Partido Popular, il principale partito di opposizione, questa mossa è pura tattica politica e “fa saltare gli accordi della Transizione”. Anche il segretario del partito, Pablo Casado, si oppone e rilancia con la proposta di una ‘Legge di concordia’, che “annullerà gli effetti della Legge sulla Memoria storica”, ma di cui non ha mai rivelato il contenuto. Dello stesso avviso la presidente della Comunità di Madrid Isabel Diaz Ayuso, che in una assemblea regionale ha ripreso i membri della coalizione progressista: “Se poteste, imporreste la Repubblica per decreto dando le spalle alle istituzioni, alla monarchia, all’unità della Spagna”, e l’ex leader del Pp José Maria Aznar, secondo cui la Legge di Memoria democratica “attiva i meccanismo dell’odio”, e pertanto “andrebbe subito soppressa”.

Vi sono comunque forti dubbi sull’efficacia dell’emendamento: se anche venisse approvato – dichiarano numerosi giuristi sul quotidiano spagnolo El Pais – questo non significa che si possano poi giudicare i reati del regime e condannare i pochissimi responsabili ancora in vita. Infatti la Legge di Amnistia ha estinto la responsabilità criminale dei delitti politici commessi prima del 1976. Esiste poi il principio di non retroattività: non sarebbe possibile applicare il diritto penale internazionale che li classifica come crimini contro l’umanità se all’epoca queste norme non erano ancora in vigore. Infine, i reati di lesa umanità non sono entrati nel Codice penale spagnolo fino al 2004, per cui la non retroattività si applicherebbe anche in questo caso.

Per evitare questo impasse, molte delle denunce per i fatti commessi durante il franchismo non invocano soltanto il principio di lesa umanità, ma anche altri sottotipi di reati, come la tortura, l’assassinio o l’arresto illegale, che esistevano anche durante la dittatura. In questo caso però, l’ostacolo maggiore sarebbe la prescrizione: secondo il tribunale supremo, infatti, tutti quei delitti rischiano di risultare ormai prescritti.

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